
Le esportazioni petrolifere saudite tornano a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz a causa degli attacchi Houthi che hanno bloccato le rotte alternative sul Mar Rosso.
AI-generated summary
L'Arabia Saudita ha tentato di diversificare le rotte petrolifere per evitare lo Stretto di Hormuz, ma gli attacchi Houthi nel Mar Rosso hanno compromesso questa strategia.
L'Arabia Saudita ha riavviato le operazioni del suo gasdotto East-West Pipeline e potrebbe riprendere oggi le esportazioni dal porto di Yanbu sul Mar Rosso: lo scrive Reuters citando tre fonti informate sulla questione. Gli attacchi dei droni hanno costretto l'Arabia Saudita a chiudere l'oleodotto East-West Pipeline il 13 settembre, interrompendo il carico di greggio nel porto di Yanbu.
La Francia sta lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Il Paese intende collaborare con gli americani e i propri partner a una risoluzione che garantisca la libertà di navigazione. Il presidente francese Macron ha avuto un incontro con Trump a margine dell'Assemblea generale dell'Onu e ha riferito di aver affrontato con il tycoon la situazione nel Mar Rosso e in Ucraina. Per il leader francese il colloquio è stato "molto costruttivo". I due si sono confrontati su come "garantire maggiore sicurezza" alle rotte di trasporto del petrolio e sulla "necessità di aiutare i nostri amici ucraini ancora più rapidamente e con maggiore forza in termini di intercettori".
I ministri degli Esteri del G7 hanno condannato "l'inaccettabile prosecuzione degli attacchi" lanciati dallo Yemen contro l'Arabia Saudita e hanno esortato il gruppo sostenuto dall'Iran a cessare immediatamente il fuoco.
La rete Al-Masirah, canale televisivo yemenita di proprietà del movimento Houthi, ha riferito che l'aviazione saudita ha bombardato la città di Al-Makhā, città portuale situata sulla costa del Mar Rosso, almeno tre volte, causando e il ferimento di 14 civili, tra cui donne e bambini. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha confermato che il Regno Unito fornirà sostegno militare difensivo all'Arabia Saudita contro gli Houthi.
L'Arabia Saudita ha passato mesi cercando di aggirare lo Stretto di Hormuz ma la rotta alternativa attraverso il Mar Rosso è stata interrotta dagli attacchi degli Houthi. Ora il principale produttore mondiale di petrolio si ritrova costretto a tornare sulla rotta che cercava inizialmente di evitare. È quanto scrive il 'Wall Street Journal' facendo il punto sulla delicata situazione dell'Arabia Saudita dopo gli attacchi degli Houthi. "Per mesi - scrive il quotidiano economico Usa - l’Arabia Saudita ha dirottato il petrolio attraverso il deserto" con l'oleodotto Est-Ovest "per evitare lo Stretto di Hormuz" ma "ora la rotta alternativa sul Mar Rosso è bloccata dagli attacchi" degli Houthi. Saudi Aramco, il colosso petrolifero statale dell'Arabia Saudita, è tornato a caricare le petroliere nel Golfo Persico prendendo il rischio di farle transitare attraverso lo Stretto di Hormuz. "La società ha chiesto ad alcuni dei suoi clienti asiatici - il suo mercato petrolifero più importante - di ritirare le proprie spedizioni appena fuori dallo stretto, al largo delle coste dell’Oman", secondo fonti. I rischiosi tentativi di attraversare lo Stretto di Hormuz, sottolinea il 'Wall Street Journal', "mostrano quanto gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo stiano faticando a mantenere aperte le rotte petrolifere fondamentali, mentre l’Iran e i suoi alleati sono in grado di interromperle con missili e droni". La posta in gioco per l’economia globale e per l’amministrazione Trump, anche in vista delle elezioni di Mid Term, "è alta": "Le interruzioni nelle forniture di petrolio hanno fatto aumentare il costo della benzina e del diesel, alimentando i timori per l’inflazione e la rabbia degli elettori". Le forze armate Usa, osserva il quotidiano, "sono riuscite a contenere gli attacchi iraniani abbastanza da consentire il passaggio quotidiano di milioni di barili di petrolio attraverso Hormuz. Tuttavia, gli attacchi dei militanti Houthi sostenuti dall’Iran e quelli provenienti dall’Iraq stanno riducendo l’efficacia di questi progressi, bloccando altre rotte per le forniture". I produttori del Golfo, dagli Emirati Arabi Uniti all’Iraq, stanno accelerando la costruzione di rotte alternative per il loro greggio facendo aumentare i costi di trasporto e, nel caso dell’Arabia Saudita, non stanno risolvendo in modo sostenibile la situazione e questo ha portato la produzione petrolifera del Paese ai livelli più bassi da diversi decenni. "Il costo per trasportare il greggio dal porto saudita di Ras Tanura, all’interno del Golfo Persico, al porto cinese di Ningbo - scrive il 'Wsj' - è passato da circa 4,5 milioni di dollari a quasi 63 milioni di dollari per viaggio, secondo Michael Haigh, responsabile della ricerca sulle materie prime presso la banca francese Société Générale. Prima della guerra con l’Iran, l’Arabia Saudita inviava la maggior parte delle proprie esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e da lì ai clienti asiatici. Quando gli attacchi iraniani alle navi hanno soffocato il traffico attraverso quella via d’acqua, il regno ha spostato milioni di barili attraverso il suo oleodotto East-West fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Quando a luglio i militanti Houthi sostenuti dall’Iran hanno intensificato gli attacchi contro le navi legate all’Arabia Saudita nei pressi di Bab el-Mandeb, alcune spedizioni saudite sono state dirottate verso nord attraverso l’Egitto, utilizzando il Canale di Suez e il sistema di oleodotti Sumed".
Senza l'oleodotto l’Arabia Saudita "sta ricorrendo sempre più a un elaborato sistema che prevede di caricare il greggio nel terminal saudita di Ras Tanura, nel Golfo Persico, il trasporto attraverso Hormuz e poi il trasferimento sulle navi al largo delle coste dell’Oman per la distribuzione ai clienti sui mercati globali e quindi il ritorno a Ras Tanura per un nuovo carico". Nelle ultime due settimane, osserva il 'Wall Street Journal', "circa 2,4 milioni di barili al giorno di greggio e condensati sauditi sono nuovamente transitati attraverso lo Stretto di Hormuz, secondo Kpler. È un livello che non si registrava dall’inizio di luglio, prima che i militanti Houthi annunciassero un blocco marittimo dell’Arabia Saudita e iniziassero ad attaccare le navi saudite nel Mar Rosso. La media giornaliera nelle ultime 4 settimane dei carichi di greggio saudita effettuati all’interno del Golfo Persico è salita a oltre 2 milioni di barili la scorsa settimana, rispetto a livelli praticamente nulli per gran parte di giugno e inferiori a 1 milione di barili al giorno a luglio, secondo la società di dati Vortexa".
Nel frattempo, i carichi dai terminali del Mar Rosso "sono scesi a zero dopo gli attacchi all’oleodotto Est-Ovest avvenuti all’inizio di settembre. L’Arabia Saudita aveva già ridotto i carichi dal porto di Yanbu ad agosto, dopo che i militanti Houthi avevano dichiarato alla fine di luglio un blocco dei porti e delle navi saudite. "Stiamo certamente vedendo l’Arabia Saudita caricare più greggio da Ras Tanura e trasportarlo attraverso lo stretto", ha commentato Richard Matthews, direttore della divisione consulenza e ricerca del broker navale E.A. Gibson. L’Arabia Saudita non lo faceva prima perché aveva delle alternative, ha spiegato, "ma ora queste alternative non esistono più". Gli attacchi contro la rotta alternativa attraverso il Mar Rosso stanno complicando le speranze che gli Stati del Golfo possano semplicemente costruire nuove infrastrutture per liberarsi dalla dipendenza da Hormuz. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha spiegato a settembre che, entro due anni, nuovi oleodotti renderebbero lo stretto una "distesa d’acqua priva di valore", poiché il petrolio verrebbe trasportato via terra. Domenica, tuttavia, Saad Sherida Al-Kaabi, ministro dell’Energia del Qatar — che prima della guerra esportava attraverso Hormuz le sue ingenti quantità di gas naturale liquefatto — ha respinto questa idea. "È completamente sbagliato", ha osservato al Qatar Economic Forum di New York. "Questa via d’acqua trasporta merci di ogni tipo, non soltanto petrolio e gas, da e verso tutti i Paesi che vi si affacciano".

