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Chiara Poggi è stata uccisa a Garlasco nel 2007. Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni per l'omicidio. Andrea Sempio è stato recentemente indagato in relazione al caso, in particolare per l'impronta 33 trovata sul muro della casa della vittima.
L'impronta 33 sul muro della casa di Garlasco in cui è stata uccisa Chiara Poggi "non è attribuibile né a me né a nessun altro". Di questo è convinto Andrea Sempio, intervistato a 'Porta a Porta'. "Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questa cosa, e quindi diventa 'la 33 è di Sempio', va bene" - aggiunge l'indagato nella nuova inchiesta - "ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone. Oggi, da quello che ho visto dall'ultima consulenza" dei pm "non si arriva a dire che è insanguinata. Si arriva a dire che non si può escludere che non ci fosse il sangue. A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza". "Si vive a fatica", ha poi confessato a proposito del suo stato d'animo nel corso di queste settimane. "Io dico che oggi non sto vivendo perché la mia vita oggi è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a incontrarci coi consulenti".
"Nessun errore giudiziario su Stasi, condanna giusta"
Per Sempio non c'è stato alcun errore giudiziario nei confronti di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi. "Secondo me la condanna è giusta", ha detto ai microfoni di 'Porta a Porta'. "Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente. Alcune cose che vengono sollevate non mi convincono. Mi sembra che siano più logiche e spiegate come sono state spiegate ai tempi", ha aggiunto. E ancora, tornando sul suo coincolgimento nell'Inchiesta: "Io francamente penso che sia tutto spiegabile".
"Spero di non dover aver affrontare tutti i gradi di un vero processo"
"Il mio unico dubbio", ha sottolineato a proposito del suo ipotetico rinvio a giudizio, "è che ci sarà tanta tanta roba da valutare, tanti elementi diversi. Io spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi". Però resta il fatto che "per quanto tu puoi sentirti sicuro su certi elementi e dire 'ok secondo me questa cosa si può spiegare', comunque poi dovrei riuscire a spiegarla in aula e non è così automatico". "Quindi il pensiero che ci possa si possa arrivare al carcere c'è. Francamente" - ha concluso - "cerco di non pensarci cerco proprio di non immaginarmi quell'eventualità". Rispondendo, invece, a una domanda riguardo all'impronta insanguinata di scarpa trovata a Garlasco, ha detto: "Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44". "Noi la prova l'abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava", ha aggiunto. E per quanto riguarda il Dna sotto le unghie di Chiara ha sottolineato che "la conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che l'analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto". Sempio ha poi detto di avere parlato due volte con Chiara e "se ci fosse stato qualcosa di particolare in quelle chiamate, ad esempio un disturbo, probabilmente l'avrebbe riferito o al fidanzato o al fratello o alla famiglia dicendo 'guardate che ha chiamato tizio'.". Invece, "non c'è nessuno che possa dire che io gli abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me quindi anche questa idea che ci potesse essere un interesse" - ha ribadito - "non c'è da nessuna parte". E i video intimi della ragazza, "non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza attraverso i media".
AI outlook — possibilities, not facts
Andrea Sempio riuscirà a risolvere la questione in udienza preliminare senza dover affrontare un processo completo
Possible · Within months

Andrea Sempio, accused of killing Chiara Poggi in Garlasco almost 20 years ago, denies the accusations in a television interview, supports the definitive conviction of Alberto Stasi and points the finger at alleged irregularities in the first investigation, while new details emerge on the management of finds and omissions in the documents.

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