“Mai data center qui”, dalla Florida all’Ohio la rivolta dei piccoli centri fa tremare Wall Street
Un sondaggio Cnbc e i referendum locali confermano la netta contrarietà degli elettori statunitensi alla costruzione di nuovi centri dati.
Quick Look
- Gli elettori americani bocciano i data center nei referendum locali e nei sondaggi.
- Il 76% dei votanti è contrario a nuovi impianti, considerati inquinanti e divoratori di risorse, in netto contrasto con le politiche pro-IA di Donald Trump.
AI-generated summary
Why It Matters
I data center sono infrastrutture essenziali per l'informatica cognitiva e l'IA, ma consumano ingenti quantità di energia e acqua.
WASHINGTON – L’ombra dei Data Center sul voto americano. Gli elettori hanno detto un netto no all’ulteriore sviluppo di quei mega impianti, i luoghi fisici che ospitano server informatici e archivi, considerati snodi essenziali della corsa all’informatica cognitiva, ma altamente inquinanti e divoratori di energia e acqua, sottratti ai territori ospitanti. Secondo un sondaggio di Cnbc il 56 per cento dei votanti ha considerato la posizione dei candidati sul tema prima di andare alle urne. E un bipartisan il 76 per cento è contrario alla costruzione di nuovi centri. Non sorprende, dunque, che siano stati respinti praticamente ovunque fossero presenti sulle schede elettorali (martedì si sono tenuti decine di referendum locali sui temi più disparati): 40 su 41 comunità che avevano messo al voto la questione si sono infatti espresse a favore di moratorie, divieti, stop a costruzioni già in corso, limitazioni delle dimensioni e pure alla possibilità di attingere a risorse locali.
Voce unanime
Con l’eccezione di Harwood, nel bastione repubblicano del Nord Dakota, dove sono state respinte le restrizioni, è accaduto letteralmente in tutta l’America: da Edgewater, in Florida, dove si è scelto d’inserire nello statuto cittadino il divieto di nuovi data center, a Perry, Ohio, dove saranno imposti vincoli finanziari e operativi alle aziende hyperscale in cerca di agevolazioni fiscali. «Abbiamo dimostrato che il voto è la nostra voce», ci dice Maggie Hill, portavoce dell’organizzazione “Don’t Drain Texas”: «Avevamo avvertito i politici che non ascoltarci gli sarebbe costato. Abbiamo dimostrato la nostra forza. Il coinvolgimento della gente nelle scelte future non è negoziabile». Di fatto, un clamoroso rifiuto delle politiche economiche di Donald Trump: che un anno fa emise un ordine esecutivo in cui definiva ogni regolamentazione dell’IA una «forma di wokismo», cioè un’estremizzazione ideologica ambientalista, sostenendo che «non ci si può opporre al progresso, bisogna assecondarlo. Se non li costruiamo, prevarrà la Cina».
La corsa degli ultimi anni
Open Questions
- Come risponderanno le aziende tecnologiche ai divieti locali?
- Quali saranno gli effetti a lungo termine sulle politiche energetiche nazionali?






