Hrc, l'allarme dei direttori del personale su talenti e welfare
Dati Ocse 2026 presentati al summit Future@Work: oltre la metà degli espatriati è laureata e trova lavoro all'estero in settori carenti in Italia.
Quick Look
- Tra il 2011 e il 2024, il 6% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni è emigrato.
- Oltre la metà possiede una laurea e trova impiego all'estero in settori dove le imprese italiane soffrono la carenza di personale, frenate da stipendi d'ingresso meno competitivi.
AI-generated summary
Why It Matters
Il fenomeno della fuga di cervelli in Italia è analizzato attraverso i dati Ocse e i rapporti del Cnel, evidenziando un divario salariale significativo rispetto all'estero.
Tra il 2011 e il 2024 il 6% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni ha lasciato il Paese, e oltre la metà è laureata. Quasi il 60% trova lavoro all'estero proprio nelle professioni in cui le imprese italiane non trovano personale.
È il quadro dei dati Ocse 2026 presentati da Marco Gallo, managing director di Hrc Community, la rete che riunisce i direttori del personale di grandi aziende italiane e internazionali, al summit Future@Work 2026 in corso all'Inps a Roma con oltre 100 direttori HR.
A frenare l'attrattività, secondo il Rapporto giovani expat Cnel 2025 illustrato da Giulio Buciuni (Trinity College di Dublino), sono gli stipendi d'ingresso: circa 30mila euro lordi per un neolaureato in Italia contro 45mila, in media, all'estero.
Open Questions
- Quali politiche specifiche verranno attuate per invertire il trend?
- Quali settori professionali specifici soffrono maggiormente la carenza di personale?






