
Origine, significato e conseguenze politiche dell'espressione "lame duck" dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti.
Analisi dell'espressione "anatra zoppa" (lame duck) nella politica statunitense dopo le elezioni di midterm, tra origini storiche nel Settecento e poteri effettivi del presidente e del Congresso uscente.
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L'espressione "lame duck" risale al Settecento nell'Impero britannico per indicare un imprenditore bancarotta ed è entrata nel gergo politico Usa nell'Ottocento.
Come detto, alle elezioni di midterm del 2026 il presidente Donald Trump è diventato un'anatra zoppa: i Democratici infatti sono riusciti a strappare ai Repubblicani il controllo sia della Camera sia del Senato, ottenendo così la maggiornaza al Congresso. Una situazione che dunque limita il raggio d'azione di Trump e rende più complicati i suoi ultimi due anni alla Casa Bianca.
A spiegare l’origine di questo termine è un report pubblicato sul sito del Congresso statunitense e parte della Libreria del Parlamento stesso: nel testo si legge che l’espressione “lame duck”, “anatra zoppa”, ha radici che affondano fino al 18esimo secolo. Nel Settecento nell’Impero britannico era definito così un imprenditore che andava in bancarotta, e che era considerato “zoppo” come un volatile ferito da un colpo di fucile da caccia.
Il termine è poi attestato nel gergo politico a partire dagli anni ’30 dell’Ottocento, quando si è iniziato a usarlo in modo continuativo per descrivere coloro che occupavano una carica con un mandato a termine, la cui data di fine era già stata stabilita. Infine l’espressione “anatra zoppa”, attraverso questa evoluzione appena citata, è entrata anche nel linguaggio della politica degli Stati Uniti.
Il termine negli Usa è stato utilizzato originariamente per indicare un Presidente in carica il cui successore è già stato eletto: in base alla Costituzione, infatti, passano circa due mesi e mezzo dal giorno del voto all’effettivo insediamento di un Presidente, periodo di coesistenza che in qualche modo tarpa le ali all’inquilino uscente della Casa Bianca. E poi in modo più estensivo per indicare un Presidente che non può ricandidarsi alle elezioni e che ha perso alle elezioni di midterm il controllo del Congresso.
L’espressione può essere utilizzata non solo per il Presidente, ma anche per membri del Congresso: infatti i parlamentari che non stanno cercando di essere rieletti, così come quelli che sono certi di non riuscire a ottenere un altro mandato, sono considerati anch’essi “anatre zoppe”. E anche dopo il voto, nel periodo che intercorre tra l’elezione e l’insediamento del nuovo Congresso, l’intera Camera e l’intero Senato sono “lame ducks” (soprattutto se la maggioranza nelle Aule è destinata a cambiare).
La storia della politica statunitense, e in particolare quella degli ultimi anni, è stata segnata da diversi episodi in cui un presidente è stato un’”anatra zoppa”. Per esempio George W. Bush subì una pesante sconfitta nel 2006, quando i democratici conquistarono il controllo di entrambe le Camere per la prima volta in dodici anni. A pesare furono soprattutto l'insoddisfazione per la guerra in Iraq e le difficoltà politiche dell'amministrazione. E una simile sorte toccò anche a Obama: nel 2014 infatti, a metà del suo secondo mandato, i Repubblicani conquistarono il Senato e con esso il controllo dell’intero Congresso. E nel 2022 anche Joe Biden subì una sconfitta, perdendo il controllo della Camera.
In ogni caso, un Presidente che diventa un'anatra zoppa non diventa certo privo di poteri. Fino al termine del suo mandato infatti l’inquilino della Casa Bianca conserva importanti prerogative in materia di politica estera, immigrazione e gestione dell'amministrazione federale. Può continuare a emanare ordini esecutivi, nei limiti stabiliti dalla legge, e utilizzare il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso. Il Presidente insomma conserva strumenti per portare avanti le proprie politiche, ma è costretto a negoziare maggiormente con l'opposizione. La definizione di “lame duck” indica dunque un indebolimento politico, non la fine dei poteri presidenziali.
E un simile discorso vale anche per un Congresso uscente: una Camera e un Senato che stanno per terminare il loro mandato mantengono comunque tutte le prerogative costituzionali. È infatti frequente che, qualora le elezioni abbiano sancito un cambio di maggioranza parlamentare, il Congresso uscente acceleri l’approvazione di una serie di leggi o nomine prima della data d’insediamento del successivo Parlamento. Anche in questo caso dunque la situazione di “anatra zoppa” non sancisce la fine del potere dell’istituzione.

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