
Il magistrato Alessandro Di Cicco avrebbe definito la premier 'nana borgatara' in un post su Facebook, scatenando la reazione del consigliere del Csm Enrico Aimi.
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Il governo ha bloccato la firma del decreto per gli adeguamenti stipendiali dei magistrati. Tale tensione ha generato attriti tra l'esecutivo e la categoria giudiziaria.
MILANO – Continuano le schermaglie a distanza tra magistrati e governo. Dopo lo stop di Meloni alla firma del decreto per autorizzare gli adeguamenti di stipendio per la categoria è arrivato il commento su Facebook di un magistrato in servizio alla procura di Roma, Alessandro Di Cicco, che sul proprio profilo avrebbe scritto: "La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia". Il post, riportato dall’Adnkronos, al momento non è visibile.
Parole a cui ha fatto seguito l’intervento di Enrico Aimi, consigliere laico del Csm ed ex deputato di Forza Italia. "Definire la Presidente del Consiglio 'nana borgatara', come riportato dall'Adnkronos a proposito di un post attribuito al magistrato Alessandro Di Cicco, in servizio presso la Procura della Repubblica di Roma, è un fatto che merita un'attenta valutazione. La libertà di espressione è un diritto fondamentale e deve essere garantita a tutti, magistrati compresi. Ma chi esercita una funzione così delicata come quella giudiziaria è tenuto a osservare doveri di equilibrio, correttezza e rispetto delle istituzioni, anche quando interviene nel dibattito pubblico".

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