Virus Shamonda, Società italiana d’igiene: "Più sorveglianza sulle malattie infettive"
Il richiamo della Società Italiana d'Igiene e del Consiglio superiore di sanità dopo un caso in Francia
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Esperti italiani invitano a non abbassare la guardia sulle malattie infettive emergenti e sul legame con i cambiamenti climatici, commentando un caso registrato in Francia su un paziente immunodepresso.
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Why It Matters
Dichiarazioni di esperti sanitari italiani in seguito a un caso di infezione registrato in Francia.
Il richiamo alla prevenzione
“In attesa di ulteriori approfondimenti epidemiologici e scientifici, questo caso rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di non abbassare la guardia nei confronti delle malattie infettive emergenti e dei rischi che possono rappresentare per la salute pubblica”, ha dichiarato Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene, a margine del 59esimo Congresso Nazionale della SItI.
“È fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica, promuovendo una collaborazione sempre più stretta tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health che riconosce il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale”, ha aggiunto, per poi sottolineare: “Riteniamo pertanto prioritario investire nel potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione per intercettare precocemente questi fenomeni, rafforzare le risorse, le competenze professionali e le reti di collaborazione tra istituzioni e servizi sanitari. La prevenzione deve essere in grado di anticipare i rischi, non limitarsi a gestire le emergenze”.
Andreoni (Css): “Non c'è prova che il virus sia pericoloso per l'uomo”
A invitare alla cautela è anche Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio superiore di sanità.
Secondo l’esperto, il caso francese "rappresenta un segnale da non sottovalutare di come i cambiamenti climatici possano influenzare la diffusione dei patogeni. Ma non dobbiamo aspettarci che il contagio si estenda alla popolazione umana: nonostante si sia verificato un decesso, non abbiamo prove che il virus sia mutato diventando pericoloso per le persone".
"La trasmissione all'uomo è un evento eccezionale e non dobbiamo preoccuparci che il virus possa diffondersi facilmente tra le persone", ha spiegato Andreoni all’Ansa. "Siamo di fronte al caso di un paziente gravemente immunodepresso, nel quale l'infezione potrebbe aver trovato condizioni particolarmente favorevoli. Non possiamo quindi pensare che il virus si sia necessariamente adattato all'uomo: potrebbe semplicemente aver 'approfittato' di una situazione. Abbiamo già osservato casi di batteri e parassiti capaci di provocare infezioni in persone con difese immunitarie compromesse, senza che questo significhi che si siano adattati a infettare l'essere umano".
Un'ipotesi alternativa, "ma molto meno probabile", è che il virus abbia subito una mutazione che gli consenta di infettare l'uomo con maggiore facilità”.
Il vero aspetto preoccupante, ha precisato Andreoni, "è che questo agente infettivo sia arrivato in Europa. È un ulteriore segnale degli effetti della globalizzazione e, soprattutto, dei cambiamenti climatici, che possono favorire la diffusione di vettori e agenti infettivi in nuove aree geografiche. Un campanello d'allarme che merita attenzione e monitoraggio”, ha concluso.
Open Questions
- Quali sono i dettagli specifici del caso clinico francese?
- Quale patogeno è stato isolato nel paziente?







