Magistrato attacca Meloni per non aver firmato il decreto con gli aumenti di stipendio
Il magistrato Alessandro Di Cicco nega la paternità del post parlando di un attacco hacker. Enrico Aimi (Csm) chiede accertamenti disciplinari.
Quick Look
- Un post offensivo verso la premier Meloni è apparso sul profilo Facebook del magistrato Alessandro Di Cicco in merito al mancato Dpcm sugli aumenti stipendiali.
- Il magistrato denuncia un hackeraggio, mentre il Csm avvia verifiche disciplinari.
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Why It Matters
La premier Meloni ha rifiutato di firmare un Dpcm per aumenti stipendiali ai magistrati, citando priorità economiche diverse. L'Anm sostiene che si tratti di adeguamenti previsti per legge.
Insulti sui social alla premier da un magistrato per non aver firmato un Dpcm con il quale destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. Aimi, componente laico del Csm, chiede una verifica per eventuali profili disciplinari sull’autore dell’offesa
“La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. È polemica per il post apparso sulla bacheca Facebook di Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio alla procura di Roma, in riferimento alla decisione della premier Giorgia Meloni di non firmare il decreto che prevedeva aumenti di stipendio per i magistrati. Il diretto interessato nega di esserne responsabile, sostiene di aver subito un attacco hacker e annuncia l'intenzione di sporgere denuncia: "Mi hanno hackerato il profilo Facebook e sto andando al commissariato a denunciare. Non sono stato io a scrivere quel post sulla premier, ero in viaggio e quando mi sono accorto di quanto successo, e cioè che qualcuno aveva scritto quel testo sul mio profilo, ho provveduto subito a cancellarlo - ha detto Di Cicco all'Adnkronos -. Non immaginavo questo clamore, adesso sto andando a denunciare quanto successo al commissariato. Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare".
Aimi: “Csm verifichi eventuali profili disciplinari”
Intanto Enrico Aimi, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura, aveva già criticato duramente il post pubblicato sul profilo di Di Cicco: “Definire la Presidente del Consiglio ‘nana borgatara’ - ha detto - è un fatto che merita un’attenta valutazione. La libertà di espressione è un diritto fondamentale e deve essere garantita a tutti, magistrati compresi. Ma chi esercita una funzione così delicata come quella giudiziaria è tenuto a osservare doveri di equilibrio, correttezza e rispetto delle istituzioni, anche quando interviene nel dibattito pubblico". Aimi ha aggiunto: "Per questo ho chiesto l’apertura di una pratica al Consiglio Superiore della Magistratura, affinché siano verificati i fatti e valutata l’eventuale sussistenza di profili disciplinari. Ho inoltre richiesto la trasmissione alla Quarta Commissione per gli aspetti eventualmente rilevanti ai fini delle valutazioni di professionalità, nel rispetto delle competenze dei diversi organi. Non si tratta di limitare il diritto di critica né di introdurre privilegi o censure, ma di affermare un principio essenziale: il prestigio e la credibilità della magistratura si tutelano anche attraverso comportamenti pubblici improntati alla misura e al rispetto istituzionale. Le istituzioni meritano rispetto, sempre. E questo vale per tutti, senza eccezioni".
La decisione di Meloni
La questione segue la decisione della presidente del Consiglio di non firmare il decreto che avrebbe dato il via libera agli aumenti di stipendio per i magistrati: "In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati", aveva detto Meloni all'Adnkronos. Una cifra, ha sottolineato la premier che "è dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell'autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia. Dopodiché se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento".
La reazione delle toghe
Gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati sono "previsti per legge" e "gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati", è stata la reazione delle toghe. La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese. Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento: le somme di cui ha parlato in queste ore la Presidente del Consiglio sono differenze retributive previste dalla legge e non corrisposte per anni, non paragonabili a quelle ipotizzate in questi giorni", ha sottolineato la giunta esecutiva centrale dell'Anm.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Apertura di un fascicolo disciplinare presso il Csm.
Likely · Within weeks
Open Questions
- L'indagine della polizia postale confermerà l'attacco hacker?
- Quali saranno le decisioni del Csm in merito al profilo disciplinare?






