Caro benzina, Greenpeace: 36 miliardi extra-profitti per industria petrolifera Ue
L'analisi di Greenpeace evidenzia come le compagnie petrolifere abbiano aumentato i margini di guadagno sfruttando la crisi in Medio Oriente
Quick Look
- L'industria petrolifera UE ha accumulato 36 miliardi di euro di extra-profitti tra marzo e ottobre.
- L'Italia è al terzo posto in Europa con 21 milioni di euro al giorno, trainati dall'aumento dei prezzi del gasolio alla pompa.
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Why It Matters
L'analisi copre il periodo dal 1° marzo al 19 ottobre, evidenziando margini di profitto costanti nonostante costi di produzione invariati.
L'industria petrolifera dell'Unione Europea ha accumulato 36 miliardi di euro di extra-profitti dall'inizio del conflitto in Iran. L’analisi, diffusa da Greenpeace e condotta da Greenpeace Germania, prende in esame il periodo compreso tra il 1° marzo e il 19 ottobre di quest’anno. Le compagnie petrolifere hanno registrato un margine extra medio di circa 154 milioni di euro al giorno all'interno dell'Unione europea e l’Italia si collocherebbe al terzo posto nel Vecchio Continente per volume di extra-profitti generati, con una media di oltre 21 milioni di euro al giorno. Nel nostro Paese l'impatto principale è derivato soprattutto dall'impennata del prezzo del gasolio.
I dati
Secondo i dati diffusi dall’associazione ambientalista, i costi legati alla produzione, alla raffinazione e alla distribuzione del greggio sono rimasti sostanzialmente invariati. La crescita dei profitti deriva interamente dall'aumento dei prezzi dei carburanti pagati dai consumatori finali alle pompe. Nell’Unione europea i prezzi del gasolio al netto delle imposte sono aumentati in media di 22,7 centesimi al litro, mentre quelli della benzina sono aumentati di 13,3 centesimi. Questa differenza rappresenta l’extra-profitto che le compagnie petrolifere intascano alla pompa, dal momento che i costi di produzione, raffinazione e distribuzione sono rimasti pressoché invariati. La guerra in Iran e la crisi in Medio Oriente vengono perciò utilizzate come pretesto per applicare aumenti record dei prezzi del carburante a spese delle persone. Greenpeace ha espresso una dura condanna, evidenziando il contrasto tra i record storici di utili societari e le crescenti difficoltà economiche delle famiglie, già colpite dal rincaro delle bollette invernali e chiede formalmente ai governi europei l'introduzione di una tassa permanente sugli extra-profitti dei giganti del settore fossile (petrolio e gas). L'obiettivo proposto è reimpiegare i proventi di questa tassazione per alleggerire i costi energetici dei cittadini e finanziare la transizione ecologica verso fonti rinnovabili.
Bollette e costo del carburante alle stelle
“Le compagnie petrolifere stanno spudoratamente approfittando della situazione di crisi per arricchirsi, facendo pesare i loro profitti record sulle persone, che faticano ad arrivare a fine mese e sono esposte a eventi climatici estremi sempre più frequenti, intensi e devastanti – ha dichiarato Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia -. Dopo un’estate con decine di migliaia di decessi attribuiti al caldo e foreste in fiamme in tutta Europa, siamo alla vigilia di un inverno con bollette energetiche e costo del carburante alle stelle. I governi europei devono tassare i profitti delle aziende del petrolio e del gas e utilizzare le risorse ricavate per tutelare le persone dagli aumenti improvvisi del costo dell’energia, investire sulle fonti rinnovabili e promuovere strategie di adattamento e mitigazione per proteggere le comunità più esposte agli impatti della crisi climatica”.
Open Questions
- Quale sarà la risposta formale dei governi UE alla richiesta di tassazione?
- Come reagiranno i mercati azionari alle proposte di nuove tasse?






