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Sentenze giudiziarie, inclusa la Corte di giustizia UE, hanno riconosciuto il diritto a indennità e buoni pasto durante le ferie, creando il rischio di un esborso miliardario retroattivo per lo Stato italiano.
La criticità riguarda soprattutto il passato. Per il futuro, infatti, la materia è già stata in larga parte disciplinata dai più recenti rinnovi dei contratti collettivi. Le indennità connesse a turnazioni, attività esterne o condizioni di particolare disagio continueranno a essere riconosciute anche durante le ferie secondo quanto previsto dalla contrattazione nazionale, mentre i buoni pasto resteranno legati alle giornate di effettiva prestazione lavorativa, sia in presenza sia in modalità agile.
La questione più delicata riguarda invece le richieste riferite agli anni precedenti. Un eventuale riconoscimento generalizzato delle somme maturate rischierebbe infatti di produrre un esborso miliardario. Il peso economico deriva anche dall'elevato numero di lavoratori coinvolti: secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, ogni anno nel pubblico impiego vengono utilizzati oltre 65 milioni di giorni di ferie, con una media di circa 21 giorni per dipendente.
A far emergere il problema è stata una serie di pronunce giudiziarie che, inizialmente nel settore privato e successivamente anche nella PA, hanno riconosciuto il diritto a percepire alcune componenti della retribuzione anche durante le ferie, riconoscendo il principio dell'effettività della tutela feriale. Le decisioni dei giudici italiani si inseriscono nell'orientamento consolidato della Corte di giustizia dell'Unione europea, fondato sul principio dell'effettività del diritto alle ferie. La direttiva 2003/88/CE e diverse sentenze della Corte stabiliscono infatti che il lavoratore non debba subire una riduzione economica tale da scoraggiare la fruizione del riposo annuale, garantendo durante le ferie un trattamento retributivo sostanzialmente equivalente a quello ordinario.
Il tema più controverso riguarda proprio i buoni pasto, poiché la normativa sul pubblico impiego non contiene una disciplina espressa e uniforme. Le recenti sentenze potrebbero infatti creare delle situazioni paradossali: in alcuni casi, infatti, il beneficio potrebbe spettare durante il periodo di riposo ma non nelle giornate lavorative ridotte da permessi, quando non viene raggiunta la durata minima dell'orario contrattuale, generalmente pari a 7,2 ore. Il decreto punta quindi a chiarire il quadro normativo e a limitare il rischio di ulteriori contenziosi con effetti retroattivi sui conti pubblici.
Il decreto dovrebbe comprendere anche un pacchetto di misure dedicate all'università. È previsto uno stanziamento complessivo di 60 milioni di euro, di cui 50 destinati ad aumentare il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per il 2026. L'obiettivo è accompagnare il passaggio dalla precedente Valutazione della qualità della ricerca (Vqr 2015-2019) alla nuova Vqr 2020-2024 senza penalizzare gli atenei. Grazie alle nuove risorse, le variazioni del finanziamento rispetto al 2025 dovrebbero rimanere comprese tra lo 0 e il 5%, evitando riduzioni dei contributi statali per le università che avrebbero registrato un calo con il nuovo sistema di valutazione. Gli atenei che hanno invece migliorato le proprie performance potranno beneficiare di un incremento delle risorse.
Per quanto riguarda la scuola, il testo dovrebbe estendere agli anni scolastici 2026/27 e 2027/28 la possibilità, per gli istituti paritari, di considerare abilitati anche i docenti privi del titolo che abbiano insegnato per almeno tre anni negli ultimi dieci, anche non consecutivi. La misura consentirebbe alle scuole di mantenere uno dei requisiti necessari per conservare la parità scolastica. È inoltre previsto che gli insegnanti che superano l'anno di formazione e prova non vengano automaticamente esclusi dalle graduatorie dei concorsi ordinari.
Tra gli interventi predisposti dal ministero dell'Università figurano anche l'equiparazione dei diplomi rilasciati dalle istituzioni Afam, come Conservatori, Accademie e Istituti di design, alle lauree, oltre alla proroga fino al 31 dicembre 2026 dell'attuale composizione del Consiglio universitario nazionale, in attesa della riforma all'esame del Parlamento.
AI outlook — possibilities, not facts
Il decreto chiarirà il quadro normativo sui buoni pasto e le indennità durante le ferie.
Very likely · Within weeks
Saranno stanziati 60 milioni di euro per le università, di cui 50 per il Fondo di finanziamento ordinario 2026.
Very likely · Within months
La possibilità per gli istituti paritari di considerare abilitati docenti senza titolo sarà estesa agli anni scolastici 2026/27 e 2027/28.
Very likely · Within months

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