
Il mondo del rap si divide e discute sulle manifestazioni e sui disordini a Milano e in altre città italiane
Esponenti del rap italiano come Marracash, Fedez, Willie Peyote e Frankie hi-nrg si confrontano sui social e nelle interviste in merito agli scontri e alle proteste avvenuti a Milano e in altre città italiane.
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Il mondo del rap italiano ha commentato gli scontri e i disordini avvenuti nel week-end del 17 e 18 ottobre 2026 a Milano e in altre città d’Italia.
Il mondo del rap italiano ha commentato sui social gli scontri e i disordini avvenuti nel week-end del 17 e 18 ottobre 2026 a Milano e in altre città d’Italia.
Il 19 ottobre 2026, Marracash aveva aperto il dibattito: “Con le buone non cambi le cose”.
Il 20 ottobre 2026, Fedez aveva dato seguito alla questione con una lunga riflessione sulla pagina di Pulp Podcast, dove aveva affrontato i temi della disuguaglianza sociale, del riscatto economico e del rapporto tra i simboli del lusso e la rabbia di coloro che non vi hanno accesso.
“Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol”, aveva scritto.
“Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c***o, di non poterti comprare niente di bello. Conosco pure l’adrenalina di quando invece i soldi arrivano. Per questo le vetrine del centro di Milano sono il bersaglio perfetto: rappresentano il simbolo tangibile di tutto ciò che a quei ragazzi è precluso”.
Poi, pur senza citare direttamente le precedenti parole di Marracash, aveva proseguito: “Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”.
In seguito, il rapper aveva allargato la riflessione al ruolo del mondo dello spettacolo.
“A promuovere quella idea di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti”, aveva spiegato.
“I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuove audience”.
Infine, aveva concluso: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi”.
Poco dopo, Marracash, pur senza citare direttamente Fedez, aveva risposto alle critiche di coloro che avevano letto nelle sue parole un incitamento alla violenza. In un commento sotto il primo post, aveva scritto: "A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista. La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza".
Aveva poi scritto un secondo post: “Un paio di cose non mi stanno bene. La prima è che non ho mai inneggiato alla violenza. Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza”.
Aveva proseguito: “Ma quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande. Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro? Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili”.
Aveva aggiunto: “Un risentimento crescente sta maturando in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo. Per ora riguarda le classi più deboli e ai margini, le periferie e le seconde generazioni, ma sta crescendo anche nel ceto medio che manifesta pacificamente”.
Marracash aveva anche respinto “la retorica del “tu hai i soldi, non puoi parlare”, perché “aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di lottare per un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”.
Anche altri rapper sono intervenuti nel dibattito. Nello specifico, Sayf (che insieme a Gué e ad Artie 5ive ha messo like al post di Marracash) ha espresso posizioni vicine a quelle del rapper della Barona.
“Ci dicono che il problema sono le manifestazioni violente, ma chi sta togliendo alle persone il diritto a un futuro dignitoso?”, ha riflettuto.
“La violenza di pochi diventa così il pretesto per delegittimare le ragioni di molti e mentre si punta il dito contro gli scontri si smette di parlare dei motivi che portano le persone in piazza. Si dimentica la violenza di un sistema che mette il profitto sopra la vita e la dignità delle persone, perché il problema non è la divisione tra destra e sinistra, ma quella tra chi sta sopra e chi sta sotto e noi siamo tutti dalla stessa parte: quella di chi sta sotto”.
Per il collega Nayt, poi, “questa società addomesticata ama l'innocuità, la ricerca e ritrova in tutto quello di cui si nutre, e ogni individuo non vede a più di un metro di distanza da sé. Ma siccome in questo mondo viviamo insieme, a un certo punto, se non vedi l'altro, l'altro ti entrerà in casa per essere visto. Tutto questo finto benessere materiale ha reso borghesi anche i più poveri. Poverini e poveracci”.
Ancora, Luché ha pubblicato in una Story Instagram il suo brano Se non ci fosse la rabbia e le parole "Non voglio unione / Voglio divisione / Combatto con chi ha / La mia stessa missione”.
Anche Willie Peyote ha preso posizione durante il concerto al Fabrique a Milano: "In questi giorni si sente molto la frase “la violenza va condannata sempre”. Tutti gli schieramenti politici hanno fatto la gara a chi lo diceva per primo. Io sono sicuro che qualcuno anche tra di voi pensi che la violenza va sempre condannata. Lo capisco, ma non sono d’accordo, perché la violenza va sempre condannata, ma viviamo in un sistema molto violento. Un sistema che ci sta sfrattando dalle nostre case. Non possiamo permetterci un affitto. Non possiamo permetterci un pieno di benzina. Gli stipendi sono fermi da 30 anni. Qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarli al fronte”.
