Morta Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo
Quick Look
- Morta in ospedale Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo.
- Dopo quattro giorni di agonia a seguito di un gesto estremo, si è spenta all'età di 35 anni.
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Why It Matters
Lea Garofalo fu rapita e uccisa nel 2009 dall'ex compagno Carlo Cosco. La figlia Denise testimoniò contro il padre al processo.
Una finestra come via di fuga. Da una vita di dolore, tradimenti, paura. Un salto, per lasciarsi indietro tutto. Dopo quattro giorni di agonia è morta in un ospedale, Denise Cosco, la figlia della pentita Lea Garofalo, nel 2009 rapita, ammazzata e bruciata dall’ex compagno Carlo Cosco.
Era il 24 novembre, di lì a poco Denise avrebbe compiuto 18 anni, il padre le aveva organizzato una festa a cui lei non ha mai partecipato. Poche ore prima, insieme al primo fidanzato della ragazza, Carmine Venturino, Cosco le uccideva la madre e ne devastava il corpo. Lea Garofalo aveva 35 anni, esattamente quanti ne aveva Denise quattro giorni fa, quando ha deciso di togliersi la vita.
Non si sa dove sia successo. Non si può sapere. Non si sa neanche quale nome sarà sui necrologi. Per essere libera, Denise aveva dovuto rinunciare anche a quello, alla sua storia, alla sua identità. Fuori dal programma di protezione dal 2018, la ragazza aveva provato, fra mille inciampi, a ricostruirsi una vita, una storia. Libera aveva provato a starle vicino, a sostenerla nel percorso. Almeno, fino a quando lei lo ha permesso.
Voleva andare avanti Denise, dice chi la conosceva, scegliere lei la sua strada. Ha finito per essere tortuosa fra scivoloni e tentativi di rialzarsi, disagio, lo sforzo – recente – di fare i conti e pace con un passato ingombrante, incontrare il padre.
Nel presente, c’erano un compagno, incontrato nei periodi bui in cui volutamente si era persa, e un figlio di quattro anni, prova concreta, per alcuni, del tentativo di andare oltre. Non è bastato.
“Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita”, aveva detto in aula prima di testimoniare contro Carlo Casco al processo per l’omicidio della madre. Lo stesso procedimento in cui le è toccato riconoscere la donna dai pochi gioielli rimasti intatti dopo che il corpo di Lea Garofalo è stato bruciato e distrutto. “Il giorno della sentenza – ha raccontato la ragazza qualche anno fa, in una delle rapidissime interviste che si è fatta strappare - non ho gioito. Mi hanno rovinato la vita ma non riesco a odiare nessuno. Neanche mio padre. Ogni tanto provo pena per lui. Non ha capito che cosa si è perso: una famiglia, una figlia, l’amore che avrebbe potuto avere».
Open Questions
- Dove si è verificato il fatto?
- Quale identità utilizzava Denise Cosco?






