
Dalla Cina agli Emirati Arabi, l'analisi dei rischi per i paesi che intrattengono scambi commerciali con Teheran sotto la minaccia di nuove sanzioni di Washington.
AI-generated summary
Le tensioni tra USA e Iran si sono intensificate con il blocco dello Stretto di Hormuz e l'annuncio di nuove sanzioni da parte dell'amministrazione Trump. Gli USA mirano a colpire i partner commerciali iraniani per isolare il regime.
Ma quali sono i partner commerciali di Teheran che potrebbero essere colpiti dalla ritorsione Usa? Tra i paesi più "a rischio" rappresaglie ovviamente sulla carta ci sarebbe la Cina. Pechino è il principale partner commerciale di Teheran e acquirente del suo petrolio. Oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran nel 2024 sono stati infatti con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Da anni, osserva il New York Times, "la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Negli ultimi mesi, tuttavia, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense". Gli ultimi dati forniti dalle autorità doganali iraniane, aggiornati a gennaio 2026 e citati dall'Afp, riportano 13,4 miliardi di dollari di importazioni e 10,91 miliardi di dollari di esportazioni nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto. Dal punto di vista cinese, comunque, gli scambi commerciali rappresentano solo una parte minima della bilancia commerciale cinese. "Non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi", ha sottolineato William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi citato dal Times. La quota di greggio che la Cina importa dall'Iran infatti potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri paesi. L'Iran, invece, importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli In ogni caso non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle minacce Usa. "Le sanzioni e le pressioni economiche" sull'Iran "non aiuteranno a risolvere il problema", ha sottolineato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. "La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici".
Anche l'India potrebbe subire le ripercussioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi. Le sanzioni americane hanno però spinto l'India a ridurre i rapporti con Teheran e, secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni, osserva il New York Times. Secondo questi dati, nell’anno fiscale 2025-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile, secondo la società di analisi Kpler citati dall'Afp. Nel 2024 il 30,6% delle importazioni iraniane proveniva dagli Emirati Arabi Uniti che hanno annunciato lo stop degli scambi economici e commerciali importavano per un valore di circa 21 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Omc. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentavano inoltre la terza destinazione delle esportazioni iraniane, per un valore di circa 7 miliardi di dollari, pari al 12% delle esportazioni complessive. Secondo le autorità doganali iraniane, nei 10 mesi precedenti gennaio 2026, riferisce l'Afp, le esportazioni dall’Iran verso gli Emirati ammontavano a 6,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano 14,81 miliardi di dollari - una cifra superiore a quella registrata negli scambi con la Cina nello stesso periodo.
Anche Turchia e Pakistan sono partner commerciali dell'Iran che potrebbero subire conseguenze delle minacce di Trump. "È politicamente e geopoliticamente molto importante che entrambi questi Paesi mantengano buone relazioni con l’Iran. Ed è proprio qui che, secondo me, l’amministrazione Trump incontrerà grandi difficoltà", ha sottolineato al New York Times. Esfandyar Batmanghelidj, Ceo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank con sede a Londra specializzato nell’economia iraniana. La Turchia, terzo partner commerciale dell’Iran, ha esportato verso Teheran 5,6 miliardi di dollari di merci nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, secondo i dati delle autorità doganali iraniane citati dall'Afp. Nello stesso periodo, la Turchia ha invece importato dall’Iran 7,91 miliardi di dollari di prodotti, una parte significativa dei quali costituita da prodotti energetici iraniani. Nei 10 mesi precedenti l’inizio del conflitto, le esportazioni iraniane verso il vicino Iraq hanno raggiunto un valore di 7,91 miliardi di dollari, a fronte di circa 450 milioni di dollari di importazioni dall’Iraq. Burcu Ozcelik, ricercatrice presso il Royal United Services Institute di Londra, ha affermato al New York Times, che anche l’Iraq è vulnerabile alla pressione economica americana, a causa dei suoi continui rapporti commerciali con l’Iran. Le sanzioni americane hanno già colpito gruppi iracheni legati all’Iran. Tuttavia, Ozcelik ha osservato che imporre sanzioni più ampie ai partner commerciali dell’Iran sarebbe molto più complesso. La loro applicazione, ha spiegato, "sarà lenta, disomogenea e difficile da monitorare". Inoltre, ha aggiunto, è tutt’altro che certo che "una maggiore pressione produca il comportamento politico che Trump sta cercando di ottenere".
Anche la Russia che è già colpita dagli Usa per la guerra in Ucraina potrebbe essere ulteriormente colpita. Le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari nei 10 mesi precedenti gennaio 2026, mentre le esportazioni russe verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi di dollari, secondo i dati delle autorità doganali iraniane. Nel 2022, la Russia scambiava cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, secondo la Banca Mondiale. Da allora, la cooperazione si è rafforzata, anche attraverso scambi di materiale militare. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito dell’esistenza di una nuova rotta commerciale tra i due Paesi attraverso il Mar Caspio. Alla fine di luglio, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro "una nave sottoposta a sanzioni internazionali che venivano utilizzati per trasportare carichi militari tra l’Iran e la Russia".
"Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi", ha affermato intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Trump con l'annuncio della sua nuova offensiva economica all'Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina "deve entrare nel programma", rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che "è meglio avere in privato molte di queste conversazioni". Secondo Bessent, il piano di aumento delle sanzioni e di vera offensiva economica rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni di combattimento contro il Paese. "Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala", ha detto. "Voglio sottolineare che questo vale per questo momento", ha poi aggiunto. Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione ulteriore che verrà esarcitata dalle sanzioni porteranno al "collasso" sul regime. "Avrà un peso sull'Iran e faremo collassare il regime", le parole del segretario al Tesoro.
AI outlook — possibilities, not facts
Aumento delle sanzioni USA contro entità che commerciano con l'Iran.
Very likely · Within months

L'Eurosistema e le banche si confrontano sul design dell'app per l'euro digitale: pubblica e accessibile a tutti o commerciale, associata ai conti bancari?

Il costo di gestione dei conti correnti in Italia è aumentato del 23% in dieci anni, raggiungendo una media di 101,1 euro. I depositi bancari delle famiglie toccano quota 1.163 miliardi di euro, con marcate differenze tra regioni e province.

I listini europei chiudono la settimana in moderato rialzo, guidati da Madrid e Londra. Piazza Affari resta piatta, penalizzata dalle vendite sui titoli bancari, in particolare Banca Generali, Mediobanca e Mps, mentre Stellantis registra un forte recupero.

Continua l'aumento dei prezzi di benzina e gasolio in Italia durante il controesodo di ferragosto. Il Codacons stima che il rientro dalle vacanze possa costare fino a 270 euro a famiglia, considerando carburante, pedaggi autostradali e soste nelle aree di servizio.

Il presidente dell'Inps Gabriele Fava, intervenendo al Meeting di Rimini, ha sottolineato che la sostenibilità del sistema previdenziale dipende prioritariamente dalla qualità e stabilità del lavoro, invocando politiche per l'occupazione e il contrasto al sommerso.

Il quindicesimo Rapporto Abi Lab evidenzia una crescita del 5,7% degli utenti mobile banking nel 2025. Gli investimenti tecnologici superano i 6,3 miliardi di euro, con 2,5 miliardi destinati alla cybersecurity tra il 2020 e il 2025 per contrastare le minacce digitali.