
L'ex presidente di Mps querela Massimo Giletti e i dichiaranti della Commissione parlamentare per calunnia e diffamazione.
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La Commissione parlamentare indaga sulla morte di David Rossi, avvenuta a Siena nel 2013. Recentemente sono emerse nuove testimonianze che collegano l'ex presidente Mps Mussari alla vicenda.
L'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione che si è appena conclusa, ha stabilito di trasmettere il materiale fotografico già in possesso della Commissione e andato in onda ieri sera nella trasmissione 'Lo stato delle cose' alle Procure distrettuali che stanno indagando nonché di incaricare il Comando provinciale dei carabinieri di Siena, con la collaborazione del tenente colonnello Adolfo Gregori, già consulente della commissione, di procedere all'individuazione del soggetto al telefono che appare sul lato sinistro di una delle foto scattate in via dei Rossi vicino al vicolo Monte Pio la sera del 6 marzo 2013". Lo ha annunciato Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, nel corso delle comunicazioni al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza dell'organismo parlamentare.
L'ex presidente di Banca Mps Giuseppe Mussari ha presentato una denuncia-querela alle procure di Roma e Firenze per calunnia, diffamazione aggravata e rivelazione di segreti d'ufficio, nell'ambito della vicenda delle dichiarazioni rese davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di David Rossi. La denuncia è rivolta, secondo quanto riportano i legali in una nota, "contro l'autore delle dichiarazioni verbalizzate dai consulenti della commissione, indicato dalla stampa in Saverio Giampà, per calunnia aggravata; contro il giornalista Massimo Giletti per diffamazione aggravata, in relazione a un video pubblicato su Instagram il 18 ottobre e alle dichiarazioni rese nella puntata del 19 ottobre della trasmissione 'Lo stato delle cose' su Rai3; e contro chiunque abbia rivelato o diffuso il contenuto degli atti e l'identità dei dichiaranti, per rivelazione di segreti d'ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale". E ancora, "contro il secondo dichiarante, indicato dalla stampa in Renan William Vilanova Correa, qualora dagli atti integrali risulti che abbia rivolto accuse a Mussari". "Mussari ha chiesto di essere sentito dai magistrati e si è dichiarato fin d'ora disponibile a chiarire ogni circostanza", spiegano i legali. L'atto, corredato da 21 documenti, è stato presentato dallo stesso Mussari, assistito dal professor Tullio Padovani e dagli avvocati Fabio Pisillo e Francesco Marenghi.
I legali di Mussari evidenziano che due dichiaranti sono stati "già condannati per calunnia", ed esprimono "profondo rammarico" per il fatto che l'ex presidente di Banca Mps sia stato chiamato a un confronto dalla commissione "senza svelargli i nomi dei suoi accusatori", mentre "l'opinione pubblica ha così appreso chi sarebbe stato il 'mandante' prima di sapere chi lo accusava". Nel comunicato i legali ricostruiscono i precedenti giudiziari dei due dichiaranti che hanno portato il presidente della commissione parlamentare Gianluca Vinci ad indicare in Mussari "quale mandante di un'azione intimidatoria" ai danni di Rossi e poi finita male. "Il solo elemento che lega l'avvocato Mussari a questa vicenda è l'amicizia con David Rossi", scrivono ancora i difensori, che definiscono tale legame "piegato a pretesto per trascinarlo in un'accusa infamante". La difesa contesta inoltre la diffusione di atti che sarebbero vincolati al segreto dalla legge istitutiva della Commissione e dal suo regolamento e chiedono che si accerti "chi, e come, abbia fatto uscire quegli atti", sottolineando che "la ricerca della verità sulla morte di David Rossi non può passare per la violazione delle regole poste a garanzia di tutti, e delle stesse indagini". Infine, in relazione alla trasmissione 'Lo stato delle cose', andata in onda su Rai3, i legali riferiscono di avere presentato, con la stessa denuncia-querela, anche una querela per diffamazione aggravata nei confronti di Massimo Giletti. Nel corso della puntata, secondo la difesa, sarebbe stata mostrata una fotografia notturna di una persona nel vicolo adiacente a quello in cui fu trovato il corpo di Rossi, indicandola come Mussari. "La persona ritratta in quella fotografia non è l'avvocato Mussari", "ancora una volta, un'attribuzione falsa, mandata in onda dinanzi a una platea nazionale, senza la minima verifica". "Mussari - osservano ancora - ripone piena fiducia nella magistratura. Alla famiglia di David Rossi rinnova il proprio rispetto e la propria vicinanza: chi gli era amico desidera, non meno dei suoi familiari, che sulla sua morte si faccia piena luce. Ma la verità non si costruisce sulle parole di chi ha già accusato degli innocenti. Mussari si riserva ogni ulteriore iniziativa, in ogni sede, nei confronti di chiunque torni a diffondere accuse prive di fondamento".
Giletti: "Su Mussari non ho divulgato alcuna carta secretata"
"Il potere non ama un certo tipo di stampa. Risponderemo in tribunale alle accuse che mi fa Mussari. L'unica cosa che voglio dire, alla luce di quello che ho letto e che hanno detto gli avvocati di Mussari, è che io non ho divulgato nessuna carta secretata. Ho solo dato un'anticipazione sul nome di Mussari che se fosse stato secretato non sarebbe stato riferito il giorno successivo dal presidente Vinci in commissione d'inchiesta. Quindi secretato quel nome non doveva essere, posso solo dedurre che i documenti fossero stati depositati nei giorni precedenti". Lo afferma Massimo Giletti, in merito alle querela ricevuta dall'ex presidente di Banca Mps, Giuseppe Mussari, per le inchieste sulla morte di David Rossi andate in onda a Lo stato delle cose su Rai3. Quanto all'annuncio di querela da parte di Giancarlo Pittelli, Giletti aggiunge: "Io credo, nel rispetto di Pittelli, perché sono estremamente garantisca, che abbia processi e situazioni molto più pesanti in merito alle quali dover dare risposte e di cui preoccuparsi. Tutto il resto non mi interessa".
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Individuazione del soggetto nella foto da parte dei Carabinieri
Likely · Within weeks