French President Emmanuel Macron, speaking at the United Nations General Assembly, renewed his support for the two-state solution for Israelis and Palestinians, calling the international community's inaction in the face of the situation in Gaza and the West Bank unacceptable.

In his speech to the 81st United Nations General Assembly in New York, Secretary-General Antonio Guterres denounced the violence, displacement and settlement expansion in the West Bank that are demolishing the path to peace and raising the specter of ethnic cleansing. He then spoke about the conflict in Ukraine, calling the Russian invasion a brutal war that is affecting civilians far from the front lines, and warned that we cannot allow the two-state solution in the Middle East to disappear. Guterres also called on world leaders to commit to peace, underlined the need to reform the Security Council by giving Africa a permanent seat and warned of the risks of artificial intelligence without accountability, calling on the United States and China to collaborate responsibly.

A helicopter carrying Brazilian singer Rick Sollo and three other people is missing in the state of Santa Catarina. The aircraft, headed to São Joaquim, did not reach its destination. The searches are hampered by bad weather in the Serra Catarinense region.

France prepares a UN resolution to guarantee freedom of navigation in the Strait of Hormuz. Saudi Arabia, due to the Houthi attacks in the Red Sea, is forced to reuse the Gulf route, increasing the risks and costs of oil transportation.

Storm Polo has developed into a Category 1 hurricane in the Pacific Ocean off the coast of Mexico. Maximum alert for intense thunderstorms, waves up to four meters high and risk of flooding in the state of Guerrero.

An investigation reveals that as of August 31, 2026, at least 25,447 people have been expelled from the United States to third countries, including approximately 20,000 to Mexico, through international agreements and dedicated funds.