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In Italia la disuguaglianza sui redditi ai minimi dal 2014, ma resta oltre l'Ue
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ANSA Economia3 hours agoBusiness3 min readItalyView translation

In Italia la disuguaglianza sui redditi ai minimi dal 2014, ma resta oltre l'Ue

Il coefficiente di Gini scende al 31,0 nel 2025, ma il rischio di povertà rimane elevato e superiore alla media europea.

Quick Look

  • Nel 2025 la disuguaglianza dei redditi in Italia è scesa ai minimi dal 2014 (Gini 31,0), rimanendo però superiore alla media UE (29,2).
  • Il rischio di povertà resta alto al 18,6%, con divari di genere significativi e disparità persistenti tra le fasce d'età.

AI-generated summary

Why It Matters

L'analisi si basa sui dati Eurostat relativi alla distribuzione del reddito disponibile e al rischio di povertà nel 2025.

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In Italia la disuguaglianza sui redditi è scesa nel 2025 ai livelli più bassi dal 2014, ma resta superiore alla media europea e si accompagna a un rischio di povertà ancora elevato. Secondo gli ultimi dati Eurostat il coefficiente di Gini che misura la distribuzione del reddito disponibile (si ha zero per la perfetta uguaglianza con una quota di reddito uguale per tutta la popolazione e 100 per la completa disuguaglianza con una persona che ha l'intero reddito del Paese) è passato dal 32,2 del 2024 al 31,0.

Ma il dato resta nettamente superiore alla media Ue scesa dal 29,4 al 29,2. Se si guarda all'indice di disuguaglianza prima dei trasferimenti sociali (escludendo le pensioni) l'indice in Italia è al 35,1, in calo sul 36,3 del 2024 ma comunque superiore alla media Ue (34,1). In pratica i trasferimenti sociali hanno un impatto significativo nella riduzione delle disuguaglianze ma minore di quanto accada in media in Europa. Il rischio di povertà nel complesso per tutte le classi di età (la quota di persone con un reddito disponibile equivalente inferiore al 60% del reddito disponibile equivalente mediano nazionale al netto dei trasferimenti sociali) nel 2025 era pari in Ue al 16,3% mentre in Italia era al 18,6% (in calo sul 18,9% del 2024) e in Francia al 16,3%, in linea con la media Ue ma in aumento sul 15,9% del 2024. Per le donne le disuguaglianze sono amplificate.

Secondo la quarta edizione del Women Economic Forum Italy, inaugurata oggi a Torino il divario di genere nei redditi supera il 40% in Italia, contro una media Ocse del 35%. A livello mondiale le donne rappresentano circa il 25-30% della forza lavoro nell'intelligenza artificiale e meno del 15% dei ruoli dirigenziali del settore.

E mentre proseguono le proteste con migliaia di giovani in piazza, le manifestazioni per il caro carburante, i cortei contro le guerre e gli annunci sull'occupazione delle scuole, i numeri ci dicono che in Italia per gli under 18 l'indice sulla distribuzione della disuguaglianza è comunque in deciso calo, al 29,3 rispetto al 31,1 del 2024 anche se sopra la media Ue che è al 28,6. Nel 2025 in Italia la situazione è leggermente migliorata anche per quanto riguarda le disuguaglianze sul reddito. Secondo le tabelle di Eurostat il primo quintile, ovvero il 20% della popolazione che ha il reddito più basso ha una percentuale complessiva dei redditi che è salita al 7,5% dal 7,2% (in Ue dall'8,2% all'8,3%). La distanza resta comunque significativa rispetto alla fascia più abbiente della popolazione che segnala i redditi più alti ma in riduzione: nel 2025 concentrava infatti il 38,7% dei redditi contro il 39,6% nel 2024 (37,6% in Ue). Tra i Paesi dell'Ue, nel 2025, il coefficiente di Gini ha oscillato da un minimo di 23,0 in Slovacchia a un massimo di 37,7 in Bulgaria.

Dopo la Slovacchia, i Paesi con la distribuzione del reddito più equa sono stati il Belgio (23,4), la Cechia (24,0), la Slovenia (24,6) e la Polonia (24,9). All'estremo opposto della distribuzione, dopo la Bulgaria si sono collocate la Lettonia (35,6) e la Lituania (35,5). Per quanto riguarda i minori la Bulgaria è il Paese con la maggiore disuguaglianza del reddito disponibile (41,4) mentre il Belgio con un coefficiente di Gini di 20,6 è il Paese con l'indice di disuguaglianza minore. In Germania l'indice di disuguaglianza tra gli under 18 è al 29,3, come in Italia, mentre in Francia è più alto, al 30,7, in aumento rispetto al 30,4 del 2024. La Francia è il Paese nel quale è cresciuto di più il tasso delle persone a rischio di povertà tra i minorenni, passato dal 18,2% del 2019 al 22,8%. Il rischio di povertà tra i giovanissimi è salito anche in Germania mentre in Italia è diminuito passando dal 24,5% al 23,2% (stabile invece sul 2024) anche se ancora molto oltre la media europea. In Ue la media nel 2025 era al 19,6%.

Open Questions

  • Quali politiche specifiche hanno contribuito al calo del coefficiente di Gini?
  • Come evolverà il rischio di povertà minorile nel lungo periodo?

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This article was originally published by ANSA Economia.

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