
La premier Meloni difende le politiche del governo e attacca le opposizioni, mentre cresce la tensione sui trasferimenti dei cosiddetti 'dublinanti' in base al nuovo Patto Ue.
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Il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo mira a regolare i flussi e le procedure di ricollocamento, ma la sua applicazione pratica sta generando tensioni interpretative tra gli Stati membri.
Anche l'Irlanda si aggiunge ai Paesi che intendono rimandare i migranti in Italia in quanto Paese di primo approdo. La notizia è riportata dai media. L'Irlanda è il settimo Stato - dopo Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi - che adotterà tale politica rispetto ai cosiddetti "dublinanti", i migranti in attesa di asilo che si trovano in un Paese europeo diverso da quello d'ingresso.
Intanto, Giorgia Meloni è tornata sulla questione migratoria per replicare alle accuse dell'opposizione e difendere le scelte del governo. La premier affida ai social la propria risposta alle critiche arrivate dopo la decisione di alcuni Paesi europei di applicare le nuove disposizioni del Patto Ue su migrazione e asilo nei confronti dei cosiddetti "dublinanti": richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati o aver presentato domanda in un primo Stato europeo, si spostano successivamente in un altro Paese. "La priorità per l'Italia resta il contrasto all'immigrazione illegale di massa" e "questa è la strada che il Governo continuerà a seguire", ha scritto.
Nel suo intervento social, la presidente del Consiglio risponde in particolare alle parole della segretaria del Pd Elly Schlein, che aveva definito un "boomerang" la sospensione di Schengen con la Spagna di Pedro Sanchez. "Elly Schlein parla di boomerang e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda - attacca la premier in un post - sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c'entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l'Italia nella gestione dei migranti cosiddetti dublinanti", ha spiegato la presidente del Consiglio.
La premier, nel post social, rivendica quindi il ruolo dell'Italia nella definizione delle nuove regole europee e sottolinea i possibili vantaggi per gli Stati di primo ingresso, con particolare riferimento alle procedure per le richieste di asilo e ai rimpatri. "Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall'Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati".
Meloni richiama poi l'azione svolta dall'esecutivo dal 2023, sostenendo che l'Italia abbia respinto numerose richieste di presa in carico avanzate dagli altri Paesi membri. "Questo governo ha contrastato l'applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e, infatti, dal 2023 a oggi l'Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l'Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra?", si chiede retoricamente. "Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori", ha sottolineato la premier.
Le opposizioni respingono però la ricostruzione della premier e sostengono che le nuove dinamiche europee possano finire per creare maggiori difficoltà proprio all'Italia. Dal Pd arriva l'accusa di una gestione contraddittoria della questione migratoria, con particolare riferimento sia a Schengen sia al nuovo Patto europeo. "E' Giorgia Meloni che vuole imbrogliare gli italiani. Il governo italiano è riuscito in un doppio capolavoro. Da una parte ha compiuto il grande pasticcio della sospensione di Schengen, dall'altra ha sostenuto in sede europea le regole che oggi fanno tornare in Italia i cosiddetti dublinanti. Ha compiuto un pasticcio enorme e ora non sa come uscirne", incalza per il Pd il responsabile Migranti Pierfrancesco Majorino.
Dura anche la posizione di Angelo Bonelli (Avs), che accusa il governo di aver costruito negli anni una narrazione emergenziale sull'immigrazione e ritiene che le conseguenze delle scelte compiute in ambito europeo possano ora ricadere sull'Italia. "La sua propaganda non funziona più, prima o poi presenta il conto. E sul Patto migranti quel conto rischia di pagarlo l'Italia", osserva il leader dei Verdi, aggiungendo che la premier "ha preferito costruire un falso problema emergenziale sui migranti, alimentando paura e propaganda e oggi quella propaganda le si ritorce contro".
Intanto ci sono movimenti anche sul fronte internazionale. "Abbiamo detto no all'immigrazione clandestina. Il governo ha chiarito prima delle elezioni e costantemente ribadito da quando è al potere che l'Ungheria non accetterà immigrati clandestini. Durante i negoziati sul Patto Ue, abbiamo chiarito che non sosteniamo né il reinsediamento basato su quote né l'idea che l'Ungheria debba versare un contributo finanziario in sostituzione dell'accoglienza", ha detto il ministero degli Interni ungherese, sottolineando la sua politica di "tollerenza zero". "Non permetteremo che immigrati clandestini si stabiliscano in Ungheria a seguito di decisioni prese da altri Paesi", aggiunge, aprendo tuttavia alla possibilità - prevista dalle nuove norme Ue - di fornire "se necessario, assistenza tecnica ai Paesi particolarmente esposti".
Negli ultimi anni l'Italia ha scelto di respingere le richieste di trasferimento dei dublinanti, contestando un sistema ritenuto eccessivamente penalizzante per i Paesi di primo ingresso. Con l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, il quadro dovrebbe invece essere ridefinito e si punta a una nuova gestione delle procedure. Nel periodo di transizione resta però una questione interpretativa. Tra gli Stati membri sembra esserci un'intesa informale secondo cui, fino al 12 giugno, continuano ad applicarsi le precedenti regole. Su questa base, Roma non accetta i trasferimenti relativi a domande antecedenti a quella data. L'assenza di un accordo formalizzato per iscritto lascia tuttavia spazio a interpretazioni differenti. È proprio questa zona grigia a poter generare incomprensioni e, di volta in volta, nuove tensioni tra i Paesi coinvolti.
A luglio la Commissione europea ha pubblicato il primo rapporto sull'attuazione del nuovo Patto sulla migrazione, senza però arrivare a valutazioni definitive. Bruxelles ha infatti sottolineato che è ancora presto per stabilire con chiarezza quali saranno gli effetti concreti delle nuove regole. Un secondo aggiornamento è atteso a ottobre. Proprio ottobre sarà un mese importante anche sul piano politico. Il 1° ottobre è in programma il Consiglio Affari Interni, l'organismo che riunisce i ministri competenti anche in materia di migrazione. Sarà quindi un'occasione per fare il punto sull'applicazione del Patto prima del vertice dei capi di Stato e di governo previsto a metà mese.
Sul fronte italiano, intanto, resta aperto il nodo dei trasferimenti. Se Roma dovesse continuare a respingere le richieste relative ai migranti, soprattutto per quelle successive al 12 giugno 2026, potrebbe esporsi al rischio di una procedura d'infrazione da parte della Commissione europea per una possibile violazione degli obblighi previsti dai Trattati. Una situazione che metterebbe sotto forte pressione anche Bruxelles, chiamata a far rispettare le nuove regole senza aggravare ulteriormente lo scontro politico tra gli Stati membri.
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Consiglio Affari Interni del 1° ottobre per discutere l'applicazione del Patto.
Very likely · Within weeks

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