Ex Ilva di Taranto: Aigi avvia la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 lavoratori
L'associazione delle imprese dell'indotto contesta la chiusura dell'area a caldo prevista dal decreto della Corte d'Appello di Milano e denuncia la mancanza di alternative industriali concrete.
Quick Look
- L'associazione Aigi ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell'indotto dell'ex Ilva di Taranto.
- La decisione segue il decreto della Corte d'Appello di Milano che impone la chiusura dell'area a caldo entro 90 giorni.
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Why It Matters
La Corte d'Appello di Milano ha ordinato la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto entro 90 giorni. Le aziende dell'indotto denunciano l'assenza di un piano di riconversione operativo.
Aigi, associazione delle imprese dell’indotto-appalto ex Ilva di Taranto, ha trasmesso il 4 settembre ai sindacati le “lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità”.
Nicola Convertino, presidente Aigi, in un lettera spiega che “si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso e dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione e di duri sacrifici. Purtroppo - dice Convertino - tale provvedimento rappresenta un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”.
Per Aigi, “siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende, e per la mancata attivazione concreta del processo di costruzione dei nuovi impianti per la decarbonizzazione. Condizioni, queste, che ci avrebbero permesso di impiegare il nostro personale in regime di continuità lavorativa. Le 28 lettere di licenziamento collettivo che le aziende associate ad Aigi si apprestano a presentare alle istituzioni - specifica ancora il presidente di Aigi - coinvolgono 2.500 unità lavorative”.
A proposito dello spegnimento dell’area a caldo del siderurgico per effetto del decreto della Corte d’Appello di Milano - decreto per il quale Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, nonché avanzato un’istanza di sospensiva alla stessa Corte d’Appello -, Aigi sostiene che “questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate o con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di novanta giorni”.
“Desideriamo chiarire - dice Convertino - che non è nostra intenzione santificare l’Ilva, né dimenticare le ferite che questa industria ha inferto alla città, all’ambiente e alla popolazione negli anni passati. Conosciamo quella storia, ma appartiene, appunto, al passato. Oggi l’Ilva - si evidenzia nella lettera ai sindacati - non è più quella di dieci anni fa: è una fabbrica che ha beneficiato di milioni di euro di investimenti in impianti per l’abbattimento degli inquinanti. Noi imprenditori sappiamo cosa significhi licenziare”.
“Ad oggi - dice ancora Convertino - le alternative non esistono ancora. Ci viene prospettato che Taranto ospiterà nuove industrie, che giungeranno investimenti e che nasceranno nuove attività. Ce lo auguriamo e siamo pronti a collaborare affinché ciò avvenga. Tuttavia, in quanto imprenditori, conosciamo la differenza che intercorre tra un investimento concreto e una dichiarazione d’intenti. Una manifestazione di interesse non costituisce una fabbrica, non è un capannone e non rappresenta un posto di lavoro. Lo diventerà, forse, tra almeno 7 o 10 anni, nell’ipotesi più ottimistica. Fino a quando non vi saranno progetti autorizzati, capitali stanziati, cantieri aperti, cronoprogrammi vincolanti e assunzioni programmate, tali alternative rimarranno semplici possibilità”.
Per Aigi, “lasciare morire un gigante industriale non equivale a farlo scomparire, e di questo devono essere consapevoli tutti coloro che invocano la formula della fabbrica ‘chiusa e basta’. Sussiste, infine, una non trascurabile e ancor più pericolosa minaccia: quella di aver indotto un’intera generazione di lavoratori a credere di poter proseguire fino al termine della propria carriera affidandosi esclusivamente agli ammortizzatori sociali, allo scivolo assistenziale del prepensionamento e ai benefici legati all’amianto. Si tratta di una mentalità assistenzialistica che tarpa le ali al futuro del territorio e che non possiamo minimamente assecondare”.
Intanto, sulle ripercussioni occupazionali che la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva (acciaierie e altiforni) può avere sulle imprese appaltatrici e dell’indotto, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto un incontro “urgente” alle rappresentanze delle stesse imprese. La richiesta è stata inoltrata a Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi. L’incontro, si legge nella richiesta, deve servire ad “analizzare le criticità generatesi nel sistema di Appalto e Indotto di Acciaierie d’Italia in A.S. in seguito al decreto della Corte di Appello di Milano che prevede la sospensione delle attività dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto entro 90 giorni”.
“In attesa del confronto a Palazzo Chigi previsto per il prossimo 8 settembre, e dell’udienza prevista nella data nel 9 settembre, in cui si discuterà l’istanza di sospensiva, “crediamo sia necessario - dicono i sindacati - avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell’appalto”. Infine - scrivono le sigle sindacali -, “è necessario ricordare che tra le questioni inerenti le prospettive industriali, occupazionali ed ambientali poste all’attenzione del Governo e quindi del confronto che si terrà a Palazzo Chigi c’e anche il tema dell’appalto”.
E sono tre, infine, gli incontri che nel pomeriggio dell’8 settembre il Governo terrà a Palazzo Chigi sull’ex Ilva e su Taranto: si parte con le istituzioni pugliesi e locali, quindi le associazioni nazionali delle imprese, dell’artigianato e delle cooperative e concludere i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager per i dirigenti d’azienda.
What to Watch
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Incontro tra Governo e parti sociali l'8 settembre.
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