Roma Termini, blackout del 2 ottobre 2024: Rfi multata per 1,75 milioni di euro
Quick Look
- Un guasto elettrico causato da un cavo danneggiato ha paralizzato Roma Termini il 2 ottobre 2024, causando ritardi e cancellazioni in tutta Italia.
- L'Autorità dei Trasporti ha inflitto a Rete ferroviaria italiana una multa di 1,75 milioni di euro per gravi carenze nei sistemi di allarme e di riserva.
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Why It Matters
Un cavo elettrico danneggiato da un'impresa appaltatrice ha innescato un blackout a Roma Termini il 2 ottobre 2024. La mancanza di allarmi adeguati e di sistemi di riserva ha impedito il ripristino automatico dell'alimentazione.
ROMA – Un chiodo piantato nel posto sbagliato non basta più a spiegare il blackout che il 2 ottobre 2024 paralizzò Roma Termini causando ritardi e cancellazioni in tutta Italia. Dietro il collasso c’erano allarmi insufficienti, sistemi di riserva incompleti, un’anomalia non individuata dai tecnici e perfino una procedura interna rimasta inapplicata.
Queste carenze, prova di una “negligenza grave”, costano a Rete ferroviaria italiana (la società di Fs che gestisce i binari e le stazioni) una multa da un milione e 750 mila euro.
La sanzione viene decisa dall’Autorità dei Trasporti con la delibera numero 163 del 2026. Rfi, società del Gruppo Fs che gestisce la rete nazionale, dovrà pagare entro trenta giorni. Potrà presentare ricorso al Tar del Piemonte entro sessanta o ricorso straordinario entro 120.
Alle 1,30
L’incidente inizia all’1.30 della notte, quando un’impresa appaltatrice danneggia un cavo elettrico durante alcuni lavori, a Termini. I tecnici per le emergenze sono avvertiti all’1.45 e arrivano sul posto alle 2.20. La linea elettrica compromessa, alimentata da Acea, viene disattivata.
Ma nessuno rileva il blocco della “logica” (della scheda computer) all’interno della cabina di media e bassa tensione. Eppure proprio quel blocco impedirà il passaggio automatico alla seconda alimentazione, quella di riserva, che invece è pronta, disponibile.
Neanche il gruppo elettrogeno entra in funzione. Il sistema rileva (erroneamente) che la situazione è sotto controllo. Dà per certa l’alimentazione ferroviaria a media tensione, malgrado il blocco della “logica” della cabina impedisse alla corrente di riserva di raggiungere gli apparati.
Le batterie di continuità
Alla fine tengono in vita il sistema soltanto le batterie di continuità. Qui un nuova anomalia. La loro attivazione non viene segnalata a causa di un ulteriore guasto. Quindi le batterie si esauriscono alle 6 e 20 (senza che nessuna abbia compreso la gravità della situazione) proprio mentre inizia la fascia di maggiore traffico pendolare.
A quel punto – quando non ci sono più carte da giocare – si spengono gli impianti tecnologici che governano la circolazione a Roma Termini e Roma Tiburtina. L’emergenza è dichiarata alle 6.30. Alle 8.50 vengono rialimentati e riconnessi i primi sistemi. La piena funzionalità torna alle 9.15, ma le conseguenze continuano fino al tardo pomeriggio con un impatto sui viaggiatori che l’Autorità definisce ora “gravissimo”.
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59 minuti a testa
Secondo la prima ricostruzione trasmessa da Rfi, furono coinvolti 1.165 treni, che accumularono complessivamente 69.267 minuti di ritardo: in media 59 minuti ciascuno. Le soppressioni furono 680, di cui 476 totali e 204 parziali. Altri 31 convogli furono deviati da Roma Termini. I disagi colpirono i treni regionali, l’Alta velocità, gli Intercity e anche il traffico merci.
A questo proposito, l’Autorità spiega che le avarie a catena hanno leso “il diritto costituzionale alla mobilità dei passeggeri”, ma hanno anche danneggiato le altre aziende del trasporto, come Italo, che devono contare sulla “piena e corretta disponibilità dell’infrastruttura ferroviaria”.
Avarie a catena, certo. Tra le 6.20 e le 8 a Termini non funzionano neppure i tabelloni e gli annunci sonori. A Tiburtina rimangono spenti i monitor, mentre continuano a funzionare almeno loro: gli altoparlanti. Rfi invia personale nelle stazioni e rallenta l’afflusso verso Roma: i treni provenienti da Firenze e Napoli sono instradati sulle linee convenzionali, mentre numerosi servizi vengono cancellati, limitati o attestati in altri impianti.
La delibera non attribuisce invece l’incidente alle Sim senza credito inserite nelle centraline di allarme, ipotesi circolata nei mesi successivi al blackout. Rfi ha sempre negato che il guasto fosse riconducibile a questa circostanza.
Gli alert inadeguati
La contestazione dell’Autorità si concentra su elementi diversi: l’assenza o il mancato funzionamento di allarmi adeguati, la mancanza di apparati logici di riserva (che entrano in funzione quando i principali sono in tilt), il ritardo nell’individuare il blocco della cabina e la disapplicazione di una specifica procedura interna della stessa Rfi.
Quest’ultimo elemento viene rilevato anche dall’Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. L’Agenzia non ha riscontrato violazioni delle norme di sicurezza della circolazione o degli standard tecnici obbligatori. Ha però confermato che non era stata applicata una procedura che impone di riportare negli uffici dei responsabili (lontani dal caos) gli allarmi relativi ai malfunzionamenti dei sistemi di alimentazione.
Rfi ha respinto l’accusa di negligenza. Durante il procedimento, ha sostenuto che il blackout fosse un “mero guasto” provocato da un’azione non prevedibile (della ditta appaltatrice, impegnata in lavori notturni) e successivamente gestito in modo adeguato e veloce.
Anche oggi, a sanzione decisa, Rfi ribadisce di aver messo in campo tempestivamente tutte le misure necessarie per garantire la ripresa della circolazione.
Il nodo della competenza
La società ha ricordato di avere redistribuito la capacità ferroviaria residua senza discriminazioni tra le compagnie (Trenitalia, Italo) e ha contestato perfino la competenza dell’Autorità a intervenire su aspetti che considera di natura tecnico-operativa. Ha inoltre sottolineato che il ministero delle Infrastrutture, dopo aver ricevuto una relazione sull’incidente, non aveva formulato contestazioni.
Ma l’Autorità ha respinto queste difese. La sanzione, precisa, non nasce dal semplice danneggiamento del cavo. Origina dall’incapacità del sistema predisposto da Rfi di contenere gli effetti del guasto. Un’infrastruttura complessa può essere colpita da anomalie elettriche o da errori durante i lavori. Ma proprio per questo, osserva l’Autorità, deve disporre di allarmi, procedure e sistemi alternativi capaci di garantire la continuità del servizio.
Il potenziamento
La multa poteva arrivare a due milioni di euro perché l’Autorità ha riconosciuto la ripetizione della violazione, richiamando due precedenti provvedimenti contro Rfi del 2023 e del 2025.
Open Questions
- Rfi presenterà ricorso al Tar del Piemonte contro la multa?







