Guerriglia a Milano e in altre città, cosa sappiamo sugli scontri e sui ragazzi in piazza
Manifestazioni contro il carovito degenerate in violenze: decine di feriti tra le forze dell'ordine e oltre 60 fermati, molti dei quali minorenni.
Quick Look
- Sabato 17 ottobre, le manifestazioni contro il carovito a Milano, Torino e Bologna sono degenerate in guerriglia urbana.
- Gruppi di giovani e giovanissimi hanno assaltato le forze dell'ordine con pietre, bottiglie e bombe carta, devastando negozi e spazi pubblici.
- Il bilancio parla di decine di feriti e oltre 60 fermati.
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Why It Matters
Le manifestazioni organizzate dalla rete 'Italia in Piazza' contro il carovito sono degenerate in scontri tra manifestanti e forze dell'ordine in diverse città italiane.
Nel pomeriggio di sabato 17 ottobre, a Milano era in programma una manifestazione organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, attivo nelle proteste contro il carovito, che aveva fatto circolare la notizia della manifestazione sui canali social, TikTok in particolare. La Questura era informata e l’appuntamento non era considerato preoccupante alla vigilia. La protesta è stata però rapidamente oscurata dall’azione di gruppi di giovanissimi che si sono mossi in modo frammentato, prendendo il sopravvento sulla manifestazione principale e mettendo a ferro e ferro il centro città.
Gli scontri a Milano - ©Ansa
La situazione è degenerata poco dopo l’avvio della manifestazione, in via Broletto si sono registrati lanci di bottiglie e oggetti contro gli agenti di polizia schierati sul posto. Poi in Via Mazzini, a Milano, è ripreso un fitto e continuo lancio di pietre e oggetti con le forze dell’ordine che hanno risposto lanciando lacrimogeni. Alcuni manifestanti hanno dato fuoco anche a qualche cassonetto. Nel tardo pomeriggio è iniziata la violenta guerriglia in Duomo. I manifestanti hanno sfruttato la grandezza della piazza per attaccare le forze dell'ordine e velocemente indietreggiare. Attacchi repentini, con lancio di sassi e transenne e immediata fuga. Un bagno chimico è stato dato alle fiamme. La polizia ha usato anche un cannone ad acqua per disperdere i ragazzi.
Gli scontri a Milano - ©Ansa
Devastazioni anche tra corso Vittorio Emanuele II e San Babila: un gruppo di manifestanti, molti a volto coperto, ha preso di mira diversi negozi, tra cui quello di Foot Locker, distruggendo le vetrine a colpi di mazza e sassate. Una piccola folla ha provato a entrare nel negozio per sottrarre la merce. Distrutta anche una macchina dei Carabinieri. La gazzella, abbozzata per i colpi e con il parabrezza e i finestrini sfondati, è stata isolata con delle transenne.
Gli scontri a Milano - ©Ansa
Sassaiole, roghi, bombe carta, cariche, idranti, lacrimogeni e barricate hanno lasciato dietro di sé un centro città ferito con la conta dei danni ancora tutta da fare. Il bilancio, solo a Milano, parla di almeno una decina di feriti tra gli agenti e circa 20 tra i manifestanti e oltre 60 giovani fermati. La metà di loro sono minorenni.
Gli scontri a Milano - ©Ansa
Secondo le forze dell’ordine, le centinaia di ragazzi sono arrivati auto-organizzandosi dalle periferie, dall'hinterland ma anche da altre province. Senza coordinamento e in piccoli gruppi. Tantissimi minorenni, per lo più di seconda generazione, look etichettato come “maranza”. Ragazzini che, armati di monopattini, cesti dell’immondizia e bastoni, hanno riversato la loro rabbia principalmente contro le forze dell’ordine. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi in città, tra centro e hinterland, ci vive.
