Newsgather
Back|Migrant survives arson attack on minivan, four dead
Migrant survives arson attack on minivan, four dead
NEWSAI
Repubblica Cronaca·5h ago·🇮🇹Italy·Crime

Migrant survives arson attack on minivan, four dead

3 min read·%70 importance·627 words
#arson#migrants#humantrafficking#laborexploitation#Calabria#fragole#ScanzanoJonico#Basilicata
R
Repubblica Cronaca
Publisher
Font size

Il sopravvissuto della strage al self service della statale 106 ha dovuto combattere con i suoi aguzzini, due kapò e contemporaneamente due amici. Si è salvato. Taj Mohammad Alamyar, 35 anni, afgano giunto in Italia da Jalalabad, conosceva da tempo i pakistani Ahmed Safeer, 32 anni, detto Bat, residente a Villapiana scalo, a dieci minuti d’auto da lui. E Ali Raza, stessa età, stesso domicilio. Erano i due reclutatori di braccia per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico, in Basilicata. Ora sono accusati di aver bruciato vive quattro persone. I motivi? Si indaga tra capolarato e controllo del territorio.

Lunedì scorso, ora di pranzo, tutti e tre erano sul minivan da sette post della Fiat, un Ulysse. Ali, titolare dell’auto, vestito in nero, alla guida. “Bat”, completo bianco, al suo fianco. Dietro, quattro raccoglitori afgani e un pachistano. Tra loro, appunto, Taj Mohammed, seduto al centro negli ultimi sedili. Si erano alzate discussioni a bordo. Qualcuno buttava sacchetti di plastica dal finestrino sulla statale Jonica, e Ali Raza guidava senza criterio. Il minivan viene avvistato da un carabiniere della forestale, di servizio a Trebisacce. Inizia a seguire l’auto, e dopo pochi chilometri, entrata nel territorio di Amendolara, la vede fermarsi al benzinaio Ip di Roseto. Il carabiniere scelto blocca il mezzo con la sua auto. Scende, esibisce il tesserino e redarguisce il conducente: «Così rischia un incidente». Il pachistano annuisce, vuole solo che quel militare se ne vada. E quando accade, le 12.45, dà il via al piano concordato con il connazionale vicino.

Ali scende rapidamente e va ad aprire il cofano posteriore, il compagno “Bat” rompe la maniglia all’interno e a sua volta scende. Ali Raza, da quel portellone sollevato, fa entrare benzina, dalla pompa del self service. La versa sulla parte posteriore, all’interno, e addosso ai tre passeggeri più vicini, mentre “Bat”, quello vestito in nero, per essere sicuro che nessuno esca spinge la portiera dall’esterno. Ali lancia un accendino all’interno. Taj Mohammed prende fuoco sulle spalle, sulle braccia, lungola schiena. Prova a sfondare i vetri dell’Ulysse, con il gomito, con la testa. Resistono. I suoi quattro amici — tre afgani e un pachistano, due ragazzini di 19 anni, due giovani uomini di 28 e 29 — provano ad allontanarsi dal fuoco, vanno verso i sedili anteripri. L’unica via di fuga è il portellone rimasto sollevato e Taj con tutta la forza cha ha si spinge oltre lo schienale, si butta sul vano valigie. Ali Raza prova a a fermarlo. S’accende una lotta, per pochi secondi: la disperazione fa vincere l’afgano che riesce ad uscire, crolla sull’asfalto, si rialza, mentre i due kapò fuggono. Da solo, Taj spegne le fiamme sul suo corpo.

Ci sono due testimoni, all’ora di pranzo, al distributore Ip. Il titolare della pompa e un venditore occasionale. È il primo a chiamare il “112”, poi interviene la polizia stradale. Taj finisce all’ospedale, con ustioni di secondo grado. Una volta nera ormai avvolge l’Ulysse, mangiandosi il colore dell’auto e le vite di quattro migranti, ridotti a cenere. Arriva la squadra mobile di Cosenza. Le telecamere del distributore, due, mostrano la scena. Si vede la targa del minivan. I due pachistani hanno la residenza a Villapiana scalo, ma, fuggendo tra la boscaglia di Amendolara, si sono rifugiati a Trebisacce, da una comunità che il decreto di fermo definirà “impenetrabile”. Alle 4 e 10 della notte, ormai martedì scorso, vengono trovati, i vestiti — ripresi in telecamera — ancora addosso. Entrambi provano a chiamare “Hassan”, il caporale dei caporali. Inutilmente. È fuggito. Loro erano pronti a farlo. Ora, rifiutando la proposta della Cgil di un lavoro in un’azienda protetta, è fuggito anche il sopravvissuto Taj Mohammad, insieme all’amico Azratt Helal Armani. Avevano paura. Potrebbero aver raggiunto amici afgani, sempre in Calabria. Ma non hanno lasciato la reperibilità alla polizia.

This article was originally published by Repubblica Cronaca.

Related Stories