
M5S, Pd e sindacati denunciano la riduzione di 7mila posti tra docenti e personale Ata nella nuova legge di bilancio.
Opposizioni e sindacati criticano duramente la manovra del governo Meloni per il taglio di 7mila posti nella scuola pubblica, tra docenti e personale Ata, dopo una riduzione analoga nella precedente legge di bilancio.
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La legge di bilancio prevede tagli agli organici della scuola pubblica tra docenti e personale Ata.
Sui tagli agli organici nella scuola, opposizioni e sindacati partono all'attacco. Il Movimento Cinque Stelle parla di "vergogna assoluta". "Non ci si può credere. Vedere che in manovra Giorgia Meloni taglia 7mila posti agli organici della scuola pubblica, tra docenti e personale Ata, il tutto dopo averne già tagliati altri 7mila nella scorsa manovra, è agghiacciante", afferma il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini che aggiunge: "Significa farsi beffe ancora una volta del mondo della scuola che ieri è sceso in piazza pacificamente per chiedere più scuola pubblica". Duro è il commento anche della senatrice pentastellata Barbara Floridia: "Altro che misura transitoria come disse all'epoca Giuseppe Valditara. Anche questa volta il governo ha mentito. È uno scandalo di proporzioni enormi di fronte al quale le proteste degli studenti non solo sono legittime, sono sacrosante. Il mondo della scuola non merita questa umiliazione, la cui responsabilità è tutta sulle spalle di Meloni".
Sulla stessa linea è la critica del Partito Democratico che accusa il governo di "fare cassa" sulla scuola pubblica. "Se consideriamo anche la mannaia della legge di bilancio 2025, parliamo di 15mila posti spariti: un colpo durissimo. Vuol dire meno tempo scuola soprattutto per i ragazzi più fragili o nelle aree più difficili. Vuol dire segreterie o istituti in affanno", attacca la deputata Anna Ascani. E Irene Manzi, responsabile nazionale scuola dei Dem rincara: "Due anni fa il ministero ci rassicurava parlando di una 'misura transitoria'. Oggi scopriamo che il transitorio è diventato strutturale e che il taglio raddoppia. È la conferma di quanto denunciamo da tempo: per questo governo la scuola non è un investimento, ma un bancomat da cui prelevare a ogni legge di bilancio".
"È la finanziaria per i ricchi: il governo Meloni con la manovra che ha presentato dà generosamente soldi alla guerra e taglia la scuola pubblica del nostro Paese. Con 7mila posti in meno, 5mila docenti e 2mila Ata il segnale è molto chiaro mentre servirebbero più insegnanti stabili", afferma Giuseppe Buondonno responsabile scuola di Sinistra Italiana.
Critiche piovono anche dai sindacati con la Cisl che esprime "netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di taglio degli organici della scuola e ne chiede il ritiro". Di fronte al disagio delle nuove generazioni, alle povertà educative e alle crescenti difficoltà del lavoro scolastico, servono investimenti e personale, a partire da docenti e Ata e non certamente tagli", sottolinea in una nota la segretaria generale Daniela Fumarola che poi chiede al governo un confronto sul tema: "L'istruzione è una priorità strategica per il Paese: ridurne le risorse significa indebolire i diritti dei giovani, la coesione sociale e le prospettive di sviluppo. La disponibilità della Cisl al dialogo richiede risposte concrete: se i tagli saranno confermati, sosterremo tutte le necessarie iniziative di mobilitazione della categoria".
Da sinistra attacca Rifondazione Comunista che bolla i tagli sulla scuola come una mancata risposta alle manifestazioni del 30 ottobre. "Maggiori investimenti per la scuola è stata una delle rivendicazioni che è risuonata più forte. La risposta che il governo dà a tutto questo è avvilente", afferma in una nota Salvatore Romeo, responsabile Scuola Prc.
Sulle polemiche scoppiate per i tagli sulla scuola interviene il vicepremier Matteo Salvini, che difende i "miracoli" fatti in questi anni dal collega Giuseppe Valditara, ma apre a modifiche: "Se ci fossero delle variazioni e delle migliorie, il Parlamento è lì apposta".
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Il Parlamento valuterà eventuali modifiche e migliorie alla manovra
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