Giornata contro la pena di morte, 1.547 esecuzioni nel 2026: i dati
Secondo Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino, le condanne capitali nel mondo segnano un forte incremento, guidato soprattutto da Iran e Arabia Saudita.
Quick Look
- Nel 2025 le esecuzioni capitali nel mondo hanno raggiunto un record storico dal 1981 con 2.707 persone messe a morte, secondo Amnesty International.
- Nel 2026 Nessuno Tocchi Caino conta già oltre 1.500 esecuzioni, trainate soprattutto da Iran e Arabia Saudita.
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Why It Matters
Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale contro la pena di morte. Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino monitorano annualmente le condanne eseguite.
Il 2025 è stato un anno record per numero di esecuzioni capitali con un dato superiore anche a quello del 1981, secondo il report di Amnesty International. Nel 2026, stando al conteggio di Nessuno Tocchi Caino, le condanne eseguite sono già oltre 1.500. Vediamo in quali Stati questa pratica è più diffusa e qual è la situazione a livello internazionale
Il 10 ottobre è la Giornata Mondiale contro la pena di morte, istituita nel 2003 dalla Coalizione mondiale per l'abolizione delle esecuzioni capitali. Ogni anno questa ricorrenza rappresenta l’occasione per mettere all’ordine del giorno la battaglia per il superamento di questa pratica e per fare il punto sulla situazione a livello internazionale. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, nel 2025 le esecuzioni hanno raggiunto un record dal 1981: 2.707 persone sono state messe a morte. Per quanto riguarda l’anno in corso, Nessuno tocchi Caino ha contato già 1.547 condanne eseguite.
I numeri nel dettaglio del 2025
Nel mondo sono pochi i governi che portano avanti le esecuzioni capitali e quindi responsabili del picco che si è toccato nel 2025: come spiega Amnesty International, le quasi 3mila condanne sono state eseguite in soli 17 Stati. In cima alla classifica, ci sono le autorità iraniane che sono state il principale motore dell’impennata: si parla di almeno 2.159 persone messe a morte nel 2025 nella Repubblica islamica, un numero che raddoppia la cifra dell’anno precedente. Anche in Arabia Saudita le esecuzioni sono aumentate: almeno 356 quelle del 2025. In Kuwait le esecuzioni sono triplicate da 6 a 17, in Egitto c’è stato un raddoppio da 13 a 23, così come a Singapore, da 9 a 17, e negli Usa, da 25 a 47. Il computo complessivo a livello mondiale indica una crescita tra il 2024 e il 2025 di un +78%. "Il totale dell’anno scorso (2025, ndr) non tiene conto delle migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene continuino ad aver luogo in Cina, lo stato che resta pertanto in testa alla classifica mondiale della pena di morte", ha spiegato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Sul totale delle 1547 condanne capitali accertate per il 2026, Nessuno Tocchi Caino rileva che 869 sono state eseguite in Iran.
Quali reati
La stretta anti-droga in Stati come Arabia Saudita (240), Iran (998), Kuwait (2) e Singapore (15) ha fatto crescere il numero di esecuzioni capitali per accuse relative al traffico e al consumo di stupefacenti. I reati di droga rappresentano il 46 per cento delle esecuzioni registrate da Amnesty International per il 2025. Inoltre, Algeria, Kuwait e Maldive hanno adottato misure finalizzate all’estensione della pena di morte ai reati di droga. Il governo del Burkina Faso ha, invece, promosso una proposta di legge per ripristinare la pena di morte per reati come "alto tradimento", "terrorismo" e "atti di spionaggio".
La geografia della pena di morte
Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Iran, Iraq, Somalia, Usa, Vietnam e Yemen sono i Paesi in cui negli ultimi cinque anni sono state eseguite condanne a morte senza interruzioni. Quattro stati hanno ricominciato dopo uno stop nell'esecuzione delle condanne a morte: si tratta di Emirati Arabi Uniti, Giappone, Sud Sudan e Taiwan. Nell’Africa subsahariana sono state registrate esecuzioni solo in Somalia e in Sud Sudan, mentre nell’Asia meridionale solo in Afghanistan, e nell’Asia sudoccidentale esclusivamente a Singapore e in Vietnam. Nella regione del Pacifico, Tonga è l’unico Stato a conservare una legislazione pro pena di morte. In Ciad si è costituita una commissione che dovrà esaminare questioni legate alla pena di morte e discutere anche della sua reintroduzione.
Ci sono però anche dei dati positivi. All’epoca della prima campagna di Amnesty per l’abolizione della pena capitale, erano solo 16 gli Stati che l’avevano abolita. Oggi sono 113. Più di due terzi degli Stati a livello globale è abolizionista per legge o per prassi. Non si sono verificate esecuzioni né condanne a morte in Europa e in Asia Centrale. In Libano e in Nigeria sono state messe in campo proposte di legge abolizioniste e la Corte costituzionale del Kirghizistan ha dichiarato l'incostituzionalità dei tentativi di reintroduzione della pena di morte.
L’America
Per il diciassettesimo anno consecutivo gli Usa, dove ormai 23 Stati su 50 hanno abolito la pena di morte, sono stati gli unici nelle Americhe a eseguire condanne capitali. Quasi la metà delle condanne eseguite è avvenuta in Florida. Con 19 condannati a morte, questo Stato federato ha superato il record di 11 risalente al 1936. In particolare, si riscontra un’accelerazione degli ultimi due anni imposta dal governatore repubblicano Ron De Santis. La Florida è infatti uno dei due Stati degli Usa in cui è prerogativa del governatore la scelta dell’esecuzione di una condanna e dei tempi.
Il caso Pike
La questione della pena di morte è tornata particolarmente di attualità negli ultimi giorni per il caso di Christa Pike, che è sopravvissuta il 30 settembre a una doppia iniezione letale in Tennessee. Il capo delle prigioni dello Stato, Frank Strada, si è dimesso dopo la fallita esecuzione, che non sarebbe la prima: ci sarebbero stati altri casi simili. Pike aveva 18 anni quando, con il fidanzato, picchiò e uccise la diciannovenne Colleen Slemmer in un campo di formazione professionale per giovani: nonostante le richieste di clemenza degli avvocati di Pike, che avevano messo l’accento sulla giovane età al momento del delitto e i sui problemi di salute mentale, il governatore dello Stato aveva deciso di non bloccare l’esecuzione.
I dati del 2026
Per quanto riguarda l'anno in corso, secondo la banca dati aggiornata di Nessuno Tocchi Caino, sono state già eseguite 16 condanne a morte negli Usa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inoltre di recente approvato la fucilazione per Nidal Hasan, ex psichiatra dell'esercito condannato a morte per l'attacco nella base militare di Fort Hood nel quale uccise 13 persone e ne ferì 32 nel 2009. Si tratta di un provvedimento storico, poiché quella di Hasan sarebbe la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961, anno in cui venne messo a morte l'ultimo soldato americano tramite impiccagione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto che Nidal Hasan "affronterà un plotone d'esecuzione composto da soldati, com'è giusto che sia, e faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia pubblica perché la gente deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose".
What to Watch
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Esecuzione mediante plotone d'esecuzione per Nidal Hasan negli Stati Uniti
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Open Questions
- Quali saranno i dati definitivi sulle esecuzioni in Cina nel 2025?
- Come evolverà la situazione giudiziaria in Tennessee dopo il caso Pike?




