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Il presidio fa parte della protesta dei lavoratori dell'ex Ilva e di Acciaierie d'Italia, entrambe in amministrazione straordinaria, contro il rischio di fermo impianti e per chiedere un progetto industriale serio e strumenti di tutela del reddito.
A Taranto il 12 ottobre un lungo corteo di lavoratori e delegati ha marciato verso lo stabilimento Eni presidiandone i varchi e bloccando 37 autocisterne all'interno della raffineria. La mobilitazione si è spostata anche sulla statale 7 in direzione Bari, dove gli operai hanno paralizzato il traffico formando lunghe code, per poi montare un gazebo sulla rotatoria della statale 106 per garantire il presidio anche durante la notte.
Al presidio ha partecipato il sindaco, Piero Bitetti, che ha rilanciato "la richiesta di una legge speciale per Taranto che crei le condizioni utili a generare investimenti e occasioni di sviluppo e di occupazione". Per il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, "esiste una strada ed è quella di una fabbrica decarbonizzata. Nel frattempo l'ex Ilva può e deve continuare a lavorare con le attività produttive del processo a freddo, che possono proseguire ed essere ampliate".
Intanto, le segreterie territoriali e le Rappresentanze sindacali unitarie di Ilva e Acciaierie d'Italia, entrambe in amministrazione straordinaria, e del settore dell'appalto, hanno ringraziato lavoratrici e lavoratori "che hanno partecipato in maniera massiccia alla protesta, dimostrando unità, determinazione e grande senso di responsabilità nella difesa della dignità e del proprio futuro. La straordinaria adesione alla mobilitazione ha prodotto un primo risultato concreto - spiegano - il Presidente della Regione Puglia ha anticipato la riunione convocata per venerdì a giovedì 15 ottobre". "Ma sia chiaro, la cassa integrazione non può rappresentare la soluzione per i lavoratori. Il governo - affermano - deve assumersi le proprie responsabilità e riconvocare urgentemente le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi per aprire un confronto serio sull'introduzione di strumenti straordinari di tutela, sostegno al reddito per tutti i lavoratori coinvolti e un progetto industriale serio rispetto a un celere piano di decarbonizzazione".
A Genova, la sindaca Silvia Salis ha contestato la prospettiva di fermare gli impianti dal 15 novembre. "Qui ci sono tutte le caratteristiche per andare avanti: lo stabilimento funziona, i lavoratori - ha ribadito - vogliono solo lavorare e il mercato richiede i prodotti realizzati a Genova". Sulla stessa linea il presidente ligure Marco Bucci, che ha proposto di acquistare coils e bramme sul mercato estero per non fermare gli impianti.
In giornata, però, quando il corteo è arrivato sotto alla Prefettura, ha trovato gli accessi sbarrati dai blindati del Reparto Mobile. I lavoratori, allora, hanno rifiutato l'incontro con il prefetto e hanno montato le tende direttamente sull'asfalto.
Le tende in Largo Lanfranco, a pochi metri dalla prefettura di Genova - ©Ansa
Critica l'associazione Genitori Tarantini: "Non una sola parola - lamentano i portavoce - in difesa della salute dei tarantini. Tutti, sindacati, il presidente della Regione, il sindaco, i giovani venuti da Bari per unirsi allo sciopero, assolutamente tutti uniti contro gli abitanti di questa terra di sacrificio. È orribile, ma è così". Eppure, avvertono gli attivisti, il 17 ottobre, giorno della manifestazione organizzata da cittadini e movimenti, "arriveranno altri giovani, non manipolati, da tutta la Puglia per sostenerci, accogliamoli".
Per approfondire:
Ex Ilva, udienza 20 ottobre. Imprese indotto: sospendiamo licenziamenti fino a Cassazione
AI outlook — possibilities, not facts
Il governo riconvocherà urgentemente le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi per aprire un confronto sull'introduzione di strumenti straordinari di tutela.
Likely · Within days
La riunione convocata per venerdì dalla Regione Puglia sarà anticipata a giovedì 15 ottobre.
Very likely · Within days

Workers and unions from the former Ilva in Taranto continued to block roadways on state roads 7 and 106 to protest against the crisis at the plant, awaiting a new call from the Government and judging the measures of the next decree to be insufficient.

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