
Tra il 2010 e il 2019 i turisti stranieri in Italia sono cresciuti del 3,6%, ma i salari nel settore sono saliti appena dello 0,1%. Situazione critica nel Mezzogiorno.
Uno studio dell'Università di Cambridge evidenzia che tra il 2010 e il 2019 alla crescita del 3,6% dei turisti stranieri in Italia è corrisposto un aumento salariale del settore di appena lo 0,1%, con cali significativi nel Mezzogiorno.
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Una ricerca tra il 2010 e il 2019 ha analizzato il divario tra la crescita del turismo straniero e l'andamento dei salari in Italia.
Una crescita su base annua del 3,6% del numero dei turisti stranieri in Italia che si è tradotta in un aumento decisamente inferiore dei salari del settore, appena lo 0,1%. A mettere a confronto i dati rilevati da Eurostat tre ricercatori italiani all’Università di Cambridge, Federico Bartalacci, Stefania Fiorentino e Bianca Biagi, con l’indagine dal titolo “Un boom del turismo non si traduce necessariamente in un boom dei salari”. I dati si riferiscono al periodo compreso tra il 2010 e il 2019, ma la tendenza alla forte crescita del turismo straniero continua anche adesso: l’aumento delle presenze del 4,4% nel luglio di quest’uns, ha rilevato il ministero del Turismo, è dovuto in gran parte agli arrivi dall’estero (più 6%, contro il 2,3% degli italiani).
Sulla base dei dati, i tre ricercatori hanno costruito una mappa che suddivide le Regioni italiane in quattro gruppi. Il più “virtuoso” è costituito da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia e Trento, territori che mostrano una crescita sopra la media del turismo, che si affianca a un aumento analogo dei salari. Bolzano, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna hanno messo a segno una crescita moderata del turismo, che non ha impedito però agli stipendi del settore di crescere oltre la media. Nel centro Italia l’andamento è moderato sia per la crescita del turismo straniero che dei salari. Arrivati al Mezzogiorno e alle isole invece non solo si cade nella cosiddetta “trappola della pressione turistica”, cioè il territorio finisce per soffrire per l’eccesso di visitatori, ma i salari reali non crescono, anzi in alcune zone diminuiscono. E’ quello che accade in Sicilia, per esempio: nei dieci anni considerati il numero delle notti dei turisti stranieri è aumentato del 44% ma i salari hanno perso il 10%. In Sardegna più 92% contro un calo del 2%, in Puglia il boom più significativo, del 108%, ma i salari reali hanno perso il 5%.
“Non siamo contro il turismo – spiega Bartalacci – ma visto che per anni le istituzioni europee lo hanno proposto come una strategia di sviluppo per i territori periferici o svantaggiati, volevamo capire se funziona davvero. Quello che emerge dalla nostra indagine è che il turismo rimane una strategia valida di crescita solo per i territori che hanno alcune caratteristiche, a cominciare da una alta qualità della governance e delle istituzioni”.
Ma perché nel Mezzogiorno i salari cadono, a dispetto della crescita dei fatturati delle aziende del settore? “Ai problemi che si riscontrano nel settore del turismo in tutto il territorio nazionale, e cioè contratti stagionali, un numero importante di lavoro a somministrazione, a termine o a chiamata, e di part-time imposto – spiega la segretaria generale della Filcams Cgil Monja Caiolo – si aggiunge al Sud una larga fetta di lavoro irregolare. Spesso non vengono riconosciuti neanche gli straordinari e i riposi”. Negli alberghi, aggiunge Caiolo, c’è una ulteriore criticità, “l’esternalizzazione dei servizi di pulizia: le imprese che forniscono i lavoratori spesso non applicano i contratti Cgil-Cisl-Uil, ma quelli pirata”.
Nel Mezzogiorno, rileva Marianna Flauto, segretaria nazionale Uiltucs che, come Caiolo, ha avuto per lungo tempo incarichi in Sicilia, neanche le grandi catene assicurano salari adeguati, intanto perché sono una minoranza, “la maggior parte delle aziende è a carattere familiare”, ma poi perché “spesso si rifiutano di stipulare con i sindacati i contratti integrativi, che permetterebbero di distribuire ai lavoratori una parte dei profitti”.
O se lo fanno, “stipulano solo contratti a carattere territoriale, per cui in posti come Milano, dove un lavoratore, se non vede riconosciuta la sua professionalità, cerca qualcos’altro, garantiscono una retribuzione maggiore. Al Sud invece non temono gli scioperi, o che i lavoratori vadano via, perché sanno benissimo che sono pochissimi gli operatori turistici che offrono retribuzioni regolari, sulla base dei contratti, e già ricevere lo stipendio puntualmente ogni mese non viene dato per scontato”.

According to data from the Mimit Observatory, average fuel prices in Italy are rising. Codacons reports increases of up to 7 euros in full in a month and calls for the strengthening and extension of the excise duty cut.

From 22 September applications for the Mimit domestic charging station bonus will open. Contributions of up to 80% for the purchase and installation of private and condominium charging infrastructures.

European stock markets down, with Milan worse due to the rise in oil and awaiting US macro data on employment. Banks and Stellantis are weak, oil stocks are rising.

The Column Bonus managed by Invitalia on behalf of Mimit starts on 22 September, offering an 80% refund up to 1,500 euros for private individuals and 8,000 euros for condominiums for the purchase and installation of domestic charging columns.

European stock markets down, with Milan the worst place. The rise in oil and the wait for US macro data weighs heavily. Banks and Stellantis are weak in Piazza Affari, while energy stocks advance. The spread and yields of government bonds are in tension.

Applications for the Mimit domestic charging station bonus will start from 22 September. The contribution covers 80% of the costs for the installation of private electric charging infrastructure, up to 1,500 euros for private individuals and 8,000 euros for condominiums.