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BackTasse e pressione fiscale, quali sono le città italiane dove si paga di più?
Tasse e pressione fiscale, quali sono le città italiane dove si paga di più?
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Sky TG247 hours agoBusiness3 min readItalyView translation

Tasse e pressione fiscale, quali sono le città italiane dove si paga di più?

Quick Look

  • L'articolo analizza la pressione fiscale in Italia, mostrando come le province con redditi più alti paghino anche più Irpef, con Milano in testa per reddito medio dichiarato (34.803 euro).
  • Evidenzia che quasi 43 milioni di italiani versano l'Irpef, principalmente lavoratori dipendenti e pensionati, e che la pressione fiscale dovrebbe raggiungere il 43% nel 2026, il più alto degli ultimi 10 anni, nonostante alcune misure abbiano ridotto il peso sulle famiglie di 33,3 miliardi.
  • L'aumento del gettito è attribuito all'occupazione, ai rinnovi contrattuali e a scelte normative come l'abrogazione dell'Ace e la revisione sugli extraprofitti di banche e assicurazioni, che verseranno 5,6 miliardi in più all'erario.

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Why It Matters

L'articolo presenta un'analisi della pressione fiscale in Italia, collegando i livelli di reddito medio dichiarato per provincia con l'importo medio di Irpef pagato. Mostra come le province con redditi più alti, come Milano, Bologna e Roma, siano anche quelle con il prelievo fiscale più pesante, mentre le province con redditi più bassi, come Crotone e Ragusa, paghino meno. Discute poi l'evoluzione della pressione fiscale dal 2022 al 2026, attribuendo l'aumento del gettito a fattori come l'occupazione, i rinnovi contrattuali e specifiche misure normative del governo Meloni, tra cui l'abrogazione dell'Ace e la revisione sugli extraprofitti.

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La risposta sta nella progressività del nostro sistema fiscale: più alto è il reddito, maggiore è l'aliquota applicata. Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più. I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano. In cima alla classifica delle province italiane c'è la Città Metropolitana di Milano, con 34.803 euro. Seguono Bologna con 30.686, Monza-Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. Si tratta praticamente delle stesse realtà che occupano le prime posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef pagata.

Leggi anche: Irpef e redditi dichiarati, chi guadagna di più in Italia? Il confronto tra categorie

Sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l'Irpef. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle c'è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.

Per approfondire: Acconto Irpef, riduzione trattenute sulla busta paga di novembre 2026: ecco come chiederla

Tra le province meno tartassate del Paese ci sono Crotone con un'Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689. Anche in questo caso, vale lo stesso ragionamento di prima ma al contrario: le province dove si paga meno sono anche quelle dove il livello di reddito è più basso della media del Paese.

Vedi anche: Evasione e lavoro nero, l’economia invisibile "ruba" 3.350 euro a ogni italiano

Quest'anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43%, in lieve aumento rispetto al 42,9% registrato nel 2025. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni. Ma cosa è successo dall'inizio di questa legislatura? Nel 2022, anno che precede l'avvento del governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,6%, cioè 1,4 punti in meno rispetto a quella prevista per quest'anno. Questo significa che le famiglie e le micro imprese hanno pagato più tasse? Non necessariamente. Anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni.

Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell'Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono cresciuti complessivamente di 1,1 milioni di unità. Inoltre, dall'analisi delle misure approvate dal governo Meloni, si evince che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario.

Tra il 2022 e il 2026, segnala l'Ufficio studi della Cgia, il gettito è cresciuto grazie all'espansione dell'occupazione e anche ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive. Sul piano statistico, l'inasprimento del carico fiscale è stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento e l'abrogazione dell'Ace (Aiuto alla Crescita Economica), uno sconto fiscale che garantiva fino al 2023 poco più di 3 miliardi di euro all'anno. Inoltre, a partire da quest'anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l'inasprimento dell'Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più.

A completare il quadro delle maggiori entrate c'è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell'Irpef (con l'accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall'introduzione di un'ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l'erogazione di un "bonus" a favore delle persone con un reddito sino a 20mila euro. Tale "bonus" ha sostituito l'esonero di parte dei contributi previdenziali di questi soggetti. Tuttavia, mentre la decontribuzione Inps si traduceva in minori entrate fiscali-contributive, il bonus, che vale circa 0,2 punti percentuali di Pil, viene ora contabilizzato come maggiore spesa e quindi va ad "appesantire" la pressione fiscale. Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica. Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta.

Le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle micro-imprese: dall'innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell'accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell'aliquota al 23% e della riduzione al 33% dell'aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi.

Per approfondire: Drenaggio fiscale, quanto incide la tassa invisibile "fiscal drag" su stipendi e pensioni

Con la Legge di Bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell'anno di un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di Bilancio 2024, l'accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell'aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l'elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l'anno. Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la Finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico. Con la Legge di Bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,2 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell'aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi.

Leggi anche: Manovra 2027, le misure allo studio del governo: dal nuovo taglio Irpef alla flat tax

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • La pressione fiscale in Italia raggiungerà il 43% nel 2026, il livello più alto degli ultimi 10 anni.

    Very likely · Within months

  • Banche e compagnie assicurative verseranno all'erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più a partire dal 2026 a causa della revisione della disciplina sugli extraprofitti e dell'inasprimento dell'Irap.

    Very likely · Within months

Open Questions

  • Qual è l'impatto effettivo delle misure di riduzione del cuneo fiscale sui lavoratori con redditi medio-bassi, considerando che il bonus è ora contabilizzato come spesa pubblica?
  • Come influenzerà a lungo termine la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 sui conti pubblici e sulla distribuzione del carico fiscale?
  • Quali sono le prospettive per il 2027 riguardo alle nuove misure allo studio del governo, come il nuovo taglio Irpef e la flat tax?

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This article was originally published by Sky TG24.

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