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L'analisi confronta i dati sui prezzi dei beni di consumo e sui redditi in Italia dal 2015 al 2025, evidenziando la divergenza tra aumento nominale del reddito e potere d'acquisto reale.
Consumerismo No Profit ha rilevato, dal 2015 al 2025, aumenti a doppia cifra tra i principali alimenti alla base della dieta mediterranea: il pane fresco, ad esempio, ha segnato un incremento del 43% (da circa 2,90 a 4,14 euro/kg), la pasta di semola è cresciuta del 40% (da 1,20 a 1,68 euro/kg), l'olio evo del 65% (arrivando a 7,42 euro/l), le uova sono salite del 23% e il latte fresco del 26%.
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Brutte notizie anche per i prodotti ortofrutticoli: le mele, ad esempio, sono aumentate del 33% arrivando a 1,73 euro/kg, le zucchine costano il 47% in più e i pomodori sono cresciuti addirittura del 50% arrivando a 2,70 euro/kg. Aumenti a doppia cifra anche per i derivati del latte, con il Parmigiano Reggiano salito del +27% e le carni, anche quelle più economiche come il petto di pollo, salito del +35%; il caffè tostato è aumentato addirittura del 73%.
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Aumentano i prezzi e il reddito disponibile non sempre è sufficiente a far fronte alle spese; secondo l'Ocse, che registra ogni anno l’andamento del salario lordo annuo medio per lavoratore equivalente a tempo pieno, nei 10 anni il reddito è cresciuto del 18% passando dai 29.473 euro del 2015 ai 34.733 euro del 2025; tuttavia, l’incremento non è stato sufficiente per coprire l’aumento del costo della vita.
Depurando il dato dall’inflazione cumulata, nonostante una leggera risalita registrata negli anni 2024 e 2025, emerge che il salario reale ha subito una contrazione di circa il 4% rispetto al 2015. In altre parole, conclude l'analisi, sebbene si riceva una busta paga nominalmente più pesante, la capacità d'acquisto del lavoratore medio italiano si è ridotta rispetto a dieci anni fa e l’aumento dei prezzi rilevato nel 2026 potrebbe appesantire ulteriormente il bilancio delle famiglie italiane.
Analizzando i dati Eurostat, Facile.it ha quantificato che in dieci anni la tariffa media per l’energia elettrica destinata ai consumatori è salita di circa il 22%, portando la spesa di una famiglia tipo (consumi pari a 2.000 kWh) dai 486 euro del 2015 ai 593 euro del 2025, con un aggravio di 108 euro.
Va peggio per quanto riguarda la bolletta del gas, che per una famiglia tipo (consumi 1.100 smc annui) è salita del 64%, passando dai 1.064 euro del 2015 agli oltre 1.740 euro del 2025: un aumento di ben 677 euro. Un aggravio destinato a peggiorare nel 2026 se si considera che, a seguito dello scoppio della guerra in Iran, il prezzo del gas è tornato a crescere con ulteriori ripercussioni sulle bollette dei consumatori.
Secondo alcuni dei dati emersi dall’osservatorio Cara Italia, realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit, che ha analizzato come sono cambiate le principali voci di spesa familiare dal 2015 al 2025, negli ultimi 10 anni la spesa per fare un pieno di benzina è aumentata del 13%. Il proprietario di una vettura di medie dimensioni che nel 2015 percorreva 10 mila km, spendeva in benzina 1.013 euro, mentre nel 2025 ne sono occorsi 1.144. Per l’auto alimentata a diesel, invece, il costo di rifornimento è passato dai 773 euro del 2015 ai 909 euro del 2025. Anche in questo caso, per il 2026 ci si aspetta un bilancio ancora più salato: guardando ai primi 9 mesi dell’anno, l’aumento di spesa rispetto allo stesso periodo del 2025 è stato del 7% per la benzina, del 20% per il diesel.
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AI outlook — possibilities, not facts
L'aumento dei prezzi dell'energia potrebbe aggravare ulteriormente il bilancio delle famiglie italiane nel 2026
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Si prevede un ulteriore aumento della spesa per carburante nel 2026 rispetto al 2025
Likely · Within months

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