Giallo di Pietracatella: proseguono gli interrogatori per la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita
Nuove convocazioni in Questura per chiarire le contraddizioni nelle testimonianze sul caso di avvelenamento da ricina
Quick Look
- Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute per avvelenamento da ricina a Pietracatella.
- La Squadra mobile di Campobasso ha convocato nuovamente testimoni, tra cui un'amica di Gianni Di Vita, per chiarire divergenze nelle deposizioni.
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Why It Matters
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte a dicembre 2025 per avvelenamento da ricina dopo una cena in famiglia. Le indagini si sono concentrate su Gianni Di Vita, unico sopravvissuto, dopo che gli esami hanno escluso la sua esposizione alla tossina.
Non si ferma neppure nel fine settimana l’inchiesta sul giallo di Pietracatella, la morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Questa mattina è tornata negli uffici della Squadra mobile di Campobasso la professoressa di matematica amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.
La donna è arrivata in Questura intorno alle 8 ed è uscita quattro ore dopo, poco prima di mezzogiorno. È stata ascoltata come persona informata sui fatti. Una nuova convocazione a meno di un mese dal lungo confronto del 20 agosto con Di Vita, quando i due erano stati sentiti contemporaneamente per circa sei ore davanti alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli e al capo della Mobile Marco Graziano. Alla base di quel confronto, secondo quanto emerso allora, c'erano divergenze nelle dichiarazioni rese agli investigatori.
Ma la professoressa non è l'unica persona tornata in queste ore davanti agli inquirenti. Ieri pomeriggio è stata ascoltata a lungo un'altra cugina dell'ex sindaco, mentre venerdì era stata nuovamente convocata per circa tre ore Laura Di Vita, cugina di Gianni. Un nuovo giro di deposizioni che sarebbe legato proprio alla necessità di verificare versioni contrastanti fornite da alcuni testimoni su circostanze considerate importanti dagli investigatori. E altre convocazioni sono previste nei prossimi giorni.
Il confronto del 20 agosto
L'insegnante era già stata ascoltata più volte nell'ambito dell'inchiesta. Il passaggio più significativo era arrivato il 20 agosto, quando era stata convocata insieme a Gianni Di Vita. Il confronto era seguito ai nuovi risultati degli accertamenti scientifici sul commercialista: gli esami effettuati dagli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino avevano escluso anche un'esposizione pregressa alla ricina, confermando quanto già indicato dagli accertamenti effettuati in Italia.
Un elemento importante perché Di Vita aveva raccontato di avere accusato disturbi gastrointestinali negli stessi giorni in cui si erano sentite male la moglie e la figlia. La ricina, però, è stata individuata soltanto nelle due vittime.
La cena prima di Natale
Il giallo comincia il 23 dicembre 2025, con una cena nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, piccolo centro della provincia di Campobasso. A tavola, secondo quanto ricostruito nei mesi successivi, ci sono tra l'altro cozze avanzate da un pranzo, salumi e una giardiniera di verdure.
Nei giorni successivi Antonella, Sara e Gianni accusano nausea, vomito e forti dolori addominali. Madre e figlia si recano più volte al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso. In un primo momento si pensa a una gastroenterite o a un'intossicazione alimentare. Poi il quadro precipita: Sara, 15 anni, muore il 27 dicembre. Antonella, 50 anni, muore la mattina seguente.
Gianni Di Vita sopravvive. La figlia maggiore Alice, 19 anni, non aveva partecipato alla cena ed era uscita a mangiare una pizza con gli amici.
La scoperta della ricina
Per settimane la causa delle due morti resta un enigma. La svolta arriva dagli esami tossicologici. Dopo avere vagliato circa 1.500 sostanze, gli specialisti del Centro antiveleni Maugeri di Pavia individuano nel sangue di Antonella e Sara la ricina, una tossina potentissima contenuta nei semi del Ricinus communis. Gli esami istologici confermano poi danni agli organi compatibili con l'avvelenamento.
Nel sangue di Gianni Di Vita, invece, non vengono trovate tracce della sostanza. E gli ulteriori accertamenti effettuati in Germania escludono anche la presenza di anticorpi che avrebbero potuto testimoniare un contatto precedente con la tossina.
L'inchiesta cambia così completamente direzione. Quella che all'inizio sembrava una tragica intossicazione alimentare diventa un'indagine per duplice omicidio premeditato.
Da allora gli investigatori hanno ricostruito pasti, cibi, regali ricevuti dalla famiglia, rapporti e movimenti nei giorni precedenti a Natale, ascoltando decine di persone. Sono stati acquisiti anche dispositivi elettronici e approfondite diverse piste per capire soprattutto due cose: come la ricina sia arrivata nella casa e perché ad assumerla siano state Antonella e Sara.
Ora l'attenzione torna sulle testimonianze. Le nuove convocazioni di questi giorni e, soprattutto, il nuovo interrogatorio di quattro ore dell'insegnante indicano che la Squadra mobile sta cercando di sciogliere le contraddizioni rimaste nelle ricostruzioni raccolte nei mesi scorsi. A quasi nove mesi dalla morte di Antonella e Sara, il punto centrale del giallo resta ancora senza risposta: chi ha portato la ricina a quella tavola e perché?
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Ulteriori convocazioni di testimoni nei prossimi giorni.
Very likely · Within days
Open Questions
- Chi ha introdotto la ricina nel pasto?
- Qual è il movente del duplice omicidio?






