
Il racconto di una ex compagna di Dino Keber, suicida dopo aver ucciso Tania Terrin a Camponogara. I centri antiviolenza E-R chiedono una riflessione sulla rete di protezione.
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Dino Keber si è tolto la vita dopo aver ucciso l'ex fidanzata Tania Terrin a Camponogara il 15 agosto.
"Mi ha scritto il 20 aprile scorso per chiedermi se Dino era mai stato violento con me e fino a che punto. Mi ha detto che due giorni prima l'aveva quasi uccisa, strangolandola, e ora cercava di scaricare la colpa su di lei". A parlare è una delle ex compagna di Dino Keber, il 43enne che si è tolto la vita dopo aver ucciso l'ex fidanzata Tania Terrin, 39 anni, nella sua abitazione a Camponogara, nel Veneziano, lo scorso 15 agosto. Lo riporta il Gazzettino.
La donna, che ha avuto in passato una relazione di sei anni con l'uomo, subendo a sua volta violenze, sarebbe la quinta vittima di Keber, oltre alle altre quattro già note che lo avevano denunciato. La ex del 43enne racconta di essere finita al pronto soccorso tre volte e di averlo querelato soltanto una. "Quando ho sporto denuncia ho fatto anche i nomi di alcuni suoi amici che non solo sapevano tutto, ma ci avevano pure separati una volta in cui lui mi stava picchiando a sangue", spiega. "Erano intervenuti per salvarmi. Quando sono stati interrogati, però, hanno difeso lui. Più avanti mi hanno detto di aver mentito perché non credevano la situazione fosse così grave".
La paura di lui, racconta, non è mai passata. "Soltanto da quando ho saputo che si è tolto la vita mi sento al sicuro, libera di uscire". La donna osserva infine che "non si doveva arrivare a questo. Andavano adottate le giuste misure prima. Tania si poteva salvare".
Centri antiviolenza E-R: 'Il femminicidio di Tania Terrin costringe a una riflessione'
"Il femminicidio di Tania Terrin, il sesto dall'inizio del mese di agosto, richiama con drammatica urgenza l'attenzione sulla necessità di analizzare in modo approfondito il contesto nel quale maturano i femminicidi e sulle eventuali criticità della rete di protezione". Per questo, è necessaria "una riflessione seria sull'efficacia degli strumenti di prevenzione e tutela e sulla capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente nelle situazioni ad alto rischio".
La denuncia, da sola, non basta, ma serve una "rete di protezione integrata". Lo sostiene il Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna, denunciando anche come, "sulla stampa e sui social", in queste ore siano apparsi commenti "inaccettabili" che colpevolizzano Terrin perché, secondo alcune ricostruzioni, "perdonava" Dino Keber. Ma, aggiunge il Coordinamento, "il comportamento della vittima non può mai diventare una giustificazione della violenza subita".
"La commissione sul femminicidio presieduta da Valeria Valente nella scorsa legislatura - prosegue la nota - aveva evidenziato come nella quasi totalità dei casi in cui una donna era stata uccisa, i centri antiviolenza non erano stati coinvolti. Sono presidi fondamentali nei percorsi delle donne". Inoltre, "ospitare le donne nelle case rifugio, quando è necessario. È fondamentale - conclude - investire nella formazione, nel coordinamento tra istituzioni e centri antiviolenza, nella valutazione del rischio e nel rafforzamento delle risorse destinate alla prevenzione e alla protezione".

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