Draghi: l'Europa punti sui dati per l'intelligenza artificiale e la crescita
In una lettera al Financial Times, l'ex premier avverte sui rischi di dipendere dai colossi USA e indica nei dati la chiave per la sovranità europea.
Quick Look
Mario Draghi ha dichiarato sul Financial Times che l'Europa deve puntare sull'intelligenza artificiale e sui dati per evitare conseguenze catastrofiche e garantire la crescita economica, salvaguardando al contempo la propria sovranità tecnologica.
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Why It Matters
Mario Draghi ha analizzato sul Financial Times le prospettive economiche dell'Europa legate all'intelligenza artificiale e allo sfruttamento dei dati.
MILANO – L’Europa non può fare a meno dell’intelligenza artificiale se non vuole rinunciare alla crescita. E può farlo anche senza rinunciare alla propria sovranità e quindi senza dipendere unicamente dai colossi tecnologici americani. In una lunga lettera pubblicata sul Financial Times Mario Draghi prova a dettagliare la sua ricetta, mettendo al centro uno dei beni attorno a cui il continente potrebbe strutturare la propria strategia: i dati.
"Essere tagliati fuori dall'Ia, una volta che l'economia si baserà su di essa, sarebbe come essere tagliati fuori dal sistema finanziario statunitense. Gli effetti sarebbero catastrofici", scrive Draghi. “Secondo gli scenari della Bce, una rapida adozione dell'Ia aggiungerebbe dallo 0,3 allo 0,4 punti percentuali all'anno alla crescita della produttività totale dei fattori - ovvero i guadagni derivanti da una maggiore efficienza lavorativa piuttosto che dall'aumento di manodopera o capitale - che è rimasta pressoché nulla dal 2022. La crescita trainata dall'intelligenza artificiale, tuttavia, crea una tensione con le aspirazioni di sovranità dell'Europa, poiché quest'ultima controlla solo una piccola parte della catena del valore dell'Ia”.
La centralità dei dati
Da qui l’indicazione dell’ex presidente Bce: “I dati rappresentano l'unico ambito in cui l'Europa può ancora esercitare la propria sovranità, ed è anche quello con il maggiore potenziale di crescita". "Il continente - spiega - possiede un'enorme quantità di dati del settore pubblico, come decenni di cartelle cliniche e dati raccolti dagli uffici statistici. Il suo settore manifatturiero altamente automatizzato genera un vasto patrimonio di informazioni industriali leggibili dalle macchine. Le stime della Commissione europea indicano che l'economia dei dati europea supererà gli 800 miliardi di euro, ovvero più del 5% del Pil, entro il 2030. Ma questo crea un'ulteriore tensione. Per sfruttare appieno queste risorse, l'Europa ha bisogno di controllare la loro archiviazione e la loro elaborazione. Ciò significa che necessita di data center per l'intelligenza artificiale su larga scala”.
Draghi riconosce che “i data center, tuttavia, sono oggetto di forti controversie. Le comunità locali sono preoccupate per i costi ambientali e per l'aumento delle bollette energetiche. A peggiorare la situazione, gran parte delle infrastrutture attualmente in costruzione in Europa è destinata ai giganti tecnologici americani”.
Lo sviluppo dei consorzi
Open Questions
- Come intende l'Europa finanziare e realizzare i data center necessari?
- Quali contromisure adotterà l'UE per superare le resistenze locali sui data center?







