
Ankara richiede una 'red notice' dell'Interpol per il premier israeliano e Afek Moskovitch in relazione al caso della Global Sumud Flotilla. Nuove vittime palestinesi in Cisgiordania.
La Turchia ha richiesto all'Interpol l'emissione di un mandato di arresto internazionale per il premier israeliano Benyamin Netanyahu e Afek Moskovitch, accusandoli di genocidio e crimini contro l'umanità legati all'intercettazione della Global Sumud Flotilla.
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La Turchia ha avviato procedimenti legali contro funzionari israeliani in seguito all'intercettazione della Flotilla nel 2026. La situazione in Cisgiordania è segnata da scontri ricorrenti tra coloni, palestinesi e forze israeliane.
La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il caso della Flotilla, la spedizione di volontari che portava aiuti umanitari a Gaza. Lo annuncia il governo di Ankara. Il procedimento riguarda complessivamente 35 imputati, tra cui Netanyahu e Afek Moskovitch. Secondo le autorità turche, gli imputati, in relazione alle azioni di abbordaggio e respingimento della Flotilla, sono anche accusati di genocidio e crimini contro l'umanità. "Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l'illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un'impunità che dura da troppo tempo", ha commentato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.
"È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l'America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo". Lo ha dichiarato, secondo l'agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Intanto Trump rivendica il sopravvento su Teheran: "Abbiamo spazzato via l'Iran", ha detto in un'intervista telefonica a Michael Cohen. Teheran, ha proseguito il tycoon, "dispone di alcuni missili e droni ma ha una capacità produttiva limitata". Il capo della Casa Bianca ha poi rivendicato il controllo del corridoio strategico nel Golfo: "Gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo". Le parole dell'intervista arrivano nel giorno in cui Trump ha aperto anche il fronte economico contro l'Iran, con quello che Washington ha ribattezzato il "D-Day economico".
Su Truth Social il presidente ha annunciato "l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese", minacciando "conseguenze economiche tremende" per qualsiasi governo che dovesse sostenere Teheran. Secondo quanto anticipato da Bloomberg, il pacchetto potrebbe spingersi fino alla confisca degli asset iraniani. La replica della Repubblica islamica è arrivata rapida: "Sarà un altro flop".
"Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l'illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un'impunità che dura da troppo tempo". A dirlo Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, in merito al mandato di arresto per il premier israeliano Benyamin Netanyahu emesso dalla Turchia. "Quello che abbiamo subito - attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze - è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale", ha aggiunto Delia. Per Maria Elena Delia "è fondamentale ricordare che la vicenda della Flotilla non può essere separata dal contesto in cui è avvenuta: ciò che è stato fatto contro di noi - sottolinea - si aggiunge ad anni di sistematiche violazioni dei diritti del popolo palestinese, dell'occupazione e del blocco illegale imposto a Gaza. La nostra missione nasce precisamente per denunciare questa impunità". "Per questo - conclude - ogni passo verso l'accertamento delle responsabilità è importante, purché al centro rimangano Gaza e i diritti del popolo palestinese".
La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale per Netanyahu e per un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch, ha annunciato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, nell'ambito di un'indagine sull'intercettazione della Sumud Flotilla e sulla detenzione degli attivisti da parte delle forze israeliane lo scorso maggio. "Nell'ambito del procedimento legale relativo all'attacco in acque internazionali contro gli attivisti della Flotilla e in conformità con i mandati di arresto emessi il 14 luglio 2026 contro Benyamin Netanyahu e Afek Moskovitch per 'genocidio', il ministero della Giustizia ha chiesto al ministero dell'Interno di emettere una 'red notice' per il loro arresto internazionale", ha dichiarato il ministro turco. In Turchia Netanyahu e Moskovitch sono perseguiti per "crimini contro l'umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, aggressione e percosse, tortura, distruzione di proprietà, saccheggio aggravato e dirottamento di mezzi di trasporto", ha specificato il ministero. A maggio circa 430 membri dell'equipaggio delle cinquanta imbarcazioni intercettate dall'esercito israeliano nel Mediterraneo, a ovest di Cipro, furono portati con la forza in Israele e poi detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere deportati. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, suscitò l'indignazione internazionale dopo aver diffuso un video in cui si mostrava tra gli attivisti fermati costretti in ginocchio e con le mani legate.
