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Omicidio braccianti in Calabria: due piste, caporalato o scontro tra nazionalità
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Sky TG24·2h ago·🇮🇹Italy·Crime

Omicidio braccianti in Calabria: due piste, caporalato o scontro tra nazionalità

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Sono due le ipotesi seguite dagli inquirenti sull’omicidio dei quattro braccianti - di nazionalità afghana e pakistana - arsi vivi lunedì scorso ad Amendolara, in Calabria: la prima, è che si sia trattato di una punizione da parte dei caporali, la seconda è quella di uno scontro tra gruppi di diverse nazionalità per il controllo del lavoro nei campi. Il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D'Alessio, ad ogni modo, ha spiegato che "il caporalato è una delle piste, ma non l'unica". Su questo aspetto, ha chiarito il magistrato, le indagini sono appena all'inizio, con la squadra mobile di Cosenza che dopo aver fermato i due autori materiali dell’omicidio - pachistani di 31 anni - prosegue gli approfondimenti. Per i due uomini, intanto, da quanto si apprende, è attesa per oggi la convalida del fermo.

Inquirenti: episodio di "crudeltà inenarrabile"

Come spiegato dagli inquirenti in conferenza stampa, le quattro vittime della strage erano tutte in possesso del permesso di soggiorno e in Italia da tempo, come anche i due indagati. Ed è venuta alla luce anche la determinazione di salvarsi di Mohammad Taj Alamyar, 35enne afghano, unico sopravvissuto alla strage, che è riuscito ad abbandonare il veicolo forzando il portellone posteriore mentre uno dei presunti colpevoli cercava di chiuderlo. L'uomo è rimasto comunque ustionato ma è vivo. Quello che è accaduto, dicono inquirenti e investigatori, è di una "crudeltà inenarrabile". Un episodio di una "gravità inaudita" e, semplicemente, "disumano".

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Le reazioni

Sul tema immigrazione e lotta al caporalato, intanto, si accende la polemica, politica e sindacale. La Flai Cgil - che per sabato ha organizzato ad Amendolara una manifestazione - parla di un sistema "che ha dietro dei mandanti che non sono i caporali pakistani". La segretaria del Pd Elly Schlein sottolinea la necessità di "accendere un faro contro lo sfruttamento per liberare da quelle condizioni centinaia di migliaia di lavoratori". Il 5 Stelle Riccardo Tucci chiede un'informativa urgente ai ministri degli Interni, dell'Agricoltura e del Lavoro. La Regione Calabria, intanto, per bocca dell'assessore all'agricoltura Gianluca Gallo, fa sapere che l'Ente si costituirà parte civile, mentre il presidente Roberto Occhiuto ha chiesto e ottenuto dal presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo che nella seduta dell'assemblea di lunedì prossimo discuta di caporalato, sfruttamento e della condizione dei migranti.

Meloni: "Fare piena luce"

Sul caso, ieri, 4 giugno, è intervenuta anche la premier Meloni, che su X si è detta sconvolta da quanto accaduto. "È necessario", ha scritto la premier, "fare piena luce su questo terribile crimine e assicurare tutti i responsabili alla giustizia". Per la ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, che venerdì sarà ad un vertice a Reggio Calabria, "quanto accaduto è inaccettabile. Il rispetto delle regole e della dignità delle persone non è negoziabile. Il contrasto al caporalato richiede un impegno coordinato, continuo e condiviso, capace di prevenire gli abusi e tutelare chi lavora nei campi".

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This article was originally published by Sky TG24.

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