
Il rapporto Jrc della Commissione europea evidenzia un aumento dello 0,9% globale, nonostante il calo registrato nell'Unione europea.
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Il rapporto GHG Emissions of All World Countries 2026 analizza le tendenze emissive globali basandosi sui dati Edgar. Le emissioni sono in crescita costante dal 1990, con una breve flessione durante la pandemia.
Le emissioni mondiali di gas serra hanno raggiunto un nuovo massimo storico. Nel 2025 sono salite a 55 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, considerando anche l’uso del suolo, i cambiamenti nell’uso del suolo e le foreste (Lulucf), con un aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Escludendo il Lulucf, le emissioni hanno raggiunto 54,1 miliardi di tonnellate, lo 0,7% in più sul 2024.
È la fotografia del nuovo rapporto GHG Emissions of All World Countries 2026, realizzato dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) sulla base dei dati Edgar. Il dato conferma che, dopo la flessione legata alla pandemia, la traiettoria globale resta ancora orientata verso l’alto: nel 2025 le emissioni, escluse quelle legate all’uso del suolo, sono aumentate di circa 380 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Dietro il nuovo record, però, si nascondono dinamiche molto diverse. Cina, Stati Uniti, India, Unione europea, Russia e Indonesia restano i sei maggiori emettitori mondiali e insieme sono responsabili del 62% delle emissioni globali, pur rappresentando poco più della metà della popolazione del pianeta. Concentrano inoltre il 63% dei consumi mondiali di combustibili fossili.
La Cina resta nettamente al primo posto con il 29,5% delle emissioni globali, ma nel 2025 la crescita si è praticamente fermata: +0,1%, pari a circa 9,6 milioni di tonnellate. Gli Stati Uniti, che rappresentano l’11,1% del totale mondiale, hanno invece registrato l’aumento più consistente tra le grandi economie: +2,2%, pari a 131,5 milioni di tonnellate. L’India, terzo emettitore con una quota dell’8,3%, ha ridotto le emissioni dello 0,2%.
In controtendenza anche l’Unione europea. Le emissioni dei Ventisette sono diminuite dello 0,2% nel 2025, attestandosi a circa 3,1 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Il peso dell’Ue sul totale mondiale è così sceso al 5,8%, contro circa il 15% del 1990. Da allora le emissioni europee si sono ridotte complessivamente del 35,6%, la contrazione più marcata tra le principali economie considerate dal rapporto.
All’interno dell’Ue, l’Italia è il terzo maggiore emettitore di gas serra. Con l’11,3% delle emissioni europee si colloca dietro Germania (21,1%) e Francia (12,1%) e appena davanti a Polonia (11,1%) e Spagna (9,4%). I cinque Paesi insieme producono quasi due terzi delle emissioni dell’Ue. Ma la traiettoria di lungo periodo del nostro Paese è in discesa: nel 2025 le emissioni si sono fermate a circa 354 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, il 30% in meno rispetto al 1990 e il 39% in meno rispetto al 2005. Il calo è stato più forte nella produzione elettrica (-51% dal 1990) e nell’industria (-47%). I trasporti restano invece il punto critico: nonostante la riduzione rispetto al 2005, le loro emissioni sono ancora dell’8% superiori ai livelli del 1990.
Il quadro europeo resta però disomogeneo anche tra i settori. Nel 2025 la riduzione più consistente in termini assoluti è arrivata dai trasporti, -0,9%, mentre i rifiuti hanno segnato il calo percentuale maggiore, -1,7%. Le emissioni della produzione elettrica sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre sono aumentate dell’1% negli edifici e dello 0,5% nella combustione industriale.
Su scala mondiale, il settore elettrico offre uno dei pochi segnali positivi. Nel 2025 le emissioni sono aumentate in tutti i principali comparti ad eccezione della produzione di elettricità e calore, dove sono diminuite dello 0,3%, pari a 51 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Il power resta tuttavia il primo settore emissivo mondiale, responsabile di quasi il 30% del totale.
La CO2 continua a dominare il bilancio climatico globale. Nel 2025 ha rappresentato il 73,8% delle emissioni di gas serra, principalmente per effetto della combustione delle fonti fossili. Il metano pesa per il 17,6%, il protossido di azoto per il 5,3% e i gas fluorurati per il 3,3%. Dal 1990 le emissioni globali di CO2 fossile sono aumentate del 76,3%, quelle di metano del 32,7% e quelle di protossido di azoto del 47,6%.
Un capitolo sempre più rilevante riguarda poi l’uso del suolo e le foreste. Nel 2025 il settore Lulucf è stato a livello globale una fonte netta di circa 900 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. La biomassa forestale ha assorbito circa 5,5 miliardi di tonnellate di CO2, ma la deforestazione ne ha rilasciate circa 3,7 miliardi. Gli incendi hanno prodotto altri 2,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, meno della media di lungo periodo, ma con forti differenze regionali.
Proprio l’Europa ha registrato nel 2025 una recrudescenza degli incendi: le emissioni legate ai roghi sono salite da circa 5 a 7 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in un anno. Allo stesso tempo, la capacità di assorbimento del settore forestale europeo si è indebolita rispetto al passato, pur continuando a rappresentare un importante pozzo netto di carbonio.
Il quadro che emerge dal rapporto resta quindi divergente. L’Ue continua a ridurre le emissioni e il proprio peso sul totale mondiale, mentre a livello globale la crescita non si è ancora arrestata. Dal 1990 le emissioni antropiche sono aumentate in media dell’1,5% all’anno e nel 2025 risultano superiori del 68,5% rispetto a 35 anni prima.

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