Truffa sugli investimenti a Torino: sequestrati 1,6 milioni di euro
La Guardia di finanza ha scoperto un raggiro da oltre sei milioni di euro basato su falsi investimenti in oro e criptovalute tramite una banca non autorizzata.
Quick Look
- La Guardia di finanza di Torino ha sequestrato beni e denaro per 1,6 milioni di euro nell'ambito di una maxi truffa finanziaria da oltre sei milioni.
- Centinaia di risparmiatori raggirati con falsi investimenti in oro e criptovalute tramite una banca non autorizzata.
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Why It Matters
Le indagini della Guardia di finanza di Torino hanno svelato un sistema fraudolento basato su una finta banca e lo schema Ponzi.
Avrebbero proposto investimenti all’apparenza molto vantaggiosi da effettuare attraverso una banca di diritto londinese, riuscendo a raccogliere svariati milioni di euro da centinaia di risparmiatori. La banca, però, era priva delle autorizzazioni necessarie e gli investimenti non sono mai stati effettivamente sottoscritti. È quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza di Torino, che ha sequestrato denaro e beni per oltre 1,6 milioni di euro ai presunti promotori della truffa.
Le investigazioni condotte dalle Fiamme gialle torinesi, delegate dalla Procura del capoluogo piemontese, si collocano nell’ambito dell’impegno della Gdf per contrastare i reati contro il patrimonio perpetrati ai danni di risparmiatori ignari. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria è riuscito a ricostruire dettagliatamente le attività illecite portate avanti dal sodalizio criminale, portando alla luce una sofisticata truffa nel settore degli investimenti.
Gli indagati, secondo quanto emerso, si sarebbero avvalsi di una fitta rete di sedicenti consulenti finanziari per convincere le vittime del raggiro ad affidarsi a loro per ingenti investimenti in oro e criptovalute. All’apparenza, i rendimenti erano molto elevati, dinamica che ha permesso ai truffatori di raccogliere in totale oltre sei milioni di euro.
Ai clienti veniva spiegato che gli investimenti sarebbero stati effettuati tramite una banca con sedi in Spagna e a Torino. L’istituto finanziario, però, era stato costituito appositamente per portare avanti il raggiro e non disponeva dei permessi necessari per operare sui mercati finanziari.
Gli investimenti, dunque, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non sarebbero mai stati concretamente effettuati e il denaro raccolto sarebbe stato solo in parte utilizzato, in una fase iniziale della truffa, per restituire alle vittime somme a titolo di interessi sul capitale speso, facendo ricorso al noto schema Ponzi.
Open Questions
- Quante persone risultano indagate nell'inchiesta?
- Come è stato possibile rintracciare i beni sequestrati?






