
Leonardo Lecce, esperto aeronautico della commissione Bucarelli su Ustica, afferma che la Francia dispone di documentazione e dati radar sul caso mai consegnati ai magistrati italiani, sospettando un coinvolgimento francese nell'abbattimento del Dc9 durante un'operazione Nato contro Gheddafi.
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Il caso Ustica riguarda l'abbattimento di un Dc9 Itavia nei cieli sopra Ustica nel 1980, con 81 vittime. La commissione Bucarelli (1984-1990) svolse una perizia tecnica sul relitto recuperato dal Tirreno dalla nave francese Nadir e dal batiscafo Nautile di Ifremer.
Ci sono tracce sui fondali del Tirreno e tracciati lasciati da aerei sui radar che portano verso la Francia. È dunque "una buona notizia" la disponibilità comunicata da Parigi a trasferire ai magistrati italiani che indagano su Ustica la loro documentazione sul caso, "ma bisogna capire se collaboreranno effettivamente". Lo dice all'ANSA Leonardo Lecce, esperto aeronautico che faceva parte della commissione nominata dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli che tra il 1984 ed il 1990 svolse la perizia sul caso. Lecce era a bordo del 'Nadir', nave della società statale francese Ifremer - qualcuno dice legata ai servizi transalpini - incaricata del recupero del velivolo a quasi 4mila metri di profondità nel Tirreno.
Dalla sua lunga esperienza passata ad occuparsi della vicenda con l'esame approfondito del relitto recuperato, Lecce ha maturato la convinzione che il Dc9 sia stato abbattuto da un missile. "Secondo la nostra perizia - ricorda - l'aereo non si è disintegrato in volo, come sostenuto dagli assertori della bomba a bordo, ma è arrivato integro all'impatto con l'acqua. Abbiamo evidenze lampanti: i pezzi sono stati trovati in un'area di un paio di chilometri mentre nel caso di aerei affondati per l'esplosione di ordigni a bordo i resti si sparpagliarono entro un'area decisamente maggiore, fino a 40 km".
E la Francia? "Per poter ricostruire quanto accaduto - informa l'esperto - era fondamentale recuperare i resti del velivolo. Contattammo per prima una società privata americana: ci dissero che erano impegnati e furono proprio loro a segnalarci Ifremer". Con tre missioni tra il 1987 ed il 1988 a circa 4mila metri sotto il livello del mare la Nadir insieme al batiscafo Nautile riportarono in superficie circa il 70% del peso del Dc9. Lecce seguì le operazioni a bordo per conto della commissione. "Durante questi due anni - osserva - abbiamo avuto la sensazione, poi confermata dalla stessa Ifremer, che loro fossero tornati sul posto in maniera autonoma, senza avvertirci.
Ci dissero che l'avevano fatto per la messa a punto delle attrezzature per il recupero. Ma noi, guardando tutte le riprese video che venivano fatte, ci accorgemmo che sul fondale c'erano solchi di un mezzo che era stato movimentato e ciò ci fece pensare". C'è inoltre, aggiunge, un buco di attività di quasi un mese e messo dal 2 marzo al 16 aprile 1988, secondo quanto riportato in un documento redatto dal capitano Jean Roux al termine delle operazioni di recupero.
Non è il solo elemento che induce l'esperto a guardare con sospetto verso la Francia. "Noi - rileva - facemmo indagini a tappeto sui radar, militari e civili, per cercare di capire cosa era successo quella notte. Verso la fine del nostro incarico il giudice Bucarelli ci chiamò una notte per mostrarci il tracciato prodotto da un sito dell'Aeronautica a Poggio Ballone, in Toscana: la traccia aveva un percorso molto particolare, circolare e non rettilineo, in prossimità della Corsica. Una traccia inconfondibilmente identificabile come quella lasciata da un aereo radar in contemporanea con l'evento di Ustica. Le operazioni militari necessitano di una sorveglianza in loco, per questo c'era evidentemente un aereo radar. Da notizia di stampa sappiamo che in Corsica navigava in quelle ore la portaerei Clemenceau. Ciò dimostra che i francesi hanno dati radar che, per quanto ne so, non sono stati mai consegnati ai magistrati".
L'ipotesi: quella sera era in corso un'operazione Nato con una triangolazione tra Usa, Gran Bretagna e Francia per colpire il leader libico Muhammar Gheddafi, che avrebbe dovuto essere in volo quella sera. Operazione dalla quale l'Italia era stata tagliata fuori perché considerata non affidabile. Non è dunque, certo, a parere dell'esperto, che - anche a distanza di 46 anni - la mossa della Francia possa effettivamente bucare il muro di gomma che protegge la verità su Ustica.
AI outlook — possibilities, not facts
La Francia consegnerà parzialmente la documentazione radar richiesta dai magistrati italiani entro i prossimi mesi.
Possible · Within months

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