
Analisi dei dati economici calabresi nel 2025: record di PIL, occupazione, esportazioni e le tre leve strategiche per lo sviluppo futuro.
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La Calabria ha registrato nel 2025 un incremento del PIL dell'1,1% e un calo della disoccupazione al 9,8%, superando le medie nazionali.
La Calabria, per anni simbolo dei ritardi meridionali, oggi può portare qualche elemento a questa discussione. Secondo la Banca d’Italia, nel 2025 il Pil regionale è cresciuto dell’1,1%, il dato più alto tra le regioni italiane, a fronte dello 0,5% nazionale. Gli occupati sono aumentati del 3,8%, oltre ventimila in un anno, e la disoccupazione è scesa dal 13,1 al 9,8%. È cambiata anche la qualità del lavoro: tra il 2022 e il 2025 i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti del 14,5% e quelli a termine sono diminuiti di oltre il 20%, mentre la quota di giovani che non studiano e non lavorano è scesa dal 32 al 24%.
Le esportazioni crescono per il quinto anno consecutivo e hanno superato per la prima volta il miliardo di euro. Il porto di Gioia Tauro ha chiuso il 2025 con il record storico di circa 4,5 milioni di Teu, il 14% in più, nonostante la crisi del Mar Rosso. Gli aeroporti hanno superato i quattro milioni di passeggeri e nel primo semestre del 2026 la Calabria è stata la prima regione italiana per crescita degli arrivi turistici, più 10,5%, e degli arrivi dall’estero, più 23%.
Non intendo trasformare questi numeri in trionfalismo. Il nostro tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa, e la distanza dal resto del Paese si colmerà solo in molti anni. Ma i dati dicono che la direzione è giusta, e che quando le istituzioni smettono di essere un ostacolo l’iniziativa privata risponde.
La prima leva, dunque, è la qualità delle istituzioni. Una Regione non deve sostituirsi agli imprenditori: deve costruire un ambiente in cui chi investe, assume e innova trovi tempi certi e regole chiare. Lo abbiamo fatto nel confronto costante con Unindustria Calabria e con il suo presidente Aldo Ferrara, con i corpi intermedi e con i sindacati.
La seconda leva è il capitale umano. Tra il 2002 e il 2022 circa 500mila laureati hanno lasciato il Mezzogiorno, e in Calabria il tasso di uscita supera il 50%: territori che formano i propri giovani e ne regalano il talento ad altri.
Per questo abbiamo introdotto il Reddito di merito: gli studenti calabresi che si iscrivono negli atenei della regione e mantengono una media dal 27 in su ricevono da 500 a mille euro al mese, con uno stanziamento di 15 milioni.
Alla base c’è un principio liberale: il punto da cui si parte non deve decidere il punto in cui si arriva. Ma una Regione da sola può fare poco. A livello nazionale servirebbe il coraggio di azzerare l’Irpef per i giovani sotto i 30-35 anni: non un bonus, ma una leva di competitività per un Paese che fatica a trattenere i propri talenti e ancora di più ad attrarne di nuovi.
La terza leva è la Zes Unica, che il Rapporto propone giustamente di trasformare in una vera politica industriale. Ha già attivato circa 11 miliardi di investimenti dimezzando i tempi autorizzativi, e tra i casi citati c’è Baker Hughes, che ha scelto di investire ancora nel suo stabilimento di Vibo Valentia: trattenere chi c’è già conta quanto attrarre chi non c’è.
Condivido le proposte del Rapporto, a partire da un credito d’imposta stabile su un orizzonte di cinque-sette anni. Nel 2025 la copertura è scesa al 70% delle richieste, e nessun investitore pianifica su una variabile.
Infine le infrastrutture. In Calabria il Pnrr ha pesato meno che altrove perché l’Alta Velocità non arriva ancora e la rete ferroviaria è elettrificata poco più che per metà. La legge quadro con scadenze vincolanti che il Rapporto propone per l’alta velocità è la strada giusta, e la Salerno-Reggio Calabria ne sarebbe il primo banco di prova.
AI outlook — possibilities, not facts
Realizzazione della legge quadro per l'alta velocità con la Salerno-Reggio Calabria come banco di prova
Possible · Within months

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