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Decreto scuola: stop a burqa e niqab, tetto del 30% per alunni stranieri e corsi di italiano obbligatori
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ANSA Politica1 hour agoPolitics3 min readItalyView translation

Decreto scuola: stop a burqa e niqab, tetto del 30% per alunni stranieri e corsi di italiano obbligatori

Approvato dal Consiglio dei ministri il provvedimento con sanzioni da 200 a 1000 euro per il volto coperto e famiglie senza italiano

Quick Look

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che vieta burqa, niqab e mascherine non necessarie a scuola, introduce un tetto del 30% per gli alunni stranieri senza adeguato background linguistico e impone corsi di italiano obbligatori per le famiglie.

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Why It Matters

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto che introduce restrizioni sull'abbigliamento a scuola e norme per l'integrazione degli alunni stranieri.

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Non si può andare a scuola con il burqa né con il niqab. E nemmeno con la mascherina chirurgica, se non si è ammalati: d'ora in poi chi viola questo divieto è punito con la sanzione che va da 200 euro a 1.000 euro e se chi ha il volto coperto è minore la multa si applica ai genitori. Al tempo stesso, se un ragazzo non sa l'italiano e questo può pregiudicare la sua integrazione con i compagni e il rendimento a scuola, ed anche la famiglia non conosce l'italiano, quest'ultima è obbligata alla frequenza di un corso gratuito di italiano: se non frequenta, si viene multati con una sanzione da 200 a 1000 euro.

Sono le due principali novità previste dal tanto discusso decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Assieme a quella che introduce il tetto nelle classi: gli studenti che non hanno cittadinanza italiana e che non hanno un sufficiente background scolastico, non devono essere più del 30% del totale degli alunni di ciascuna classe.

Attualmente sono 34mila le classi che hanno un numero di stranieri che supera il 30% e gli studi certificano che i ragazzi stranieri di prima generazione hanno un anno in meno di preparazione sull'Italiano. Nella scuola primaria, il nuovo criterio riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia. Nella scuola secondaria, invece, la misura riguarda gli studenti che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni di scuola.

"Il nostro obiettivo è mettere al centro la lingua italiana come grande strumento di integrazione", ha chiarito il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, che ai giornalisti che gli hanno fatto notare che era circolata una bozza del provvedimento che prevedeva di togliere i figli ai genitori che si ostinavano a non voler imparare l'italiano, ha risposto che quel testo "è stato diffuso da qualcuno dell'opposizione".

Il testo finale del decreto sembra comunque andare nella direzione di voler stemperare le polemiche e rassicurare il Quirinale, soprattutto sui due punti principali. Le nuove misure, inoltre, tengono conto delle situazioni in cui non è possibile rispettare il tetto del 30% e per questo vengono introdotte una serie di deroghe: dal domicilio dello studente alle comprovate esigenze familiari. Per le scuole che non riescano comunque a rispettare il limite del 30% è istituito uno specifico fondo, con una dotazione di 17,5 milioni per il potenziamento della lingua italiana. Per tutto questo viene valorizzato il ruolo di coordinamento degli Uffici scolastici provinciali rispetto alle scuole del territorio. "Conoscere l'italiano significa integrarsi, nulla a che vedere con vecchie circolari, che erano solo raccomandazioni, non avevano valore cogente come la legge, non erano vincolanti, equivalevano ad una raccomandazione" e quindi spesso non erano applicate, ha detto Valditara a chi ha ricordato le circolari emanate anche dall'ex capo dello Stato in qualità, allora, di ministro dell'Istruzione.

Il decreto prevede, tra le altre misure, altri 8 milioni in due anni per il Fondo permanente per il contrasto al cyberbullismo, altri 21 milioni annui per interventi che garantiscono la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo alle famiglie meno abbienti, alzando l'Isee per i beneficiari da 30 a 40mila euro, 70 milioni per i docenti tutor mentre il Pei, il piano educativo personalizzato, adottato a inizio ciclo di studi, deve essere aggiornato solo se intervengono elementi nuovi.

Molto critica la Flc Cgil. "E' l'ennesimo intervento propagandistico, del tutto scollegato dalla realtà delle nostre scuole - dice la segretaria generale Gianna Fracassi - la Costituzione parla chiaro. Trasformare l'accesso all'istruzione in una bandiera ideologica per inseguire un facile consenso elettorale è un atto gravissimo, che mina i valori fondanti della nostra comunità scolastica. E il decreto ignora le due questioni decisive per chi lavora nella scuola: i salari e il precariato". Per il sindacato dei presidi DirigentiScuola "è propagandistico e, in ultima analisi, irrealizzabile. E misure di questo impatto non si adottano ad anno scolastico già avviato", osserva il presidente Attilio Fratta.

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • Applicazione delle sanzioni e attivazione dei corsi di italiano per le famiglie inadempienti

    Likely · Within months

Open Questions

  • Come verranno applicate le deroghe al tetto del 30% nelle singole scuole?
  • Quali saranno le modalità pratiche per i corsi di italiano obbligatori per le famiglie?

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This article was originally published by ANSA Politica.

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