La Turchia ha chiesto l'emissione di un codice rosso da parte dell'Interpol per garantire l'arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch, nell'ambito del procedimento relativo il genocidio a Gaza e l'attacco contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla avvenuto in acque internazionali. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek. Il ministro ha precisato che il procedimento giudiziario sull'accaduto, che coinvolge attivisti impegnati nel tentativo di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, e' tuttora in corso davanti all'11 Corte penale di grado elevato di Istanbul. Il procedimento, registrato con il numero di fascicolo 2026/108, coinvolge 35 imputati, tra cui Netanyahu e Moskovitch. Gurlek ha poi ricordato che gia' lo scorso 14 luglio sono stati emessi mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Moskovitch con l'accusa di genocidio. A seguito dei due provvedimenti, il ministero della Giustizia ha chiesto al ministero dell'Interno di avviare la procedura per la richiesta di codice rosso Interpol, affinche' i due potessero essere ricercati a livello internazionale. La relativa documentazione e' stata inoltre trasmessa al ministero degli Esteri. Le accuse comprendono crimini contro l'umanita', genocidio, privazione aggravata della liberta' personale, lesioni intenzionali, tortura, danneggiamento di proprieta', rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto. Gurlek ha affermato che la Turchia respinge quella che ha definito la convinzione secondo cui il governo Netanyahu sarebbe immune da qualsiasi forma di responsabilita' per le proprie politiche nella Striscia di Gaza. "Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati ne' che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunita'", ha dichiarato. Il ministro ha aggiunto che la Turchia continuera' a ricorrere ai meccanismi giuridici nazionali e internazionali e, ribadito che il presidente Recep Tayyip Erdogan continuera' a schierarsi al fianco del popolo palestinese e di quanti subiscono forme di oppressione. "Adotteremo con determinazione tutte le misure necessarie affinche' coloro che commettono crimini contro l'umanita' siano chiamati a risponderne davanti alla legge", ha concluso Gurlek.
Due palestinesi sono stati uccisi oggi nella Cisgiordania occupata: un uomo di 58 anni e' stato colpito dall'esercito israeliano a Jenin, mentre un ragazzo di 17 anni e' stato ucciso da un colono nella zona di Sa'ir, a nord di Hebron. Secondo il ministero palestinese della Salute, Fathi Ziadan Khazem, 58 anni, e' morto per le ferite riportate dopo essere stato colpito dalle forze israeliane a Jenin. L'esercito israeliano ha affermato che durante un'operazione "un terrorista armato di coltello che aveva tentato di accoltellare un soldato e' stato neutralizzato". Un testimone ha riferito all'Afp che i militari erano entrati nell'abitazione e avevano ordinato a Khazem di alzare le mani. L'uomo avrebbe poi attaccato i soldati con un coltello e sarebbe stato colpito piu' volte davanti al figlio di dieci anni. Khazem, ex ufficiale delle forze di sicurezza palestinesi, era ricercato da Israele dopo l'attacco compiuto a Tel Aviv nel 2022 dal figlio Raad Khazem, nel quale furono uccisi tre israeliani e feriti altri sei. Nel secondo episodio, un diciassettenne palestinese e' stato ucciso da un colpo sparato da un colono a Sa'ir. L'esercito israeliano ha riferito che nella zona erano scoppiati scontri dopo lanci di pietre contro civili israeliani e che un "responsabile della sicurezza", residente in una colonia, aveva aperto il fuoco contro i palestinesi ferendone diversi.
''Nella mattinata di oggi, i soldati dell'Idf sono intervenuti nella zona di Sa'ir in seguito alla segnalazione di palestinesi che lanciavano pietre contro un gruppo di civili israeliani presenti nell'area senza autorizzazione preventiva. A seguito del lancio di pietre, alcuni civili israeliani sono rimasti feriti. Un addetto alla sicurezza ha aperto il fuoco, provocando vittime palestinesi''. Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota in merito a quanto accaduto questa mattina nei pressi della cittadina palestinese Sa'ir, a nord di Hebron, nel sud della Cisgiordania. Gli spari dell'uomo hanno provocato la morte di un ragazzo di 17 anni e il ferimento grave di un uomo di 70 anni. L'addetto alla sicurezza a cui fa riferimento la nota è il capo della sicurezza dell'insediamento adiacente Metzad, che è stato chiamato dai coloni che si aggiravano senza autorizzazione nell'area di Sa'ir, dove l'ingresso agli israeliani è vietato, provocando la reazione palestinese. Secondo la nota, ''i soldati sono intervenuti per disperdere gli aggressori e allontanare i civili israeliani dalla zona. Agenti della polizia distrettuale si trovano ora sul posto insieme ai soldati per raccogliere prove e testimonianze nell'ambito dell'indagine avviata'' L'Idf inoltre conferma i report di un incendio appiccato a un edificio in costruzione incendiato, senza attribuirne però la responsabilità, segnalando che i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere le fiamme. ''L'Idf precisa che la presenza di civili israeliani nell'area senza previa coordinazione e autorizzazione mette in pericolo la loro incolumità e distoglie l'attenzione dei soldati dalle attività di difesa e antiterrorismo'', aggiunge la nota.
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Procedimento giudiziario presso l'11 Corte penale di Istanbul
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