Autotrasporto: tonnellate di ortofrutta al macero e boom delle importazioni
Il settore agroalimentare colpito dalle proteste nel Sud Italia: prezzi in salita e mercati costretti a rivolgersi all'estero per coprire i vuoti d'offerta.
Quick Look
Il blocco dell'autotrasporto nel Sud Italia ha causato il macero di prodotti freschi e spinto i mercati all'ingrosso a importare di più da Spagna, Grecia, Albania e Turchia, facendo impennare i prezzi.
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Why It Matters
Il blocco dell'autotrasporto nelle regioni meridionali italiane ha causato difficoltà di approvvigionamento di prodotti freschi.
Il danno e la beffa. Mentre nei giorni scorsi per il blocco dell’autotrasporto nelle regioni del Sud Italia tonnellate di prodotti agroalimentari e ittici freschi italiani se non sono deperiti in campo senza essere raccolti o nei porti dopo essere stati sbarcati dai pescherecci, sono stati mandati letteralmente al macero per l’impossibilità di conservarli, la rete di mercati all’ingrosso, per cercare di tamponare i vuoti d’offerta si è rivolta soprattutto all’estero.
Il blocco dell’autotrasporto in Italia ha quindi favorito le produzioni agricole e ittiche di Spagna, Grecia, Albania e Turchia. A renderlo noto è Italmercati la rete dei mercati agroalimentari all’ingrosso che in Italia conta 22 mercati aderenti su tutto il territorio nazionale, 4mila imprese, 7 milioni di tonnellate di prodotti movimentati all’anno per un fatturato di 11 miliardi di euro e 26mila addetti.
«Come Rete Italmercati – ha commentato il presidente di Italmercati, Fabio Massimo Pallottini - stiamo monitorando costantemente l’impatto delle proteste e dei blocchi sui nostri poli logistici nazionali. Al momento continuiamo a registrare una marcata flessione degli arrivi di ortofrutta dal Sud Italia, in particolare da Sicilia e Calabria, ma il sistema tiene. I mercati stanno riuscendo a garantire gli approvvigionamenti bilanciando con le produzioni locali e con un inevitabile incremento dell’import dall’estero, in primis dalla Spagna, ma anche da Grecia, Turchia e Albania. I prezzi sono alti ma per alcuni prodotti sono ancora sotto controllo. Tuttavia, auspichiamo una rapida risoluzione per non gravare ulteriormente sull’intera filiera agroalimentare e soprattutto sulle famiglie».
In quest’ultima settimana difficoltà di approvvigionamento si sono registrate anche nei supermercati della Capitale. «Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti e i conseguenti blocchi stradali nel Sud Italia – hanno commentato dal Centro Agroalimentare di Roma (Car) - stanno mettendo sotto forte pressione l’intera filiera ortofrutticola. L’ultima rilevazione del nostro Osservatorio ha segnalato una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale, dovuta all’incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi che stanno innescando un effetto a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. L’emergenza, inizialmente concentrata in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta al momento estendendo ed è arrivata a colpire anche la zona meridionale del Lazio».
Sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di referenze cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori. L’Osservatorio rileva una forte tensione sui prezzi all’ingrosso a causa della scarsità di prodotto: i pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono commercializzati (all’ingrosso non al dettaglio) a quotazioni superiori a 5 euro/kg, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro/kg.
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Risoluzione della crisi logistica per evitare ulteriori danni alla filiera
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