Andrea Sempio, 38, was once again investigated for the murder of Chiara Poggi in Garlasco. The Pavia Prosecutor's Office closed the investigation on 7 May 2026, requesting an indictment for voluntary homicide with aggravating circumstances of cruelty and abject motives, and announced the transmission of the documents to the Milan Prosecutor's Office to request a review of the trial which finally convicted Alberto Stasi.

The Pavia Prosecutor's Office requests the indictment of Andrea Sempio for the murder of Chiara Poggi in Garlasco on 13 August 2007, claiming that he is the sole perpetrator, while Alberto Stasi, definitively sentenced to 16 years, is aiming for a revision of the sentence.

The Pavia Prosecutor's Office is calling for the trial of Andrea Sempio, 38 years old, accused of the murder of Chiara Poggi which occurred in Garlasco in 2007. Alberto Stasi, definitively sentenced to 16 years, is asking for the trial to be reviewed.
The Pavia Prosecutor's Office has requested the indictment of Andrea Sempio for the aggravated murder of Chiara Poggi, killed on 13 August 2007 in Garlasco. Alberto Stasi has already been definitively sentenced to 16 years for the same crime. Sempio's defense requests the suspension of the proceedings pending the review of Stasi's sentence.
The Pavia Prosecutor's Office has requested the indictment of Andrea Sempio for the aggravated murder of Chiara Poggi, which occurred on 13 August 2007 in Garlasco. The crime has already cost Alberto Stasi a final sentence of 16 years. The request will be evaluated by a preliminary hearing judge after the preliminary hearing. Sempio declares himself innocent and ready to face the trial phase.
A 7-month-old baby girl died at Parma Maggiore hospital after carbon monoxide poisoning which occurred between Thursday and Friday in a farmhouse in Bocca d'Enza di Mezzani. The parents, aged 35 and 32, also died. His 14-year-old brother and uncles were discharged.