
Dalle origini alla Resistenza, dai primi incarichi contro il banditismo siciliano fino all'omicidio a Palermo nel 1982.
Biografia e percorso professionale del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, dai suoi esordi nell'esercito e nella Resistenza fino all'impegno antimafia in Sicilia e al tragico agguato di Palermo del 3 settembre 1982.
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Carlo Alberto dalla Chiesa è stato un generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo, ucciso da Cosa Nostra nel 1982 insieme alla moglie e a un agente della scorta.
Nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920, Carlo Alberto dalla Chiesa è il figlio di Romano, generale di divisione dei carabinieri. Entra nell’esercito a 21 anni, si laurea in Giurisprudenza a Bari, il suo primo incarico da carabiniere è a San Benedetto del Tronto. Sempre nelle Marche, dopo essersi rifiutato di combattere i partigiani negli ultimi anni della guerra, entra nella Resistenza, unendosi alla Brigata Patrioti Piceni. Finché con la Liberazione viene incaricato di garantire la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei ministri dell'Italia liberata. Ma presto torna operativo in Campania, al Comando compagnia di Casoria (Napoli), dove nasce anche sua figlia Rita.
Nel 1949 riceve il suo primo incarico in Sicilia, nel Comando forze repressione banditismo, una formazione per combattere le bande criminali dell'Isola, a cominciare da quella del bandito Salvatore Giuliano. A Corleone (Palermo), ormai capitano, indaga sulla scomparsa del sindacalista socialista Placido Rizzotto, fino a incriminare per omicidio il boss Luciano Liggio. Il processo tuttavia produce una serie di assoluzioni e non riesce a colpire seriamente la criminalità organizzata. In questa occasione conosce il politico e sindacalista Pio La Torre: anche lui sarà vittima della mafia, ucciso pochi mesi prima di Dalla Chiesa.
Dalla Sicilia viene trasferito a Firenze, poi a Como e ancora al comando della Brigata di Roma, fino ad arrivare a Milano nel 1964 per coordinare il nucleo di polizia alla Corte d’appello. Ma nel 1966 è di nuovo in Sicilia dove da colonnello guida per sette anni il Comando della Legione di Palermo. Sono gli anni della strage di viale Lazio (uno dei più sanguinosi regolamenti di conti di Cosa Nostra), della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, degli omicidi del commissario Boris Giuliano e del procuratore Pietro Scaglione. Nel 1973 però deve ancora lasciare la Sicilia per dedicarsi, da generale, alla lotta al terrorismo e alle Brigate Rosse. È a capo del Nucleo Speciale Antiterrorismo e i risultati che ottiene lo portano presto a diventare generale di corpo d’armata. Nel 1982, dal governo di Giovanni Spadolini, con Virginio Rognoni come ministro dell'interno, arriva la nomina a prefetto di Palermo. I poteri speciali promessi per combattere Cosa Nostra, però, non arriveranno mai.
Il generale accetta comunque il suo incarico e torna in Sicilia, con la sua seconda moglie, Emanuela Setti Carraro, sposata il 10 luglio 1982. La prima, Dora Fabbo, madre di Rita e dei suoi fratelli Nando e Simona, era scomparsa per un infarto nel 1978. Nonostante la mancanza di poteri e mezzi richiesti, Dalla Chiesa comincia la sua battaglia contro Cosa Nostra. Ma appena quattro mesi dopo la sua nomina a prefetto, viene ucciso: è il 3 settembre del 1982. Sono da poco passate le 21 quando in via Carini una motocicletta e una BMW affiancano l’auto di Carlo Alberto dalla Chiesa e quella della sua scorta e fanno fuoco con due AK-47. I coniugi Dalla Chiesa muoiono sul colpo, mentre l'agente Domenico Russo morirà 12 giorni dopo. Il 5 settembre arriva una telefonata anonima al quotidiano La Sicilia: "L'operazione Carlo Alberto è conclusa". Sul luogo del delitto spunta, appeso a un muro e scritto a mano, un cartello: "Qui è morta la speranze dei palermitani onesti".
Come mandanti del triplice omicidio, sono stati condannati all'ergastolo i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. La condanna agli esecutori materiali arriverà soltanto nel 2002, quando la Corte d'Assise ha riconosciuto la colpevolezza dei killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo e Nino Madonia e dei collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci.
Il lavoro e la determinazione di Dalla Chiesa sono ancora oggi un punto di riferimento nella lotta alla mafia. Quando a gennaio 2023 è stato catturato il boss Matteo Messina Denaro, si è arrivati al risultato seguendo proprio il cosiddetto "metodo Dalla Chiesa", come ha spiegato il Comandante Generale, Teo Luzi, vale a dire: la meticolosa raccolta di una serie enorme di informazioni confrontate tra i tanti reparti dei Carabinieri e le banche dati dello Stato, il lavoro di investigazione in strada e le intercettazioni telefoniche.

Palermo e Milano ricordano il 44° anniversario dell'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente Domenico Russo, uccisi da Cosa nostra il 3 settembre 1982.

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