
Dalle minacce Houthi agli USA alla roadmap per Gaza e le sanzioni contro l'aviazione iraniana: il punto sulla crisi regionale
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Le tensioni riguardano il controllo degli stretti marittimi strategici e le sanzioni economiche contro l'Iran. La situazione a Gaza resta un punto focale delle discussioni diplomatiche all'ONU.
Un intervento americano nello stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato dagli Houthi una "linea rossa". Lo ha detto il consigliere militare del gruppo yemenita, Abed Mohammed al-Thawr, all'Afp. Se gli Stati Uniti "osassero sostenere l'Arabia saudita con raid o appoggio aereo, considereremmo come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione", ha aggiunto al-Thawr, consigliere del ministro della Difesa dell'autoproclamato governo degli Houthi.
Il Board of Peace di Trump presenterà oggi, durante una riunione degli Stati membri, un piano per la ricostruzione iniziale di Gaza del valore di 2,45 miliardi di dollari e della durata di sei mesi. Lo scrive Barak Ravid su Axios e il canale israeliano N12. La proposta, che comprende 66 progetti, è una delle tabelle di marcia più complete finora elaborate per la ricostruzione della Gaza postbellica. Secondo una copia del piano di News 12, il documento include spese previste per alloggi temporanei, rimozione delle macerie, riabilitazione degli ospedali, ripresa economica e dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale.
Sulla questione nucleare iraniana l'Egitto ritiene che si debba "continuare a sostenere gli sforzi volti a contenere l'escalation, privilegiando soluzioni politiche e diplomatiche". Lo ha detto il ministro egiziano Badr Abdelatty durante un colloquio con il direttore generale dell'Aiea Rafael Grossi, ora anche candidato al vertice dell'Onu. In proposito Abdelatty ha auspicato "il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite nel sostenere gli sforzi per la risoluzione pacifica dei conflitti e di intensificare l'impegno internazionale per la de-escalation e la gestione delle crisi". Parlando a margine della sessione di alto livello dell'81/a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il ministro egiziano e Grossi hanno espresso soddisfazione per lo stretto coordinamento tra l'Egitto e l'Aiea, sottolineando come "questo partenariato testimoni un impegno comune a sostegno degli usi pacifici dell'energia nucleare e del rafforzamento del regime di non proliferazione nucleare". Si è parlato anche della settima sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla creazione di una zona libera da armi nucleari e altre armi di distruzione di massa in Medio Oriente, prevista a New York per il prossimo mese di novembre, un appuntamento che - è stato detto - "sosterrà gli sforzi volti a garantire l'universalità del Trattato di non proliferazione nucleare in Medio Oriente e a sottoporre tutti gli impianti e le attività nucleari della regione al sistema di garanzie generalizzate dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica".
L'Iran è in contatto con gli Stati Uniti attraverso il Qatar e ha ribadito a Washington le sue richieste per la fine della guerra. "Il confronto con gli Stati Uniti è avvenuto tramite un mediatore qatariota", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, a quanto riferito dalla televisione pubblica di Teheran. "Sono state trasmesse le condizioni dell'Iran, tra cui: la fine della guerra su tutti i fronti, la cessazione dell'aggressione statunitense, l'interruzione del blocco marittimo e della guerra economica, nonchè lo sblocco e la restituzione dei beni iraniani congelati", ha detto. L'Iran ha dunque respinto i sospetti di avere abbandonato le precedenti condizioni per la riapertura dello stretto di Hormuz durante i colloqui a sorpresa di ieri, a New York, tra il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e gli inviati di Donald Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, mediati appunto dal Qatar. Trump era stato positivo sui colloqui e ha suggerito che nuovi incontri potrebbero essere fissati a breve. L'Iran ha fissato sette condizioni per tornare ai negoziati e ieri ha assicurato che, se soddisfatte, lo stretto di Hormuz potrebbe essere riaperto entro sette giorni. È probabile che gli Stati Uniti e gli Stati del Golfo siano costretti ad accettare che le navi entrino nello stretto lungo un corridoio sotto controllo iraniano.
Le principali compagnie aeree iraniane sono state costrette oggi a cancellare i voli internazionali, nel primo giorno dell'entrata in vigore di nuove sanzioni statunitensi, il cui impatto resta difficile da valutare. Ma non tutti gli aerei rimasti a terra. Un aereo della compagnia Mahan Air, una delle due principali compagnie iraniane a operare collegamenti internazionali, è atterrato intorno alle 8.40 Gmt in Cina. Ieri infatti Pechino aveva respinto le minacce degli Stati Uniti di imporre sanzioni a chiunque mantenesse rapporti con il settore dell'aviazione iraniano, definendo queste misure "unilaterali e illegali".
Con queste nuove sanzioni, senza precedenti, gli Stati Uniti intendono aumentare ulteriormente la pressione economica su Teheran. All'inizio di settembre, Washington aveva inserito nella lista nera l'intero settore dell'aviazione iraniana, con l'obiettivo di paralizzare le compagnie aeree iraniane "in tutto il mondo". Le sanzioni hanno già prodotto alcuni effetti. Ieri Mahan Air ha annunciato la sospensione di tutti i suoi voli verso la vicina Turchia, su richiesta delle autorità turche. E oggi un'importante agenzia di viaggi di Teheran ha dichiarato all'Afp che i voli verso Baghdad (Iraq), Mascate (Oman), Qatar, Georgia e Azerbaigian erano sospesi e che non veniva venduto alcun biglietto. "La situazione è instabile e al momento non vendiamo più biglietti per timore di cancellazioni", sottolinea all'Afp un agente di viaggio.
