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BackUltimo a Tor Vergata: oltre 250mila spettatori e 90 milioni di euro di indotto
Ultimo a Tor Vergata: oltre 250mila spettatori e 90 milioni di euro di indotto
Culture
Il Sole 24 Ore7/5/2026Culture3 min readItalyView translation

Ultimo a Tor Vergata: oltre 250mila spettatori e 90 milioni di euro di indotto

Quick Look

  • Il concerto di Ultimo a Tor Vergata ha attirato 250mila spettatori, generando un indotto di 90 milioni di euro.
  • Il 62% del pubblico proveniva da fuori Roma, con una spesa media di 360 euro a persona.
  • L'incasso dei biglietti è stato di 16 milioni di euro.

AI-generated summary

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Il concerto di Ultimo, oltre ad essere un grande appuntamento musicale, è anche un grande affare commerciale. Si calcola che l’indotto relativo alla serata che ha riunito a Tor Vergata 250mila spettatori paganti sia di circa 90 milioni di euro. Il 62% degli spettatori arriva da fuori Roma, ovvero circa 155mila persone che hanno speso una cifra che si aggira intorno ai 360 euro a testa di media. L’incasso del concerto, calcolato su una media di 65 euro a biglietto, è pari a 16 milioni di euro. Una notte immaginata, sperata, sognata da dieci anni. E diventata realtà in una calda serata d’estate, di quelle che il ponentino accarezza in un dolce abbraccio. Ultimo si prende Tor Vergata, si prende Roma, “scippando” lo scettro a Vasco e ai suoi 225mila del Modena Park del 2017. Una di quelle sere da ricordare, da incorniciare.

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Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

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Le canzoni e il pubblico

«Il giorno che aspettavo», come il titolo che ha dato al nuovo album. Lo sa Ultimo, che arriva poco prima del concerto in elicottero, con il suo cappellino e la canotta bianca d’ordinanza. E lo sanno tutti quelli che hanno sfidato il sole, il caldo, le lunghe distanze a piedi, i disagi (le ultime file sono a qualche centinaio di metri dalle prime). L’importante è esserci: il raduno degli ultimi è diventato il raduno dei primi. E quando, con il giorno che sta per lasciare il passo alla notte, il megapalco da 140 metri per 60 di altezza (con 2500 metri quadri di schermo led ad alta risoluzione e sovrastato dalla firma di Ultimo e con una passerella a forma di infinito lunga 30 metri) si illumina, è l’inizio del rito. Gli schermi giganti rimandano le immagini di occhi lucidi, di abbracci stretti, di telefoni pronti ad immortalare il momento da portarsi dietro per tutta la vita. In fondo agli spazi messi a disposizione dall’università di Tor Vergata appare prima la scritta “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, e poi Ultimo, con gli stessi occhi lucidi di chi lo aspettava da ore. È visibilmente teso, emozionato, ma basta intonare Pianeti, il primo brano in scaletta, perché la tensione scivoli via, insieme all’inchino che dedica al tappeto di gente davanti a lui.

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Spettacolo essenziale nella sua grandiosità

«Roma sei un capolavoro e questo non è solo un concerto, questa è la favola, questa è la favola per sempre». Intanto centinaia di palloncini rossi si agitano allegri nella platea. Le parole lasciano lo spazio alle canzoni che si susseguono veloci: Lunedì, Ovunque tu sia, Bella davvero, Rondini al guinzaglio. E poi ancora Romantica, La stella più fragile dell’universo. Le canzoni che lo legano (in un rapporto ancora conflittuale) al festival di Sanremo sono una via l’altra: Colpa delle favole, I tuoi particolari, Il ballo delle incertezze. Sull’eternità (il mio quartiere) arriva Fabrizio Moro, che ha scaldato la folla prima di Ultimo. I due condividono la provenienza dal quartiere periferico di San Basilio, ma soprattutto Moro è stato tra i primi a credere in Niccolò Moriconi, diventato poi Ultimo. In scaletta c’è Fateme Cantà, il suo sfogo contro un sistema che stritola, poi Stasera, Poesia senza veli. «Certe canzoni ti riportano a quando le hai scritte e perché le hai scritte. Ho scritto questa canzone nel 2021 e ricordo esattamente il momento in cui l’ho fatto: è Solo», dice ricordando il periodo del Covid e della quarantena. E via così, veloci verso la fine, con Ultimo che non si risparmia e sembra non voler più scendere da quel palco. Un concerto senza fronzoli inutili, senza diavolerie tecnologiche o effetti speciali, essenziale seppure nella sua grandiosità.

Un grande affare commerciale

Tutto è pensato per rendere l’esperienza fruibile a quanti hanno risposto all’appello e che hanno cantato senza interruzione: 38 linee audio e 18 maxischermi lungo tutta l’area del concerto per permettere a tutti di sentirsi parte di un evento unico. Uno straordinario appuntamento musicale che è anche un grande affare commerciale. Il finale è di quelli da brividi: arrivano le canzoni più attese, Giusy, Piccola Stella e l’inevitabile conclusione con Sogni appesi. Quelli che ora sono realtà.

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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