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BackLa transizione energetica avanza, ma non basta a salvare il clima
La transizione energetica avanza, ma non basta a salvare il clima
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Repubblica Economia10 hours agoEnergy2 min readItalyView translation

La transizione energetica avanza, ma non basta a salvare il clima

Il rapporto di Dnv del delinea una transizione energetica in accelerazione ma insufficiente per il 2050

Quick Look

  • Secondo l'Energy Transition Outlook 2026 di Dnv, le emissioni globali di CO2 si ridurranno del 44% entro il 2050, lasciando il mondo su una traiettoria di riscaldamento di 2,3 gradi.
  • La sicurezza energetica e l'elettrificazione guidano il cambiamento.

AI-generated summary

Why It Matters

L'Energy Transition Outlook giunge alla decima edizione e analizza la trasformazione del sistema energetico globale.

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Le rinnovabili avanzano, l’elettrificazione accelera e la domanda di energia primaria si avvicina alla stabilizzazione. Eppure, nel 2050 le emissioni globali di CO2 legate all’energia e ai processi industriali saranno ancora di 22 miliardi di tonnellate annue, contro i 39 miliardi attuali. Una riduzione del 44% che lascerebbe il mondo su una traiettoria di riscaldamento di 2,3 gradi entro fine secolo, lontano dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’Energy Transition Outlook 2026 di Dnv, giunto alla decima edizione, delinea un sistema energetico mondiale in profonda trasformazione, ma ancora lontano dalla neutralità climatica.

A ridisegnare gli equilibri è soprattutto la sicurezza energetica. Le guerre in Ucraina e Iran spingono i Paesi importatori a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili attraverso rinnovabili, nucleare ed efficienza. Le economie esportatrici, invece, difendono la produzione di petrolio e gas. Negli ultimi cinque anni, la quota di fonti non fossili nell’energia primaria è aumentata di 2,2 punti percentuali nelle principali regioni importatrici considerate da Dnv, contro 0,7 punti in quelle esportatrici.

Cambia anche il rapporto tra crescita economica e consumi energetici. Dopo due secoli di aumenti paralleli, la domanda mondiale di energia primaria è destinata a stabilizzarsi: dagli attuali 657 exajoule salirebbe a circa 694 nel 2040, per poi scendere a 666 nel 2060. Nello stesso periodo, il Pil mondiale potrebbe quasi raddoppiare. A rendere possibile questa separazione sarà soprattutto l’elettrificazione, che riduce le perdite energetiche rispetto alle tecnologie basate sulla combustione.

La quota dell’elettricità nei consumi finali passerà dal 21% attuale al 33% nel 2045, con un ritmo di crescita più che doppio rispetto ai vent’anni precedenti. A trainare la domanda saranno il raffrescamento degli edifici, i veicoli elettrici e i data center, responsabili rispettivamente del 22%, 21% e 18% dell’incremento previsto entro il 2040.

Intanto, cambia il mix energetico. Petrolio, gas e carbone rappresentano oggi circa l’80% dell’energia primaria mondiale, una quota rimasta stabile per oltre sessant’anni. Entro il 2060 scenderà sotto il 40%, mentre le fonti non fossili supereranno quelle fossili negli anni Cinquanta. Il contributo del solare aumenterà di dieci volte e quello dell’eolico di otto. Il carbone subirà una contrazione superiore all’80%, seguito dal petrolio, mentre il gas manterrà un ruolo importante nella flessibilità dei sistemi elettrici.

L’espansione delle rinnovabili richiederà però infrastrutture adeguate. Serviranno reti più resilienti, accumuli, flessibilità della domanda e mercati elettrici capaci di integrare una quota crescente di produzione intermittente. La capacità installata delle batterie è aumentata di quattordici volte negli ultimi cinque anni, ma reti di trasmissione e flessibilità dei consumi non crescono altrettanto rapidamente.

Gli investimenti confermano il vantaggio delle tecnologie mature. Nel periodo 2026-2035 Dnv prevede una spesa media annua di 600 miliardi di dollari nel fotovoltaico, contro i 240 miliardi del decennio precedente. Nell’eolico si passerà da 160 a 300 miliardi. Diversa la situazione di idrogeno rinnovabile e cattura della CO2, ancora frenati dai costi e dalla dipendenza dagli incentivi. Rispetto al rapporto precedente, Dnv ha ridotto le previsioni al 2060 per idrogeno e cattura e stoccaggio del carbonio rispettivamente del 29% e del 15%.

In Europa, la maggiore produzione da fonti non fossili ridurrà la quota di energia primaria importata da circa metà a un terzo entro il 2050. Ma l’aumento delle rinnovabili variabili richiederà una capacità di accumulo energetico dieci volte superiore a quella attuale. La competitività industriale dipenderà sempre più dalla disponibilità di elettricità affidabile e conveniente.

What to Watch

AI outlook — possibilities, not facts

  • Domanda mondiale di energia stabilizzata a circa 694 exajoule nel 2040

    Likely · Medium term

Open Questions

  • Come verranno colmate le lacune nelle reti di trasmissione?
  • Quali incentivi sbloccheranno i costi dell'idrogeno?

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This article was originally published by Repubblica Economia.

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