
Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri, afferma che l'industria manifatturiera è fondamentale per la competitività, la resilienza e la prosperità dell'Italia, sottolineando il suo ruolo nella sovranità economica, nell'innovazione e nella coesione sociale durante il Forum Ambrosetti a Cernobbio.
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L'intervento avviene in un contesto di cambiamenti geopolitici, accelerazione tecnologica e crescente competizione globale, dove l'industria manifatturiera è vista come chiave per la competitività e la resilienza nazionale.
In una fase storica segnata da profondi cambiamenti geopolitici, dall'accelerazione tecnologica e da una crescente competizione globale, l'industria manifatturiera rappresenta uno dei pilastri fondamentali della competitività, della resilienza e della prosperità del nostro Paese. Disporre di una base industriale forte significa sostenere gli investimenti, valorizzare la ricerca, accelerare l'innovazione e preservare quel patrimonio di competenze che costituisce uno dei principali vantaggi competitivi dell'Italia". Lo afferma Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri.
"Oggi le grandi filiere produttive assumono un valore ancora più strategico: generano crescita, favoriscono la diffusione delle tecnologie, rafforzano la capacità di attrarre talenti e investimenti e contribuiscono a rendere più sicure e resilienti le catene del valore. In un contesto internazionale caratterizzato da nuove sfide per la sicurezza, per la difesa e per l'autonomia strategica europea, la capacità di produrre, innovare e sviluppare tecnologie avanzate rappresenta un fattore essenziale di sovranità economica e industriale", aggiunge Mazzotta a margine del Forum Ambrosetti a Cernobbio.
"L'industria è inoltre uno straordinario motore di coesione economica e sociale: crea occupazione qualificata, sostiene la crescita dei territori e genera opportunità per le nuove generazioni. Per questo rafforzare il sistema industriale non significa soltanto promuovere lo sviluppo economico, ma investire nella capacità del Paese di affrontare le grandi trasformazioni globali, garantendo crescita sostenibile, sicurezza, benessere e prosperità nel lungo periodo. La forza industriale di una nazione è oggi sempre più strettamente legata alla sua capacità di determinare il proprio futuro", conclude il presidente di Fincantieri.

Milan is the most expensive city in Italy in 2026 according to the Codacons survey based on Mimit data. The basket of goods and services costs almost 693 euros in Milan, compared to around 402 euros in Naples, the cheapest.

Anthropic is preparing for its stock market debut and is aiming for a valuation of $2 trillion or more. Morgan Stanley is in pole position as lead strategic advisor.

Between 2019 and 2025, commercial desertification and the rise of international eCommerce have subtracted 16.7 billion euros from local economic circuits, causing over 111 thousand retail businesses to disappear.

From 2027 the contribution requirements for ordinary early retirement in Italy will increase: 43 years and 1 month for men and 42 years and 1 month for women from 2028, with further changes linked to life expectancy. Some categories of hard-working or precocious workers are excluded from increases. The time window for the pension to take effect is progressively lengthening, going from three to nine months by 2028 for some public sector workers.
The president of Gas Intensive Chiarini reports that energy costs for Italian companies risk doubling, going from 9 to 18 billion euros per year, with increases of 133% for gas and 87% for electricity. Some companies are considering stopping production, others will produce at a loss. Confimprenditori estimates increases of up to 48.5% for hotels and 47.6% for restaurants, proposing a 30% tax credit on tourism energy costs. Assocarta, Assovetro and Federacciai ask for structural measures, while Codacons notes a 33.8% increase in gas bills for the vulnerable compared to August 2025.

Volkswagen's supervisory board has approved a restructuring plan that includes cuts of 1.5 billion euros per year, putting the factories in Hanover, Zwickau, Emden and Neckarsulm at risk of closing by 2034. German unions and politicians, worried about the impact on employment and elections in Saxony-Anhalt, are calling for the preservation of production sites in Germany.