L'Iran conta complessivamente 27 compagnie aeree, ma la maggior parte effettua esclusivamente collegamenti interni. Le due principali, la compagnia di bandiera Iran Air e la privata Mahan Air, effettuano normalmente la maggior parte dei collegamenti con l'estero, principalmente verso i Paesi confinanti, ma anche verso Russia e Cina. Iran Air ha dichiarato in un comunicato diffuso prima dell'entrata in vigore delle sanzioni di non aver ricevuto, dal canto suo, alcuna istruzione ufficiale da parte di Turchia, Azerbaigian o Iraq che le vietasse di servire questi Paesi confinanti con l'Iran.
Al momento di lanciare la guerra contro l'Iran la situazione dello stretto di Hormuz "è stata probabilmente sottostimata, e oggi dobbiamo risolvere la questione". Così Emmanuel Macron, in un'intervista concessa a Abcnews mentre il presidente francese è a New York per l'Assemblea Generale dell'Onu, ribadisce come il suo "principale obiettivo" dell'incontro di lunedì scorso con Donald Trump è stato "trovare il giusto accordo" per riaprire il più importante nodo energetico globale, la cui chiusura sta provocando l'impennata dei prezzi del carburante in tutto il mondo.
Macron ha sottolineato che quando la guerra è scoppiata, lo scorso febbraio, "il regime iraniano ha scoperto di avere questa carta in mano", appunto la chiusura di Hormuz. Ed alla domanda se quindi questa era stata una cosa che Donald Trump non aveva valutato, ha risposto: "non sono qui per dare responsabilità a nessuno, siamo nella situazione in cui siamo. E penso che gli Usa, il suo Paese, è quello che può risolvere la crisi, ed abbiamo bisogno di voi".
Riguardo alla possibilità che la Francia possa partecipare ad un'azione militare per riaprire lo stretto, l'inquilino dell'Eliseo ha risposto: "io non voglio avviare un confronto militare con nessun Paese, ma siamo pronti ad essere più coinvolti per proteggere alcune capacità per rendere il transito possibile, questo sì". Ha poi ha difeso la sua decsione di non partecipare al conflitto con l'Iran: "avere un cambio di regime con le bombe non è qualcosa che io ritengo fattibile, per me non è una buona opzione, perché non funziona. Ed abbiamo fatto questo errore molte volte nei decenni scorsi". Ed ha poi concluso con un affondo a Trump e alle sue critiche per il mancato aiuto da parte degli alleati con l'Iran: "ma quando vuoi dialogare con le persone devi fare le strategie con loro e chiedere prima di avviare la guerra".
La posizione della Francia nei confronti dell'Iran, in particolare quella relativa all'aggressione militare statunitense e israeliana, "è inaccettabile". Lo ha detto in una dichiarazione pubblicata su Telegram il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo il colloquio avuto con il suo omologo francese, Jean-Noel Barrot, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Araghchi ha criticato le posizioni "interventiste" della Francia nei confronti dell'Iran e ha esortato l'ambasciata francese a rispettare le leggi e i regolamenti nazionali.
Riferendosi a quelli che ha definito i "doppi standard" della Francia in materia di diritti umani, Araghchi ha affermato che Parigi non può dichiararsi preoccupata per i diritti umani rimanendo in silenzio sui "crimini contro l'umanità" commessi dagli Stati Uniti e da Israele contro il popolo iraniano. In precedenza, il presidente Macron aveva dichiarato ai media statunitensi di non voler "entrare in conflitto con nessun Paese, ma siamo pronti a un maggiore impegno per proteggere il transito nello Stretto di Hormuz".
Il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha condannato il rifiuto da parte di Israele della roadmap per completare l'attuazione del piano volto a porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. Lo ha detto durante un incontro a porte chiuse tra capi di Stato e di governo convocato a New York, a margine dell'81esima sessione dell'Assemblea generale dell'Onu, dal presidente francese Emmanuel Macron, dal premier britannico Andy Burnham e dal primo ministro canadese Mark Carney. Lo riporta Al Jazeera. Secondo il ministero degli Esteri del Qatar, Al Thani ha sottolineato la necessità che la comunità internazionale "adempia alle proprie responsabilità" e faccia pressione su Israele affinché rispetti gli obblighi previsti dall'accordo sul cessate il fuoco a Gaza e ponga fine alle violazioni dei diritti dei palestinesi. L'obiettivo, ha aggiunto, è completare la roadmap e arrivare a pace e stabilità nella Striscia. Il premier qatariota ha inoltre ribadito il sostegno di Doha alla causa palestinese e al diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est capitale, sulla base delle risoluzioni internazionali e della soluzione dei due Stati.
AI outlook — possibilities, not facts
Possibili nuovi incontri tra Iran e inviati USA per la gestione dello Stretto di Hormuz.
Likely · Within weeks

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