11 settembre, 25 anni dopo: le commemorazioni negli USA e i bilanci storici
Cerimonie a Ground Zero e al Pentagono segnano l'anniversario degli attacchi terroristici del 2001.
Quick Look
- Stati Uniti commemorano il 25º anniversario dell'11 settembre 2001.
- Tra cerimonie a New York e al Pentagono, leader ed ex presidenti rendono omaggio alle vittime mentre emergono documenti declassificati e analisi sui costi umani della guerra al terrore.
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Why It Matters
Attentati terroristici del 11 settembre 2001 di Al Qaeda a New York, Washington e Pennsylvania causarono circa 3.000 morti.
L’America si ferma per l'11 settembre. A New York sono state celebrate le commemorazioni dell'attacco terroristico dell'11 settembre 2001 che sconvolse il mondo e costò la vita a quasi 3mila persone. Quattro gli aerei che vennerrò dirottati dai terroristi di Al Qaeda per colpire gli Stati Uniti. Due si schiantarono a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro sulle Torri gemelle, uno cadde sul Pentagono mentre il quarto si schiantò in Pennsylvania.
A Ground Zero si è tenuta la cerimonia di commemorazione con il vicepresidente JD Vance e i quattro ex presidenti, George W. Bush, Joe Biden, Barack Obama e Bill Clinton. Il presidente Trump ha partecipato invece alle commemorazioni del Pentagono. "Confermo che non dimenticheremo mai ciò che è accaduto l'11 settembre e che oggi combattiamo nel rispetto di quel giuramento", ha dichiarato il presidente americano, parlando alla cerimonia dell'11 settembre al Pentagono. "Oggi stiamo lottando duramente e non abbiamo altra scelta che la vittoria". Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha dedicato parte del suo intervento al conflitto in corso contro l'Iran: "Negli ultimi sei mesi, abbiamo messo in ginocchio il più prolifico Stato sostenitore del terrorismo al mondo".
A 25 anni dagli attentati dell'11 settembre 2001, Sky TG24 ripropone le immagini storiche e i racconti di un giorno che ha cambiato per sempre le nostre vite. A New York, i parenti delle vittime si ritroveranno presso la National September 11 Memorial Plaza per l'annuale lettura dei nomi di coloro che sono rimasti uccisi negli attentati dell'11 settembre e nell'attentato al World Trade Center del 1993. Nelle immagini storiche, l'attacco sul Pentagono, il luogo in cui si schiantò il volo United 93 e la devastazione di New York subito dopo il crollo delle Torri Gemelle, con i vigili del fuoco e i soccorritori tra le macerie del World Trade Center avvolti dal fumo di Ground Zero.
Saranno migliaia le persone riunite a New York, Washington e Shanksville, in Pennsylvania, per commemorare le quasi 3.000 persone uccise negli attacchi. Alle 8:46 ora di New York, il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center. Alle 9:03 fu invece il volo United Airlines 175 a colpire la Torre Sud: l'edificio crollerà alle 9:59, seguito 29 minuti dopo dal collasso della Torre Nord.
"E' un lavoro difficile. Prego per te". Lo ha detto l'ex sindaco Rudy Giuliani al successore Zohran Mamdani che oggi è andato a stringergli la mano durante le cerimonie in memoria delle stragi dell'11 settembre. Nei giorni scorsi Giuliani, in una tirata anti-islamica con un'emittente di destra, aveva diffidato Mamdani, che e' musulmano, a presentarsi a Ground Zero. Il sindaco, consapevole dell'attacco, si e' tuttavia avvicinato al predecessore e ha teso la mano che l'ex sindaco non ha rifiutato. Il gesto di cortesia di Mamdani ha fatto emergere un Giuliani diverso: rispettoso e, almeno in apparenza, quasi ridimensionato. Interpellato sull'incontro mentre lasciava la cerimonia, Mamdani non ha rivelato che cosa esattamente i due si siano detti. "Ci siamo tesi la mano e ci siamo scambiati alcune parole di cortesia", ha raccontato Mamdani: "Credo che per tutti noi l'attenzione oggi sia rivolta alle famiglie, ai soccorritori, all'essere qui per ascoltare i nomi di tutte le persone che ci sono state rubate 25 anni fa e ricordare come le loro famiglie abbiano trovato la forza di andare avanti in tutto questo tempo. Provo una profonda ammirazione per tutto ciò che queste famiglie hanno dato a noi tutti".
