Successione aziendale in Italia: studio rivela predominanza maschile e sottovalutazione delle donne
Quick Look
Uno studio di I-Aer su 1.743 PMI familiari italiane evidenzia che l'81% delle successioni si affida ad "automatismi culturali" che escludono le donne, nonostante il loro ruolo centrale e migliori performance economiche (+6,13% fatturato annuo contro +5,32% per gli uomini).
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Why It Matters
Uno studio di I-Aer su 1.743 PMI familiari italiane rivela che l'81% delle successioni si basa su "automatismi culturali" che non prevedono il passaggio del timone a una donna. Nonostante il 93% riconosca il ruolo centrale delle donne, il 43% le percepisce inadeguate alla gestione del rischio.
‘Del doman non c’è certezza’, recitava Lorenzo il Magnifico. Figuriamoci del piano di successione alla guida di una tipica azienda familiare italiana che, in 8 casi su 10 (81%), si affida ad ‘automatismi culturali’ che non prevedono il passaggio del timone a una donna. A evidenziarlo uno studio condotto da I-Aer (Institute of Applied economic research) che ha coinvolto un campione di 1.743 Pmi familiari italiane con più di 20 addetti e un giro d’affari annuo compreso tra 10 e 30 milioni di euro.
In particolare, nonostante il 93% dei rispondenti riconosca alle donne un ruolo centrale nei valori oltre che nella tenuta relazionale dell’azienda, il 43% percepisce ancora la leadership femminile come inadeguata alla gestione del rischio. “Quando la successione non viene progettata, il successore naturale continua a essere immaginato al maschile - commenta Fabio Papa, direttore scientifico di I-Aer - Il problema non risiede, peraltro, nella presunta mancanza di competenze del ‘gentil sesso’, bensì nel non portare queste capacità negli ambiti nei quali si costruisce la leadership: finanza, strategia e governance”.
Tra le ragioni principali che allontanano le donne dalla ‘stanza dei bottoni’ troviamo, inoltre, l’esclusione dalle trattative commerciali più delicate, la marginalità nella governance e la sottovalutazione culturale. Eppure, dati economici alla mano, le imprese a conduzione femminile registrano incrementi medi annui di fatturato nell’ordine del 6,13% contro il +5,32% delle imprese a conduzione maschile. Il divario più marcato è, comunque, nel commercio (+5,90% delle donne contro un +4,60% degli uomini) seguito da servizi (+7,40% vs +6,55%) e produzione (+5,10% vs +4,80%).
Peccato che solo il 10% delle donne al vertice abbia meno di 35 anni e il 30% si collochi tra i 35 e i 50 anni mentre la quota maggioritaria (60%) rientri nella fascia 50-60 anni. Nessuna differenza significativa, infine, a livello di latitudine. La percentuale di imprese ‘rosa’ sul totale va, infatti, dal 19,8% del Nord al 21,2% del Centro fino al 21,8% del Sud.
Open Questions
- Quali politiche aziendali potrebbero contrastare gli "automatismi culturali"?
- Come si possono integrare le donne in finanza, strategia e governance?






