
Fedez critica l'ipocrisia degli influencer di fronte alle proteste, mentre Ghali invita a non confondere la violenza con le manifestazioni pacifiche per i diritti.
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Il dibattito nasce in seguito a episodi di vandalismo durante manifestazioni e riflette sulle tensioni sociali in Italia.
“Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo avere”
Nel post Fedez richiama la propria esperienza personale e il percorso di crescita in periferia. “Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol”, scrive. E aggiunge: “Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c***o, di non poterti comprare niente di bello”. Riferendosi agli episodi di vandalismo, osserva che le vetrine del centro rappresentano spesso il bersaglio di quella frustrazione: “Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo e loro non possono avere?”. Poi aggiunge: “Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”.
Le critiche ad artisti e influencer
Fedez allarga quindi la riflessione al ruolo svolto dal mondo dello spettacolo nella promozione di determinati modelli di successo. “A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti”, scrive. Il rapper critica inoltre alcuni personaggi pubblici che sostengono le proteste, pur facendo parte dello stesso sistema che contribuisce a diffondere quei modelli. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuove audience”, afferma. E conclude: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall'altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell'odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi”.
Ghali: "Non distraiamoci, pensiamo a chi manifesta pacificamente"
"Pensiamo a coloro che stanno manifestando pacificamente perché è quello che conta. Sono due cose ben distinte chi sta usando la violenza e chi scende in piazza a manifestare per i propri diritti in questo momento. Non distraiamoci troppo". Così Ghali è intervenuto sulle proteste a Milano a margine della proiezione 'A mare', il film di Alessandra Cutolo presentato alla Festa del Cinema di Roma. Sulle disuguaglianze sociali e sui diritti, sottolinea come i giovani stiano "cercando delle risposte ormai da un po', dobbiamo ascoltarli". Per Ghali "è un problema reale che riguarda tutto il nostro Paese". L'artista si è detto "contento" di vedere le persone "scendere in piazza a manifestare il proprio diritto e a cercare delle risposte, perché quello che stiamo vivendo oggi in questo Paese non è un problema solo dei giovani ma anche degli adulti e che ricopre tanti settori". Ghali arriva alla Festa del Cinema per la proiezione al Maxxi di 'A mare': un racconto corale che coinvolge un gruppo di madri e figli provenienti da Nigeria, Etiopia, Senegal, Marocco, Eritrea e Tunisia, tutti residenti nei palazzi occupati 'Spin Time' e '4 Stelle' di Roma. Ghali è anche l'autore del brano 'Casa mia', concesso a titolo gratuito per la colonna sonora del film, ha salutato il pubblico dopo la proiezione e ha sfilato sul tappeto rosso della Festa con le famiglie e i giovani protagonisti della pellicola.

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