
L'86,8% dei lavoratori tra 18 e 50 anni giudica positivamente la possibilità di scegliere tra diverse modalità di erogazione della pensione complementare introdotte dalla legge di Bilancio 2026, secondo il Rapporto Assogestioni-Censis, sebbene la conoscenza delle novità rimanga parziale e poco diffusa tra i non aderenti.
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La legge di Bilancio 2026 ha introdotto nuove modalità di erogazione per la pensione complementare, alternative alla rendita vitalizia, tra cui prelievi liberamente determinabili, rendita a durata definita e erogazione frazionata del capitale.
Mettere da parte i soldi per la pensione, ma poter scegliere come riceverli quando si smette di lavorare. È su questa libertà che si concentra il consenso verso le novità della previdenza complementare: l’86,8% dei lavoratori giudica positivamente la possibilità di decidere tra diverse modalità di erogazione del risparmio accumulato. Un’apertura che convive con una conoscenza parziale delle nuove regole e una ricerca di informazioni poco diffusa tra i non aderenti.
A fotografare questa distanza è l’aggiornamento del settimo Rapporto Assogestioni-Censis, che raccoglie le valutazioni dei lavoratori tra i 18 e i 50 anni sui cambiamenti introdotti dalla legge di Bilancio 2026. “L’apprezzamento per le nuove modalità di erogazione esprime il desiderio dei lavoratori di poter decidere come disporre dei risparmi accumulati per la pensione”, osserva Giorgio De Rita, segretario generale del Censis.
Come ricevere il risparmio accumulato
Tra le tre nuove opzioni alternative alla rendita vitalizia, che assicura pagamenti per tutta la vita, il 49,5% preferirebbe i prelievi liberamente determinabili: ritirare somme senza una periodicità prestabilita, entro i limiti di legge. Il 38,7% sceglierebbe una rendita a durata definita, con pagamenti periodici per un arco temporale commisurato alla speranza di vita. L’11,8% opterebbe per l’erogazione frazionata del capitale, in più pagamenti lungo un periodo scelto dall’aderente, di almeno cinque anni.
Secondo il rapporto, le prime due modalità sono operative dal primo luglio, mentre l’erogazione frazionata entrerà in vigore il 31 ottobre e prevede un diverso trattamento fiscale.
Per Arianna Immacolato, direttore fisco e previdenza di Assogestioni, l’associazione del risparmio gestito, il punto è tenere insieme “Ampliamento delle prestazioni e diversità delle esigenze”. A una maggiore autonomia deve accompagnarsi la “Chiarezza delle informazioni sulle nuove prestazioni”, per confrontare le opzioni e comprenderne le differenze.
La richiesta di autonomia non riguarda soltanto il pensionamento. Nella decisione di aderire alla previdenza complementare, il 43,1% indica tra gli aspetti importanti la garanzia del capitale, il 40,6% la possibilità di pagare meno tasse e il 38,5% l’accesso ai risparmi prima della pensione in caso di necessità. Protezione, fiscalità e disponibilità del denaro sono le esigenze che contano di più per gli italiani e quelle su cui deve poggiarsi un’informazione di qualità volta a intercettare coloro che ancora non partecipano attivamente.
Oltre la metà non conosce le novità
La conoscenza della riforma è aumentata. A settembre dichiarava di conoscerne le novità il 43,8% dei lavoratori, contro il 27,2% di marzo: una crescita di 16,6 punti percentuali. Soltanto il 9,1% afferma però di conoscerle bene; il 34,7% ne ha un’idea a grandi linee. Il 56,2% non conosce i cambiamenti.
I più giovani risultano più informati: tra i 18-35enni la conoscenza, approfondita o generale, raggiunge il 48,6%, scende al 43,9% tra i 36 e i 45 anni e al 35,7% tra i 46 e i 50. Emerge anche una differenza tra dipendenti, al 44,7%, e autonomi, al 38,9%.
“La conoscenza della riforma cresce, ma il vero banco di prova sarà trasformare questo interesse in nuove adesioni”, osserva Immacolato. “È qui che si misura il valore dell’informazione: non nella semplice conoscenza delle novità normative, ma nella capacità dei lavoratori di comprenderne le implicazioni per il proprio futuro previdenziale”.
Per orientarsi si cercano consulenti e IA
Negli ultimi quattro mesi appena il 28,2% degli intervistati ha cercato informazioni sulla previdenza complementare. Tra questi, il 53,9% ha consultato siti di informazione generalisti, il 38,3% quelli di banche o assicurazioni e il 30,9% si è rivolto a consulenti finanziari o assicurativi. Le fonti istituzionali, come la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la Covip, o il ministero del Lavoro, sono state utilizzate dal 22,3%. Il 18,4% ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale. Il 47,2% ha consultato almeno due fonti.
La richiesta di aiuto resta soprattutto rivolta a un esperto: il 76,2% considera importante il supporto di un consulente per individuare la modalità di erogazione più adatta alle proprie esigenze. Il 44,3% attribuisce importanza anche agli strumenti digitali o all’IA.
Dalla fiducia alle adesioni
Resta la distanza tra notorietà e fiducia. L’87,8% dichiara di conoscere gli strumenti della previdenza complementare, ma solo il 24% li conosce bene, mentre il 63,8% si ferma a una conoscenza generale. A esprimere fiducia nella loro capacità di integrare la pensione obbligatoria e contribuire al benessere economico nella vecchiaia è però il 55% della.
AI outlook — possibilities, not facts
Le adesioni alla previdenza complementare aumenteranno nei prossimi mesi grazie alla maggiore conoscenza delle nuove modalità di erogazione
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