Agli attacchi dell'11 settembre ''la risposta fu immediata. Gli Alleati restarono al fianco degli Stati Uniti e venne utilizzato l'articolo 5 della Nato. Difendemmo la solidarietà, la sicurezza e la libertà". Lo ha dichiarato a Tg2 Post l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Marco Peronaci. ''I vigili del fuoco e le genti di tutto il paese hanno dato una straordinaria prova di resistenza'', ha aggiunto il diplomatico. Sul piano della sicurezza, ha affermato Peronaci, ''è diventato imprescindibile lavorare insieme'' e successivamente ''ci si è resi conto che gli attacchi tradizionali sono affiancati da attacchi ibridi''. Oggi, ha proseguito, ''stiamo cercando insieme un trade off tra sicurezza e libertà''.
Omar Bin Laden, uno dei 20 figli del leader di al-Qaeda, ha cercato negli anni di costruire la propria identità lontano dall'eredità politica e ideologica del padre. Oggi si dedica alla pittura, realizzando soprattutto opere che ritraggono paesaggi e scene di vita quotidiana.
"La risposta fu immediata. Gli Alleati restarono al fianco degli Usa e venne utilizzato l'articolo 5 della Nato. Difendemmo la solidarietà, la sicurezza e la libertà. Venticinque anni dopo, possiamo dire che ha vinto la liberta'". Lo afferma sull'11 settembre a Tg2post l'ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Marco Peronaci.
Sono passati 25 anni dall’attacco terroristico ai grattacieli simbolo della Grande Mela. Presenti alla commemorazione il sindaco di New York Zohran Mamdani e anche diversi ex presidenti degli Stati Uniti. Donald Trump partecipa invece alla cerimonia al Pentagono.
"L'11 settembre ci ha ricordato il terribile potere dell'odio. I 25 anni trascorsi da allora ci hanno mostrato il potere ancora più grande dello spirito americano di resistere, prevalere e vincere. E oggi il nostro Paese è più forte che mai; non è mai stato forte come in questo momento". Queste le parole del presidente degli Stati Uniti al Pentagono surante la cerimonia commemorativa dell'11 Settembre.
La Cia pubblica 69 rapporti di intelligence destinati ai presidenti americani che ripercorrono a grandi linee quanto l'agenzia aveva scoperto su Osama bin Laden e Al Qaida prima dell'11 settembre. I documenti, riporta il New York Times, non svelano novità ma offrono dettagli su quello che la Cia diceva ai presidenti Bill Clinton e George W. Bush nei mesi e negli anni precedenti all'attacco. In un briefing del 10 settembre 1998, nel rapporto inviato a Clinton, un analista della Cia metteva in guardia sul fatto che Al Qaida avrebbe potuto far schiantare "un aereo carico di esplosivo contro una città americana". In un altro documento del luglio 1998, consegnato a Clinton cinque settimane prima che Al Qaida attaccasse due ambasciate in Africa, si delineava l'intenzione del gruppo di colpire l'America citando quattro "fonti discutibili". L'ultimo briefing sull'11 settembre è del 28 agosto 2001. Il rapporto ribadiva che Al Qaida represented una minaccia ma non si faceva riferimento ad attacchi negli Stati Uniti. A essere citati erano "rapimenti, l'impiego di razzi e mortai ma anche di attacchi rudimentali di natura chimica o biologica". La nota si chiudeva affermando che "anche i corrieri inesperti e gli attentatori commettono errori che rivelano dettagli del complotto.
