
Il World Energy Transition Outlook 2026 di Irena avverte: reti, accumuli ed efficienza non tengono il passo con la crescita della capacità installata.
Il rapporto Irena 2026 evidenzia che la crescita delle rinnovabili rischia di essere vana senza un potenziamento urgente di reti elettriche, sistemi di accumulo ed efficienza energetica, necessari per sostituire realmente i combustibili fossili.
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Il rapporto World Energy Transition Outlook 2026 di Irena delinea le necessità infrastrutturali per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
La transizione energetica mondiale rischia di incepparsi proprio quando le rinnovabili battono ogni record. Reti elettriche, accumuli ed efficienza energetica non tengono il passo con la crescita della capacità installata. E con una domanda di energia in continuo aumento, le fonti pulite finiscono per aggiungersi ai combustibili fossili anziché sostituirli.
È l’avvertimento del World Energy Transition Outlook 2026, pubblicato dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena). I numeri dicono che nel 2025 la capacità rinnovabile mondiale ha raggiunto 5,2 terawatt (TW). Tuttavia, per seguire una traiettoria compatibile con il contenimento del riscaldamento globale a 1,5 °C, la quota dovrebbe salire a 18,4 TW nel 2035 e a 38,2 TW nel 2050. Tradotto: significa installare in media oltre 1.300 gigawatt (GW) netti ogni anno nel prossimo decennio, soprattutto attraverso fotovoltaico ed eolico.
Ma aumentare la produzione non basta. L’elettricità deve poter essere trasportata, distribuita e utilizzata quando serve, anche in presenza della variabilità delle rinnovabili. Gli investimenti annuali nelle reti dovrebbero quindi raddoppiare, passando dagli attuali 500 miliardi di dollari a circa 1.000 miliardi nel periodo 2026-2035, per raggiungere 1.200 miliardi negli anni successivi. La capacità mondiale di accumulo dovrebbe invece aumentare dagli attuali 416 GW a 2.530 GW nel 2035, fino a sfiorare 6.860 GW nel 2050.
La pressione sulle infrastrutture aumenterà con l’elettrificazione dei consumi. Veicoli elettrici, pompe di calore e processi industriali elettrificati sostituiranno progressivamente le tecnologie basate sulla combustione. A questi si aggiungono i consumi della climatizzazione e dei data center per l’intelligenza artificiale, che possono concentrare grandi richieste di potenza in aree circoscritte.
Nello scenario Irena, la quota dell’elettricità sui consumi finali mondiali di energia dovrebbe passare dall’attuale 23% al 35% nel 2035, superando il 50% nel 2050. Nell’Unione europea potrebbe arrivare al 64%.
L’elettrificazione offre anche un vantaggio strutturale: molte tecnologie elettriche consumano meno energia rispetto ai sistemi a combustione. Ma l’efficienza globale resta in ritardo. Negli ultimi tre anni, il miglioramento annuo dell’intensità energetica, cioè dell’energia necessaria a produrre un’unità di Pil, è rimasto sotto il 2%, contro il 4% circa richiesto dagli obiettivi internazionali al 2030. Senza un’accelerazione, serviranno ancora più impianti e infrastrutture per soddisfare la domanda.
Il divario emerge anche dagli scenari climatici. Secondo Irena, gli attuali piani energetici dei governi restano coerenti con un aumento della temperatura globale superiore a 2 °C. Per tornare su una traiettoria compatibile con 1,5 °C, dopo un superamento temporaneo della soglia, servirebbe una riduzione molto più rapida delle emissioni.
Il conto economico è rilevante. Nello scenario più ambizioso, Irena stima investimenti e altre spese per oltre 256 mila miliardi di dollari tra il 2026 e il 2050, equivalenti a circa 10.300 miliardi l’anno. La cifra comprende rinnovabili, reti, accumuli, efficienza e tecnologie per elettrificare i consumi. Rispetto alla traiettoria delle politiche attuali, il fabbisogno aggiuntivo ammonterebbe a circa 78 mila miliardi nell’intero periodo.
Accelerare la decarbonizzazione potrebbe però generare importanti benefici economici. Nello scenario compatibile con 1,5 °C, il Pil mondiale risulterebbe mediamente dell’1,1% più elevato rispetto alla traiettoria attuale, con un guadagno cumulato stimato in circa 47 mila miliardi di dollari entro il 2050. In uno scenario di decarbonizzazione accelerata, i prezzi finali medi dell’elettricità potrebbero risultare inferiori del 15% nel 2050, mentre gli occupati nelle rinnovabili salirebbero dagli oltre 16 milioni attuali a circa 84 milioni. Risultati potenziali, subordinati agli investimenti e all’efficacia delle politiche.
Resta la questione della sicurezza energetica. Ridurre le importazioni di petrolio e gas significa contenere l’esposizione alle crisi dei mercati fossili, ma la transizione sposta parte delle dipendenze verso tecnologie e materie prime critiche. Il rapporto ricorda che la Cina produce circa l’80% dei moduli fotovoltaici mondiali e il 45% delle batterie.
La conclusione di Irena è che il prossimo decennio sarà decisivo per trasformare gli obiettivi in interventi concreti. Le tecnologie rinnovabili sono disponibili e sempre più competitive. La sfida è sviluppare con la stessa rapidità le infrastrutture e le condizioni necessarie a utilizzarle, trasformando la crescita della capacità pulita in una progressiva riduzione dei combustibili fossili.

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