Antitrust avverte sul rischio di rinnovo in blocco delle frequenze mobili in Italia
Quick Look
L'Autorità garante della concorrenza e del mercato segnala al ministero delle Imprese il rischio che il rinnovo delle frequenze per la telefonia mobile, previsto dal 2029 per 8 anni, avvenga in blocco agli attuali operatori, cristallizzando le quote di mercato e limitando l'ingresso di nuovi concorrenti, proponendo invece una riassegnazione parziale e nuove gare per il resto dello spettro.
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Why It Matters
L'Antitrust ha inviato una segnalazione al ministero delle Imprese riguardo al futuro rinnovo delle frequenze per la telefonia mobile in Italia, previsto a partire dal 2029 per una durata di 8 anni, sottolineando i rischi di un rinnovo in blocco agli attuali operatori.
ROMA – L’Antitrust accende un faro sul futuro della telefonia mobile italiana. In una segnalazione al ministero delle Imprese, il Garante della concorrenza mette in guardia da un rischio. Teme che le frequenze siano confermate, quasi in blocco, nella disponibilità degli operatori che già oggi le detengono. Rinnovo che scatterebbe dal Capodanno del 2029, per altri 8 anni.
Le frequenze sono un bene fondamentale per gli operatori. Parliamo delle corsie invisibili che trasportano le nostre voci (quando telefoniamo) e soprattutto i dati, quando navighiamo in Rete con lo smartphone. Funzionano con la tecnologia 4G e con il più evoluto 5G.
Un altro Garante, quello delle Comunicazioni (l’AgCom), sta preparando le regole su come gestire il rinnovo di un bene così strategico. Nessuna decisione è presa. E’ in consultazione un documento che delinea diversi possibili scenari.
Cristallizzare
Una delle ipotesi porta a confermare i diritti d’uso delle frequenze in capo agli operatori che già le utilizzano. E questo scenario ha un senso. L’Antitrust riconosce che salvaguarderebbe la continuità delle reti di trasmissione permettendo a questi operatori di programmare gli investimenti futuri in tranquillità.
Nello stesso tempo, un rinnovo in blocco rischia di cristallizzare – e per ben 8 anni – gli attuali rapporti di forza tra grandi operatori, quelli medi e i più piccoli. Chi oggi ha molte frequenze continuerebbe ad averne molte; chi ne ha di meno avrebbe poche occasioni per recuperare terreno, mentre un nuovo operatore faticherebbe a entrare nel mercato.
Alla luce di questo rischio, l’Antitrust suggerisce una soluzione intermedia, che porterebbe a riassegnare soltanto una parte delle frequenze agli attuali detentori. La parte restante invece dovrebbe andare nuovamente a gara. Peraltro un sistema di cup eviterebbe che uno o due operatori concentrino troppe frequenze nelle loro mani.
I virtuali
E la gara andrebbe impostata con una logica diversa dal passato. Lo Stato non dovrebbe badare soltanto a massimizzare l’incasso economico. I soldi sono importanti, ma non sono tutto. Dovrebbe premiare operatori che si impegnano a investire massivamente nelle reti di ripetitori e in tecnologie, le più avanzate.
Poi ci sono gli operatori virtuali. Sono società che non hanno proprie frequenze; dunque devono noleggiare le frequenze degli operatori strutturati, a condizioni eque e non discriminatorie, per venderci il servizio di telefonia.
Open Questions
- Quale sarà la decisione finale del ministero delle Imprese sul rinnovo delle frequenze?
- Quando verrà conclusa la consultazione pubblica sulle linee guida dell'AgCom?
- Quali operatori potrebbero beneficiare di una riassegnazione parziale delle frequenze?