Ha proseguito: “Ma soprattutto, le persone che stanno delegittimando le proteste di questi giorni parlando solo della violenza, sono quelle che usano la violenza come cifra stilistica, come programma politico. Sono persone che parlano di remigrazione, di togliere il reato di femminicidio, che pensano che ci siano italiani di serie B, che negano il cambiamento climatico e che davanti a 70.000 morti a Gaza si girano dall’altra parte. Però sono le stesse persone che volevano la grazia per Mario Roggero, per legittima difesa. Però quando vedi gli abusi di potere per le strade della città, pensi alle vetrine, alle cose. Il problema è che quando ci fa più male, quando ci indigna di più e ci spaventa di più la violenza sulle cose che quella sulle persone, è lì che abbiamo perdido. È lì che il sistema vince e ci impoverisce di più. Le cose sono meno importanti delle persone”.
Infine, ha parlato Nerone: “Milioni di persone in tutta Italia stanno protestando pacificamente per cercare di farsi sentire da sti m***a mangiasoldi. Nello stesso momento ma non insieme a loro 400 clown minorenni con le squalo e i buchi nel cervello hanno sfondato negozi e auto come le peggiori delle bestie. Questa porcata è stata strumentalizzata a favore di chi continua a gettare fumo negli occhi alla povera gente. Persone senza risposte che non vedono l’ora di avere un altro problema da non saper risolvere. Nessuno sa risolvere un c***o qua. Manco io. Ma almeno promesse non ne faccio”.
Dalla Festa del Cinema di Roma, a margine della proiezione del film A mare di Alessandra Cutolo, ha invece espresso la propria opinione Ghali: “Pensiamo a coloro che stanno manifestando pacificamente perché è quello che conta. Sono due cose ben distinte chi sta usando la violenza e chi scende in piazza a manifestare per i propri diritti in questo momento. Non distraiamoci troppo”.
Sui temi delle disuguaglianze sociali e dei diritti, ha sottolineato che i giovani stiano "cercando delle risposte ormai da un po', dobbiamo ascoltarli". Infatti, si tratta di “un problema reale che riguarda tutto il nostro Paese". L'artista si è anche detto "contento che le persone stiano scendendo in piazza a manifestare il proprio diritto e a cercare delle risposte, perché quello che stiamo vivendo oggi in questo Paese non è un problema solo dei giovani ma anche degli adulti, e ricopre tanti settori".
In un’intervista al quotidiano La Repubblica, anche il rapper torinese Frankie hi-nrg mc ha commentato le prese di posizione dei colleghi. Sulle parole di Marracash, ha detto: ““Con le buone non cambi le cose” è una semplificazione che si presta alle strumentalizzazioni, com’è successo. Io la leggo diversamente: in piazza ci sono centinaia di migliaia di persone motivate, che non ne possono più di questa vita. Bisogna stare attenti a reprimerle ancora o, peggio, a ignorarle, perché il livello dello scontro potrebbe alzarsi. Vanno prese sul serio”.
L'artista ha poi evidenziato la premessa del discorso di Fedez: ““Diffidate dai ricchi”. È una dinamica vecchia come il mondo: quella del barone che pretende di spiegare ai poveri come fare la rivoluzione. Diffidiamo. E Fedez, mi permetta, sta ricoprendo proprio quel ruolo: diffidiamo anche di lui”.
Ha poi messo l’accento su quello che ritiene il nucleo del problema: “La privatizzazione di tutto, l’aumento del costo della vita e, per i ragazzi, la mancanza di prospettive. Questa è la prima generazione che cresce in una situazione economica peggiore di quella dei genitori”, e che lui ha definito “delusa”, “frustrata”, “arrabbiata”. La violenza — che non giustifico, ma di cui bisogna capire le cause — è solo una parte, marginale, del discorso. Le proteste uniscono genitori e figli, mentre i saccheggi — usati più per screditare la maggioranza dei manifestanti che per altro — sono una reazione diversa alle enormi disuguaglianze accumulate in questi anni”.
Sull’eventuale ruolo del rap nell’incitamento alla violenza, ha precisato: “Chi lo sostiene, così come chi dice che il rap non parla di niente, ascolta quello sbagliato” perché, semplicemente, “l’arte, il rap in particolare, ha il compito di evidenziare le zone grigie della realtà”. Infatti, “il problema non è il rap, ma la società stessa. Una realtà basata interamente sui numeri, in cui il valore di una persona si misura da ciò che possiede, porta inevitabilmente a questo. La musica ne è una conseguenza, non la causa”.

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