"Quello delle Torri gemelle di 25 anni fa fu il secondo attacco nemico al proprio territorio che spinse gli Stati Uniti alla guerra. Ma il nemico non era uno Stato ostile, com'era accaduto con il bombardamento del Giappone a Pearl Harbor nel 1941. Questo fu il primo atto di guerra da parte di un'organizzazione terroristica non statale, al Qaeda. E proprio per questo fu un nuovo inizio, l'inizio di una conflittualita' militare che, soprattutto in Medio Oriente, avrebbe visto, ora insieme l'uno contro l'altro, attori statali e non statali. Iraq, Siria e Libano divennero i teatri principali di questa conflittualita', che spesso avremmo faticato a decifrare; e di sicuro a governare. Gli Usa hanno perso li', in Medio Oriente, la bussola del governo del mondo, una bussola che, sia pure tra vicende alterne, non hanno piu' ritrovato". Lo scrive l'ex premier Giuliano Amato, in un editoriale per 'Formiche' sull'anniversario dell'11 settembre. "Detto questo - prosegue Amato - non possiamo non ricordare che non siamo soltanto al 25* anniversario delle Torri gemelle, siamo anche al 15* anniversario della strage compiuta il 22 luglio 2011 sull'isola norvegese di Utoya dal suprematista Anders Breivik, il quale uccise 69 giovani laburisti e ne feri' 110 per colpire l'immigrazione musulmana e quindi la 'decostruzione' della cultura nazionale, di cui riteneva responsabile il Partito laburista. Avremmo scoperto solo dopo i tanti legami di Breivik col mondo dei suprematisti di estrema destra europei. E avremmo vissuto i tanti attentati commessi, in citta' europee diverse, da esponenti di questa vera e propria rete". Per Amato "e' impossibile non cogliere il nesso fra i due eventi e le sequenze seguite a entrambi. Impossibile non percepire che di qui sono partiti i focolai di ostilita' e di odio che sono venuti segnando le nostre societa' e hanno potentemente contribuito alla loro radicalizzazione. Non a caso si parla, per il nostro tempo, di eta' dell'odio e l'hate speech e' entrato prepotentemente fra di noi. Da parte di coloro che lo praticano, o addirittura lo organizzano, e' costante il richiamo alle religioni come fonte delle verita' di cui essi si fanno intransigenti portatori. Non e' cosi'. E' una menzogna di cui possono essere capaci solo i mestatori di sentimenti pur esistenti di ignoranza e di diffidenza, insieme ai cinici predatori di consensi che sfruttano e amplificano tali sentimenti, di contro ai giusti che si adoperano per diradarli. E fra i giusti ci sono proprio le religioni. Si pensi al documento di Abu Dhabi, sottoscritto nel 2019 da Papa Francesco e dal grande Imam di Al Azhar al-Tayyib, o al Patto fra le religioni italiane dello scorso giugno. I due anniversari, quello delle Torri gemelle e di Utoya, dovrebbero spingere tutti a seguirle e non a perseverare nelle tristi e dissennate campagne dell'odio".
Donald Trump sembra appisolarsi in una fase della cerimonia al Pentagono per gli attacchi terroristici dell'11 Settembre. Durante la partecipazione, insieme alla first lady Melania, il tycoon ha chiuso gli occhi, scatenando i commenti sui social, in prevalenza sullo scarso rispetto mostrato vista l'importanza dell'iniziativa. La coppia presidenziale al Pentagono ha onorato le vittime del terzo aereo dirottato dai terroristi, schiantatosi proprio sulla sede del Dipartimento della Difesa americano, causando in totale oltre 180 morti.
"Oggi è un giorno importante, un giorno di persone forti e, allo stesso tempo, un giorno profondamente tragico. Venticinque anni fa, l'11 settembre, delle persone furono vittime di un attacco. Un attacco terrible, una tragedia negli Stati Uniti. Quasi 3.000 persone provenienti da 90 Paesi del mondo furono uccise, tra cui anche cittadini ucraini": lo afferma su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. "All'epoca", prosegue il leader di Kiev, "la Nato dimostrò la propria forza. Ed è molto importante che ci sia stata una risposta al terrorismo e che sia stato invocato l'Articolo 5. Questo dimostra che, se le persone vogliono preservare la propria civiltà e il diritto di difendere i propri diritti, le proprie libertà e i propri valori, deve esserci una risposta a qualsiasi nemico o terrorista". "Onoriamo tutti gli eroi che quel giorno fecero tutto il possibile per salvare la vita degli altri: agenti di polizia e vigili del fuoco, ma anche semplicemente persone che si presero cura degli altri, comprese quelle di origine ucraina. Esprimiamo loro il nostro rispetto, la nostra ammirazione e le nostre condoglianze", aggiunge Zelensky.
Le guerre seguite all'11 settembre hanno causato quasi un milioni di vittime in tutto il mondo, anche ben lontano dai campi di battaglia. Secondo il progetto "Costs of War" della Brown University, tra il 2001 e il 2023 le operazioni militari statunitensi in Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen e Pakistan hanno provocato la morte di oltre 940.000 persone, tra cui piu' di 432.000 civili. Oltre agli oltre 7.000 militari statunitensi deceduti, il bilancio delle vittime comprende piu' di 8.000 contractor militari e oltre 12.000 soldati appartenenti a forze della Nato e di altri alleati degli Stati Uniti. I ricercatori segnalano che anche il tasso di suicidi tra i militari statunitensi - un tempo inferiore a quello della popolazione generale - e' aumentato in modo significativo a partire dal 2004.
Open Questions
- Quali dettagli aggiuntivi emergeranno dai restanti documenti declassificati dalla CIA?






