Compensi dei manager: cala il dissenso degli azionisti in Europa e in Italia
Il report 2026 di Georgeson evidenzia una riduzione delle contestazioni sulle politiche di remunerazione, ma sottolinea una crescente frammentazione nelle strategie di voto degli investitori.
Quick Look
- Il report 2026 di Georgeson rileva un calo del dissenso degli azionisti verso i compensi dei manager in Europa e in Italia.
- Nonostante la diminuzione delle contestazioni, il voto degli investitori appare sempre più frammentato e personalizzato.
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Why It Matters
Il report analizza le tendenze di voto nelle assemblee europee focalizzandosi sulle politiche di remunerazione dei manager. Il sistema italiano si distingue per l'uso del voto di lista per l'elezione degli amministratori.
ROMA – I compensi dei manager si confermano il tema che raccoglie il maggiore dissenso degli azionisti nelle assemblee delle società quotate europee. Nel 2026, tuttavia, l'opposizione alle delibere sulla remunerazione è complessivamente diminuita e in Italia il calo è stato particolarmente marcato.
È quanto emerge dal 2026 European Agm season review di Georgeson, società globale specializzata nella consulenza alle aziende nelle relazioni con gli azionisti, che ha analizzato i risultati delle assemblee in nove principali mercati europei: Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Olanda, Italia, Spagna, Belgio e Irlanda.
Nel complesso, in Europa l'opposizione alle delibere riguardanti i remuneration report e le politiche di remunerazione è scesa dal 34,5% del 2025 al 30,9% nel 2026. La remunerazione resta la categoria di delibere maggiormente contestata. E Georgeson considera "contestata" una delibera che raccoglie almeno il 10% di voti contrari, indipendentemente dal fatto che la proposta venga poi approvata o respinta.
In Italia, tra le società del Ftse Mib, la quota di delibere contestate sui remuneration report, che sottopongono al voto degli azionisti i compensi già riconosciuti ai manager, è scesa dal 38,2% del 2025 al 23,5% nel 2026, con una diminuzione del 38,5%.
Ancora più marcato il calo delle contestazioni sulle politiche di remunerazione, cioè sulle strutture retributive previste per il futuro: le delibere che hanno raccolto almeno il 10% di voti contrari sono passate dal 41,2% al 18,2%, con una riduzione del 55,8%.
La tendenza italiana si inserisce quindi in un quadro europeo di generale diminuzione del dissenso, risultando particolarmente pronunciata sul fronte delle politiche retributive.
A livello europeo resta inoltre significativa la differenza fra il giudizio degli investitori sulle strutture retributive future e quello sui compensi già corrisposti. Il divario tra l'opposizione alle remuneration policies e quella ai remuneration report si è ampliato a 11,4 punti percentuali, rispetto ai 6,8 punti del 2025. Secondo Georgeson, i dati indicano che gli investitori continuano a esaminare con particolare attenzione la struttura dei futuri piani di remunerazione.
La Germania registra la quota più elevata di politiche di remunerazione contestate, pari all'88,9%, mentre il livello più basso si osserva in Olanda, con il 10,5%. Per quanto riguarda i remuneration report, la maggiore opposizione si registra in Svizzera, con il 52,5%, e la minore in Irlanda, con il 6,3%.
"Nel complesso l'opposizione degli azionisti è diminuita, ma gli esiti delle votazioni sono diventati meno prevedibili perché gli investitori adottano approcci sempre più differenziati al voto e alla stewardship", commenta Cas Sydorowitz, head of Georgeson Advisory.
"Politiche di voto personalizzate, l'evoluzione dei modelli dei proxy advisor, la distribuzione delle responsabilità fra diversi team di investimento e i cambiamenti nei modelli interni di stewardship stanno creando uno scenario più frammentato. Per le società diventa quindi essenziale andare oltre il semplice dato aggregato dei voti contrari e mantenere un dialogo con gli azionisti per comprenderne priorità e motivazioni".
Per Lorenzo Casale, head of market Italy di Georgeson, "il forte calo delle delibere contestate sulla remunerazione registrato quest'anno in Italia è un segnale significativo, soprattutto in una fase in cui gli investitori tendono a valutare sempre più le singole situazioni delle società sulla base delle proprie policy e delle caratteristiche specifiche delle società stesse. In questo scenario - aggiunge Casale - assume ancora più importanza il dialogo con gli azionisti durante tutto l'anno: un engagement tempestivo consente alle società di comprendere meglio le aspettative degli investitori e di affrontare prima dell'assemblea gli eventuali elementi di criticità".
Il report di Georgeson analizza anche il voto degli azionisti sull'elezione degli amministratori, unica fra le principali categorie di delibere a registrare nel 2026 un leggero incremento della contestazione in Europa: la quota media di elezioni che hanno ricevuto almeno il 10% di voti contrari è salita dal 12,2% al 12,4%.
Il confronto riguarda otto dei nove mercati analizzati e non comprende l'Italia, dove il sistema di nomina degli amministratori presenta caratteristiche differenti.
Nelle società quotate italiane gli amministratori vengono infatti normalmente nominati attraverso il voto di lista: gli azionisti scelgono fra liste di candidati e solo in un numero limitato di casi si pronunciano individualmente sull'elezione dei singoli componenti del consiglio. Per questa ragione i dati sulle elezioni individuali degli amministratori riportati dal report non includono l'Italia.
Open Questions
- Quali saranno le specifiche politiche di voto degli investitori per il 2027?
- Come evolverà il dialogo tra aziende e azionisti nel lungo periodo?