Gli scontri a Milano
"Italia in Piazza" è una rete di movimenti e attivisti che ha lavorato, soprattutto sui social, per portare migliaia di giovani nelle piazze italiane. La manifestazione di ieri è stata promossa dal 4 ottobre scorso quando, su Instagram, è comparso l'account presentato come espressione spontanea del malcontento giovanile. I contenuti sono stati diffusi in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani. Quest'ultimo è il movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. Ma il filo conduce anche al Fronte rivoluzionario italiano, con il quale la rete ha condiviso iniziative.
A Torino il corteo contro il carovito, che diversi comitati di cittadini avevano annunciato da giorni come “apolitico e apartitico”, è passato rapidamente sotto il controllo dei collettivi antagonisti e dei centri sociali, con gli innesti di tantissimi adolescenti delle banlieu. Senza esito sono stati i tentativi degli organizzatori di fargli accantonare le bandiere e di convincerli a non sfilare incappucciati. Alcuni giovani hanno lanciato oggetti contro le forze dell'ordine a protezione dell'ingresso della stazione ferroviaria di Porta Nuova, che hanno risposto con i lacrimogeni. Un gruppo è comunque riuscito a raggiungere la libreria Feltrinelli all'interno della stazione, rovesciando per terra i libri. Fitto lancio di bottiglie, bastoni e sanpietrini da parte dei manifestanti in piazza Castello. Dodici persone di cui 10 minorenni sono state bloccate dalla polizia, trovate in possesso di bottiglie molotov e petardi, sanpietrini e martelletti frangivetro. Alcune di loro sono ritenute presunti autori di danneggiamenti. Disordini anche in via Po negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, tra lanci di sedie prese dai bar sulla strada e idranti azionati dagli uomini in divisa.
Gli scontri a Torino
A Bologna gli scontri si sono concentrati nella zona della stazione, dove un gruppo di ragazzini incappucciati si è staccato dal corteo e ha iniziato a lanciare lanciare fumogeni, bottiglie di vetro, transenne e sassi contro le forze dell'ordine che hanno risposto con gli idranti e lacrimogeni per disperderli. Si contano 4 minori fermati, 7 denunciati e 40 identificati. Dieci agenti del reparto mobile sono finiti al pronto soccorso e due poliziotti della Digos sono stati costretti a ricorrere alle cure mediche.
Gli scontri a Bologna
"Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Ho grande rispetto per le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla Cgil che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra”. Dall’altro lato, però, avverte nel post, "non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane. Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”.
Questa mattina la premier Giorgia Meloni, su X, è tornata a commentare gli scontri di ieri in piazza in diverse città: "Ancora una volta, le donne e gli uomini delle Forze dell'Ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos. A tutti loro va la mia piena solidarietà e un ringraziamento sincero. Perché erano lì per tutelare la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, dei commercianti e di tutte le persone che hanno diritto di vivere la propria città senza paura e senza vederla messa a ferro e fuoco da bande di teppisti. Siamo con voi".
"È inaccettabile - ha detto Antonio Tajani - che parte del centrosinistra soffi sul fuoco nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte". Mentre per Matteo Salvini in piazza c'erano "centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende?". Il leader della Lega aggiunge: “Dopo le vergognose scene di guerriglia urbana degli ultimi giorni, già questa settimana riproporremo in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura degli eventuali danni. Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga”.
Il primo a parlare sul fronte opposto è stato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: "Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell'ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
"Siamo di fronte a scene inaccettabili”, ha affermato il sindaco di Bologna Matteo Lepore. “La devastazione dei beni pubblici, i danneggiamenti e la violenza non hanno alcuna giustificazione. Mi rivolgo ai ragazzi: siate i primi a isolare chi usa una manifestazione come pretesto per sfogare la propria rabbia e devastare la vostra città. Chi usa la violenza scredita per prima cosa le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell'ordine che stanno provando a contenere i disordini e una manifestazione che non ci risulta fosse autorizzata”.
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Presentazione in Parlamento della proposta della Lega per la garanzia finanziaria a carico degli organizzatori.
Very likely · Within weeks
Open Questions
- Quali saranno i provvedimenti legali definitivi per i minorenni fermati?
- Verrà introdotta la cauzione obbligatoria per gli organizzatori di cortei?







