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Bologna: archiviato il processo per lesioni a operatrice Croce Rossa
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ANSA Cronaca·14h ago·🇮🇹Italy·Law

Bologna: archiviato il processo per lesioni a operatrice Croce Rossa

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ANSA Cronaca
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Il caso giudiziario che per mesi aveva tenuto banco a Bologna, travolgendo Luca Vildoza, playmaker argentino della Virtus Pallacanestro, e la moglie Milica, pallavolista serba, si chiude senza processo.

Il gip del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, ha infatti archiviato il procedimento a carico dei due coniugi, accusati di lesioni aggravate ai danni di un'operatrice della Croce Rossa, Tiziana D'Antonio, in seguito a una lite avvenuta sui viali di circonvallazione la sera del 15 ottobre 2025.

La decisione è arrivata questa mattina, dopo che l'operatrice, assistita dall'avvocata Alessia Cuppini, si era opposta alla richiesta di archiviazione della pm Federica Messina.

Tutto era cominciato dopo che la Virtus aveva battuto il Monaco in Eurolega al PalaDozza. Vildoza stava rientrando a casa con la moglie incinta quando si trovò dietro un'ambulanza ferma in via Calori: l'equipaggio stava cercando sul cellulare l'indirizzo di un intervento urgente. Ne nacque un diverbio.

Secondo l'operatrice sanitaria e i colleghi, l'auto dei coniugi avrebbe ostacolato il mezzo di soccorso, e al momento della fermata sarebbe scaturita una colluttazione. I coniugi furono arrestati quella stessa notte, ma rilasciati poche ore dopo dalla Procura, che rinunciò al processo per direttissima.

Opposta la ricostruzione degli indagati. Diversi testimoni esclusero contatti fisici da parte di Vildoza, attribuendo solo alla moglie un intervento in difesa del marito. Le telecamere mostrarono che il tratto percorso era di poche decine di metri, difficilmente compatibile con le manovre spericolate descritte dai sanitari.

A gennaio il gip non convalidò l'arresto, ritenendo che la polizia avesse agito sulla sola base delle dichiarazioni dei soccorritori, senza riscontri oggettivi immediati.

A marzo la pm chiese l'archiviazione per "incertezza circa l'esatta ricostruzione della dinamica del fatto".

Nell'ordinanza con cui ha respinto l'opposizione, Ziroldi definisce la vicenda una "complicata commedia degli equivoci, certamente amplificata da oggettive incomprensioni linguistiche".

Sulla decisione hanno influito anche i referti prodotti dall'operatrice. "Non dirimente, anzi, per vero apparentemente sintonico con la tesi difensiva, è il referto del pronto soccorso, nel quale non si rileva alcun segno lesivo al collo", scrive il giudice, mentre inizialmente l'operatrice aveva detto che Vildoza le mise le mani al collo.

"Ancora meno significativo il secondo referto", che riferisce di "una odinofagia insorta cinque giorni dopo, quindi in dubbia correlazione causale con la condotta, e di una ecchimosi al braccio destro, non rilevata in precedenza".

"Si chiude una pagina che non si doveva nemmeno aprire", ha commentato l'avvocato Mattia Grassani, che insieme alla collega Giulia Maria Bellipario assiste la coppia, annunciando l'intenzione di valutare iniziative a tutela del buon nome dei coniugi, esposti per mesi a un'eco mediatica pesante.

This article was originally published by ANSA Cronaca.

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